Appunti di viaggio su moda e città

Aufzeichnungen zu Kleidern und Städten

GERMANIA - 1989
Wenders riceve in regalo da Solveig una giacca e una camicia disegnate dallo stilista giapponese Yamamoto. Nulla di sconvolgente, sulle prime. Ma proprio la scoperta di ciò che quella giacca e quella camicia rappresentano saranno motivo della ricerca di un'identità, sulle possibili convergenze stilistiche, formali ed espressive, tra l'uno e l'altro linguaggio, sull'eterno problema di darsi uno stile senza ripetersi. Ovvero di ripetersi sforzando di restare originali.
  • Altri titoli:
    Notebook on Cities and Clothes
    A Notebook on Clothes and Cities
    Yamamoto - Aufzeichnungen zu Kleidern und Städten
  • Durata: 81'
  • Colore: C
  • Genere: DOCUMENTARIO
  • Produzione: ROAD MOVIES FILMPRODUCKTION
  • Distribuzione: ACADEMY

CRITICA

"In questo rimescolamento delle carte risiede la forza stimolante di 'Appunti per moda e città', documentario (e più che documentario) abitato dell'intelligenza e da una grazia sottile. Mettiamoci, doverosamente, anche la qualità formale e formalista delle immagini, intese come gioco multiplo di intarsi nel montaggio e di siparietti dentro l'inquadratura stessa. Aggiungiamo la presenza ossessiva e angosciosa di una modernità incalzante che scavalca e distrugge il passato a ogni passo, testimoniata dall'onnipresenza devastante dell'elettronica. E concludiamo: Wenders impartisce una lezione non solo su come si gira ma anche su come si scruta la realtà; soprattutto su come da quel fuori che sono le immagini si passa in quel dentro che è l'anima, l'anima della persona Yamamoto, l'anima (o la mancanza di anima, se preferite) del tempo." (Sergio Frosali, 'La Nazione', 27 Luglio 1990)

"Anche Wim Wenders può deludere, specie se rimastica se stesso e il suo linguaggio per tentare di seguire da vicino, metà come in un documentario, metà come in un pedinamento di fiction, uno stilista della fama di Yamamoto, ormai non più conosciuto soltanto in Giappone ma persino a Parigi dove tutto il bel mondo si affretta ad accorrere alle sue sfilate. Wim Wenders, anche con accorgimenti tecnici vari (una telecamera che sovrappone immagini piccole a quelle grandi), segue queste sfilate, e ne fa documentario, poi, avvicinandosi un po' di più a Yamamoto, cerca, pur facendo cronaca, di andare anche a fondo nel carattere dell'uomo, tentando con il pedinamento appunto, di ridarci il personaggio." ('Il Tempo', 8 Settembre 1990)

" 'Appunti di viaggio su moda e città' è un film tipicamente wendersiano. L'immagine fotografica si mescola a quella elettronica. Le dimensioni spaziali dell'inquadratura si frantumano continuamente sul filo di una personale messa in scena del ruolo dell'artista. Il realismo dei tetti di Parigi e delle strade di Tokio diventa lo sfondo di un utopico discorso sulla creatività al lavoro. E lo stesso Yamamoto, con i suoi abiti neri, il suo gusto per l'asimmetria, i suoi lunghi silenzi contraddetti dall'agilità delle mani quando tagliano una stoffa o sistemano una piega sull'abito della modella, si trasforma in uno specchio vivente, nelle cui parole e nei cui gesti Wim Wenders riflette tutte le proprie ansie, speranze e teorie poetiche. Appunti per un film tutto gestito in prima persona, anche se attraverso la presenza e la voce di un altro. Un film sincero, meditato e complesso: proprio come può esserlo un'autobiografia filosofica." ('Il Secolo XIX', 10 Novembre 1990)
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