Apes Revolution - Il pianeta delle scimmie

Dawn of the Planet of the Apes

USA - 2014
3/5
Apes Revolution - Il pianeta delle scimmie
Dieci anni dopo i violenti scontri del Golden Gate di San Francisco, le scimmie geneticamente evolute guidate da Cesare, il loro provvidenziale leader, si sono rifugiate nella foresta di Muir, appena fuori città, dove hanno dato vita a una nuova comunità che con il passare degli anni si è sempre più moltiplicata e sviluppata. Nel frattempo, una pandemia scatenata dal virus Simian, ha spazzato via dal mondo gran parte della popolazione umana costretta ora a far fronte alle difficoltà di sopravvivere nel nuovo corso post-apocalittico. Uno spiraglio di salvezza è rappresentato dalla vecchia diga: riassestandola, questa è la speranza, si potrebbe riacquistare un bene preziosissimo come l'elettricità. La diga, però, si trova nel cuore del regno delle scimmie. Le due specie entreranno così in contatto e ben presto si troveranno a lottare per il dominio del pianeta...
  • Durata: 133'
  • Colore: C
  • Genere: FANTASCIENZA, AVVENTURA
  • Specifiche tecniche: ARRI ALEXA M, CODEX ARRIRAW (1:1.85)
  • Tratto da: ispirato al romanzo "Il pianeta delle scimmie" di Pierre Boulle (ed. Mondadori)
  • Produzione: RICK JAFFA, AMANDA SILVER, PETER CHERNIN, DYLAN CLARK PER CHERNIN ENTERTAINMENT
  • Distribuzione: 20TH CENTURY FOX ITALIA
  • Data uscita 30 Luglio 2014

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
Dieci anni dopo i violenti scontri del Golden Gate di San Francisco, la nuova nazione di scimmie geneticamente evolute, guidata da Cesare, ha costruito la propria casa nella fitta boscaglia ai margini della città. Gli umani, quel poco che ne è rimasto dopo il propagarsi del virus letale diffuso dagli stessi primati, cercano di far fronte alle difficoltà di sopravvivere che il nuovo corso post-apocalittico richiede loro. Uno spiraglio di salvezza è rappresentato dalla vecchia diga: riassestandola, questa è la speranza, si potrebbe riacquistare un bene preziosissimo come l'elettricità. Peccato che la diga in questione si trovi nel cuore del regno delle scimmie. E il fortuito incontro con gli umani darà il via ad un'escalation di violenza e sangue: all'orizzonte è guerra. Facciamo un po' di chiarezza: stiamo parlando di The Dawn of the Planet of the Apes, regia di Matt Reeves, secondo capitolo della saga reboot iniziata con Rise of the Planet of the Apes (per la regia di Rupert Wyatt). Chiarezza sì, perché da noi il precedente si chiamava L'alba del pianeta delle scimmie e quello attuale si chiama Apes Revolution – Il pianeta delle scimmie: confusione teorica che sarà ben presto fugata dal caos in cui si troveranno umani e scimmie sullo schermo. Sì, perché questa volta la questione è un po' più delicata: da una parte un manipolo di uomini, capeggiati da Gary Oldman, dall'altra una moltitudine di scimmie, capaci anche di scrivere e parlare, che riconoscono in Cesare il loro leader indiscusso. Quello di Matt Reeves è un film che ragiona anche su questo, sulla leadership e sulla messa in discussione della stessa: Cesare, meglio di altri suoi simili, ha avuto modo di conoscere anche i lati positivi degli umani e, piuttosto che mandare allo sbaraglio la sua razza, preferisce accogliere le istanze di Malcolm (Jason Clarke), tra i pochi convinti di poter ragionare con le scimmie. I lavori iniziano, e con loro l'utopia di un rapporto non conflittuale. Utopia, appunto: la violenza – unico strumento con cui sembra possibile far valere le proprie posizioni – è un cancro inestirpabile. Soprattutto per quelle scimmie che, in passato, hanno conosciuto l'uomo solamente attraverso una gabbia da laboratorio… Aiutato da un 3D che enfatizza senza troppa pacchianeria i momenti più spettacolari (l'iniziale battuta di caccia dei primati, l'arrivo in città lance in pugno e via dicendo), Matt Reeves costruisce un film che ragiona su integrazione e conflitto attraverso diversi livelli: uomini vs. scimmie, scimmie vs. scimmie, uomini vs. uomini ma è ben chiaro sin dall'inizio che, ancora una volta, il protagonista assoluto di questa nuova saga è Cesare (Andy Serkis). Non a caso, il film si apre e si chiude con il close-up sui suoi occhi, indiscutibile punto di vista con cui poter empatizzare anche in riferimento al ricordo del precedente capitolo: gli umani (“Dovete fuggire ora, la guerra non si può più fermare”) sono di “passaggio”. Ma lo scontro risolutore è rimandato. Al 2016, quando arriverà il nuovo capitolo del franchise.
Ave Cesare.

NOTE

- MARK BOMBACK FIGURA ANCHE COME PRODUTTORE ESECUTIVO.

- CANDIDATO ALL'OSCAR 2015 PER I MIGLIORI EFFETTI VISIVI.

