Appartamento ad Atene

ITALIA - 2011
3/5
Appartamento ad Atene
Atene, 1942. I coniugi Helianos sono una coppia di mezza età che vive insieme ai loro due figli, Alex e Leda. La vita di questa tranquilla famiglia cambia radicalmente quando il loro appartamento viene requisito dal Capitano Kalter, un ufficiale nazista. Gli Helianos diventano improvvisamente schiavi a casa loro. Kalter impone ordine, disciplina ferra e la volontà del soldato diventa l'unica cosa che conta dentro le mura domestiche. Gli Helianos sono ormai rassegnati al ruolo di servi. All'improvviso, Kalter sparisce. Dovrebbe essere il ritorno alla libertà della famiglia Helianos, invece la tortura continua. Il ritorno dell'ufficiale dalla Germania rappresenta un sollievo. Il suo atteggiamento è cambiato: più gentile, più indulgente. Si ristabilisce in casa un apparente equilibrio, ma è solo il preludio all'agghiacciante vendetta.
  • Durata: 95'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Tratto da: romanzo omonimo di Glenway Wescott (ed. Adelphi)
  • Produzione: L'OCCHIO E LA LUNA, PANDORA FILMPRODUKTION
  • Distribuzione: EYE MOON PICTURES (2012)
  • Data uscita 28 Settembre 2012

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
1943, Atene. Un appartamento viene requisito per ospitare un ufficiale tedesco, il Capitano Kalter (Richard Sammel). Ci vivono l'ex editore Nikolas (Gerasimos Skiadaresis) e Zoe (Laura Morante) Helianos, con un 12enne (Vincenzo Crea) animato da fantasie di vendetta e una bambina di 10 (Alba De Torrebruna): un terzo figlio l'hanno perso in guerra. L'arrivo di Kalter fa precipitare la situazione: metodico, ascetico e crudele, impone il coprifuoco esistenziale. Che fare? Sottomettersi, farsi servi: cucina, pulizie, camera matrimoniale, a uso e consumo dell'occupante. Kalter è Marte, e la famiglia volente o nolente gli ruota intorno, con orbite diverse: il figlio vorrebbe ammazzarlo, il padre sfiora la Sindrome di Stoccolma...
Tratto dal romanzo di Glenway Wescott, è Appartamento ad Atene, riuscita opera prima di Ruggero Dipaola. L'eredità letteraria si traduce in pletorica teatralità, ma a un Kammerspiel con poche libere uscite lo script sa dare ariosità, brio e, perché no, pathos: ottima la prova degli attori, su tutti Sammel, e riuscita l'induzione dal particolare al vulnus globale della guerra. Sopra tutto, l'Uomo, nel suo essere vittima e carnefice, ugualmente prostrato.
Un Appartamento arredato dal cinema, con un certo gusto.

NOTE

- REALIZZZATO CON L CONTRIBUTO DEL MIBAC E SVILUPPATO CON IL CONTRIBUTO DEL PROGRAMMA MEDIA.

- MIGLIOR FILM NELLA SEZIONE "VETRINA GIOVANI CINEASTI ITALIANI" ALLA VI EDIZIONE DEL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA (2011).

- ALESSANDRO LAI E' STATO CANDIDATO AL DAVID DI DONATELLO 2013 COME MIGLIOR COSTUMISTA.

- LAURA MORANTE É STATA CANDIDATA AL NASTRO D'ARGENTO 2013 COME MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA.

CRITICA

"Tratto, con variazioni, dal bellissimo romanzo di Wescott, il film è la storia dell'occupazione morale e materiale di una casa di Atene nel 1943 da parte d'un ufficiale tedesco, la cui malefica presenza colpirà in profondo, aizzando diverse reazioni e centrando i punti deboli degli affetti familiari. Didascalico, brechtiano, un po' da fiction nella dialettica servo e padrone, il regista Dipaola tiene sospesa, teatrale la materia (ottimi Sammel, Morante), espone ma non affonda l'incubo inconscio di una dipendenza." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 14 settembre 2012)

