Aria di famiglia

Un air de famille

FRANCIA - 1997
Aria di famiglia
La famiglia Menard ha una vecchia abitudine: una sera alla settimana tutti si riuniscono nel bar di proprietà di Henri e poi vanno a cena al ristorante "Ai Duchi di Bretagna". Ma stavolta un imprevisto minaccia di far cambiare i programmi. Arlette, la moglie di Henri, se ne è andata. Henri cerca di nasconderlo e prega i genitori, il fratello con la moglie e la sorella di aspettare ancora un po'. Ma in realtà al telefono Arlette ha detto di volere rimanere fuori almeno una settimana e riflettere un po' da sola. Costretti a rimanere tutti insieme nel locale, i membri della famiglia cominciano un lento, inesorabile esame l'uno contro l'altro. I tre figli hanno molto da dirsi fra di loro, Philippe si scaglia contro Betty, che aveva assunto nel proprio ufficio ma che si è licenziata in urto con tutti i dirigenti. Betty accetta le attenzioni di Denis, impiegato del bar, con cui è in amicizia da tempo. Intanto i minuti passano, la cena ritarda, si mangia qualcosa nella cucina del bar. Alla fine, i genitori tornano a casa, insieme al figlio Philippe con la moglie. Betty va via con Denis, e , quando è rimasto solo, Henri riceve una telefonata di Arlette. Lui le dice di essere pronto a cambiare.
  • Durata: 110'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Tratto da: testo teatrale di Agnès Jaoui e Jean-Pierre Bacri
  • Produzione: TELEMA, LE STUDIO CANAL +, FRANCE 2 CINEMA
  • Distribuzione: UIP - RCS FILM&TV

NOTE

- REVISIONE MINISTERO OTTOBRE 1997.

- GRAN PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA E PREMIO DEL PUBBLICO AL FESTIVAL DI MONTREAL.

- 3 PREMI CESAR - MIGLIORE SCENEGGIATURA, MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA (CATHERINE EROT), MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONSITA (JEAN-PIERRE DARROUSSIN).

CRITICA

"II film, recitato benissimo, ha un buon dialogo precostituito per una battaglia di sentimenti, con l'accoppiata vincente di rancori & rimorsi, mentre Henri rimarrà solo come e con un cane. Il personaggio più sensibile è quello della nuora che spegne le candeline, ma il regista ama scoperchiare il testo senza offrire ai personaggi ancore di salvataggio: siamo in un mare di mediocrità dove i peggiori sono uomini. Nella colonna sonora si va da 'Come prima' di Dalida a 'Una furtiva lacrima' di Caruso: s'inverte l'ordine dei fattori, ma il risultato emotivo non cambia". (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 15 novembre 1997)

"Klapisch evita tutte le trappole del teatro filmato, si concede un po' troppi flashback, gioca con ombre e riflessi deformanti. Ma soprattutto ci ricorda che ai ruoli stabiliti nella prima infanzia non si sfugge. Casa azienda, bottega, le cose non cambiano. I rapporti sono sempre quelli. E i personaggi lo dimostrano a suon di lapsus da antologia. La cosa più comica è che in questo psicodramma. "tutti riconoscono i propri parenti ma non se stessi". Verissimo. A voi la prova". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 1 dicembre 1997)

"Con l'aiuto di qualche esterno e opportuni movimenti di camera, Klapisch ha tentato di dare al film una dinamica più cinematografica pur nel rispetto dell'originario impianto drammaturgico. L'operazione gli è riuscita solo a tratti, ma grazie agli affiatatissimi interpreti, alla sensibilità del regista e ai dialoghi ben congegnati, 'Aria di famiglia' mantiene un'accattivante spontaneità". (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 15 novembre 1997)
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