CRITICA

"In 'Apes Revolution' la guerra non è l'unica opzione, anzi si potrebbe perfettamente evitare. Solo che anche tra le scimmie, proprio come tra gli umani, ci sono falchi e colombe. E come sempre i falchi prevalgono, anche con l'inganno e il delitto 'politico' se serve. Proprio così: politico. Ai nostri cugini primati sono bastati infatti dieci anni (quelli che sullo schermo separano il primo episodio da questo) per assumere tutte le prerogative della nostra specie. La stazione eretta, il linguaggio (un misto tra parole e segni), l'organizzazione sociale, l'architettura (nella foresta è fiorita una vera civiltà, con tanto di similscuole). E la politica, anche se la scintilla della lotta per il potere scocca solo quando le scimmie mutanti entrano in contatto con gli umani. (...) Le scene del primo incontro tra scimmie e umani, con relativo terrore reciproco, sono tra le migliori di questo film per molti aspetti notevole (ma per altri ovvio e roboante) che rielabora in chiave scimmiesca l'eterno copione della Conquista, con i buoni selvaggi corrotti dall'uomo bianco, portatore di armi e doppiezza oltre che di tecnologia (la luce). Tanto che l'autorità fin lì indiscussa del ponderato Cesare, lo scimpanzé che nel primo episodio scatenava la rivolta, si scontra con l'opposizione dagli accenti addirittura shakespeariani di Koba, un bonobo vittima di esperimenti scientifici e decisamente scettico di fronte alle promesse degli umani. Ma se il copione e il crescendo spettacolare che ne consegue quando tra i due gruppi scoppia davvero la guerra sono tutto fuorché imprevedibili, il lavoro sugli 'attori' resta a dir poco sbalorditivo. E nella categoria mettiamo sia i poveri professionisti che hanno donato mimica e fattezze alle scimmie, indiscutibili protagoniste del film, sia i tecnici che grazie al 'motion capture' hanno travasato le più sottili sfumature della loro arte (e delle umane passioni) sui musi dei primati, creando un ibrido dalla forza espressiva davvero inquietante. Che costringe anche a interrogarsi, una volta di più, sulla frontiera (non solo digitale) tra umano e non umano e sul destino del cinema (non solo del cinema) oggi che la tecnica permette questi prodigi. Davvero non poco per un blockbuster." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 31 luglio 2014)

"Scimmia a chi? Dieci anni dopo la battaglia al Golden Gate di San Francisco, la nazione dei primati guidata da Cesare (Andy Serkis) vive e lotta: con noi o contro di noi? Incognita affidata al secondo capitolo della saga reboot intesa a rilanciare il mitologico 'Pianeta delle Scimmie: Apes Revolution' (titolo originale: 'Dawn of the Planet of the Apes') (...). Dopo 'L'alba del pianeta delle scimmie' affidato nel 2011 a Rupert Wyatt, stavolta alla regia c'è Matt Reeves, già apprezzato per il mostruoso 'Cloverfield', il vampiresco 'Blood Story' e il serial tv 'Felicity' (...) film, potenziato da un 3d sobrio ma performante nelle scene di battaglia (...) uomini contro scimmie, scimmie contro scimmie, uomini contro uomini, e si salvi chi può. Matt Reeves lavora su queste opposizioni multiple cercando l'introspezione psicologica, provando a farci entrare nel corpo, nella testa e nel cuore di Cesare, i cui occhi aprono e chiudono il film (...). Non è facile avere a che fare con queste scimmie, vedere per credere il passo falso di Tim Burton (2001), e 'Apes Revolution', pur garantendo spettacolo, action e adrenalina, sceglie pathos e immedesimazione per decrittare i meccanismi della violenza antropica, ovvero antropomorfica (...). Ma non crediate a un Cesare gandhiano, una sorta di Madre Teresa col pollice non necessariamente opponibile, perché Reeves e i suoi sceneggiatori avevano in mente altro: 'Cesare è il Mosè della sua gente, ma nella sua figura echeggiano anche i re scespiriani e il Padrino don Vito Corleone'. E c'è un'offerta che non si può rifiutare: il film stesso, che con mole da blockbuster (170 milioni di dollari di budget) e incredibili prestazioni in motion e performance capture offre il destro all'apologo umanista, all'umano, troppo umano nicciano dietro i peli di Cesare. Sì, tra i tanti primati di Hollywood c'è anche lui: Ave Cesare!" (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 31 luglio 2014)

"Piacerà a chi (dopo il capitolo sette) ha ritenuto che la saga scimmiesca avesse ancora qualcosa da dire. Matt Reeves (il regista) non è conosciutissimo (però ha fatto 'Cloverfield') ma il suo film sui primati manda nel ripostiglio dei cattivi ricordi di Tim Burton. Certo, il digitale non manca mai di stupire e progredire (folle che credeva chi il top fosse stato raggiunto dal 'Signore degli anelli'). Ma i meriti maggiori di 'Apes Revolution' (...) stanno soprattutto nella progressione drammatica. Il Cesare delle scene iniziali sembra quello degli scialbi sequels degli anni settanta. Ma andando avanti il leader quadrumane assume la statura di un tragico eroe elisabettiano. Un essere di pace costretto a fare la guerra. Peggio, costretto a farla sempre più convinto che il conflitto non avrà mai fine. Pesanti allusioni? Forse, dopotutto dai conflitti in Medio Oriente alla foresta di sequoia il passo non è poi cosa lungo..." (Giorgio Carbone, 'Libero', 31 luglio 2014)

"Perché vederlo. Per la tensione dal principio alla fine. Per i trucchi scimmieschi e le frenetiche scene di battaglia. E per il bel messaggio di «democrazia senza illusioni» (gli eroi si battono per la pace sapendo che è una lotta di poche speranze)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 15 agosto 2014)
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