"Spiacerà a chi non considera la seconda guerra mondiale un pozzo senza fondo nel quale possano pescare all'infinito scrittori e cinematografari. Specie quelli italiani che sull'argomento hanno smesso di fare bei film da circa mezzo secolo." (Giorgio Carbone, 'Libero', 14 settembre 2012)

"Tratto dal romanzo omonimo che l'americano Glenway Wescott pubblicò nel 1945 (Adelphi), ispirato a una storia vera, 'Appartamento ad Atene' è un debutto ambizioso, talvolta troppo, che alterna momenti molto riusciti a insistenze e goffaggini. Il meglio è nel prologo dei bambini (l'orrore è solo detto), in quel rapporto servo-padrone spogliato il più possibile delle sue coordinate storiche (scelta sempre rischiosa) e nelle dinamiche familiari (i tre protagonisti sono eccellenti). Il resto è più incerto. Ma è vero che per riuscire la seconda parte e l'epilogo a sorpresa ci voleva la mano di Haneke." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 28 settembre 2012)

"Può sempre essere forte la suggestione del cinema che sfida il cinema: quello a porte chiuse, concentrato su pochi personaggi. Ci prova 'Appartamento ad Atene' che il regista Ruggero Dipaola (sceneggiatura con Heidrun Schleef e Luca De Benedittis) ha realizzato dall'omonimo romanzo (1945) di Glenway Wescott narratore della generazione 'perduta' di Gertrude Stein e degli americani a Parigi degli anni 20 e 30. (...) Il tema è la dinamica che si stabilisce nel microcosmo, tra padrone e servitori, tra vittime e carnefice, soggetta però a molte vere o apparenti variazioni, dal ricco potenziale di ambiguità. La materia c'è ma vistosamente chiama in causa una mano più salda e autorevole, diciamo Polanski. E' fin troppo facile dirlo, e dunque rispettiamo il tentativo. L'ufficiale è Richard Sammel già in 'Bastardi senza gloria', la donna è Laura Morante e il marito un attore greco di Anghelopoulos, Gerasimos Skiadaresis." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 28 settembre 2012)

"Dal romanzo di Wescott, è 'Appartamento ad Atene' del deb Dipaola, che confeziona un riuscito Kammerspiel bellico: ariosità, pathos, ottimi attori e il riuscito ping-pong tra il caso Helianos e la disumanità della Guerra. Un Appartamento arredato dal cinema." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 28 settembre 2012)

"'Nel Silenzio del mare' (1949), l'esordio di J.P.Melville (che fu partigiano gaullista), Von Ebbrenach, ufficiale tedesco viene accolto con gelida fredezza e con silenzio assordante quando si impone come ospite obbligatorio nella agiata casa di campagna dove si è rifugiato un vecchio e colto signore parigino con la giovane nipote. Solo una voce off risponde, gelida, ai monologhi e ai tentativi frustrati di dialogo del militare invasore, ammiratore della cultura e dell'arte francese e ingenuamente rapito dall'utopico disegno 'europeista' del Fuhrer. (...) Nel copione di Heidrun Schleef e di Luca De Benedittis, il romanzo è «privatizzato», si annacqua il quadro storico dello scontro, rendendo il disegno drammaturgico meccanico e un po' troppo disincantato. Laura Morante, Richard Sammel e Gerasimos Skiadaresis (che si doppia in italiano restituendo il favore a Morante), dopo Roma 2011 fanno fare il giro del mondo dei festival al film che piace per la metamorfosi di Kalter da dio-soldato a essere uruano, a padre che piange inconsolabile per la perdita del cane di un superiore, del figlio grande, del figlio piccolo, della moglie, della natia Lipsia e del gran falò della musica, della letteratura e della filosofia tedesca... Fino, anche qui, al grande gesto di 'rinascita e trasformazione' che l'unico vero antifascista del film, Nietzsche, gli augura. Ma che Nikolas sa che non avverrà." (Roberto Silvestri, 'Il Manifesto', 28 settembre 2012)

"Un dramma cupo e banale, che non avvince, né emoziona. Che abisso, per restare in tema, con 'Bastardi senza gloria', dove l'arrivo del colonnello tedesco metteva davvero i brividi." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 28 settembre 2012)
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