Antwone Fisher

USA - 2002
Antwone Fisher
Ad Antwone Fisher, marinaio particolarmente irascibile, viene ordinato di parlare con lo psichiatra della Marina Jerome Davenport per cercare di capire le motivazioni delle sue esplosioni di collera. Durante il percorso di ricerca in se stesso che compie con l'aiuto del medico, Antwone trova in lui il padre che non ha mai conosciuto e ha il sostegno della donna che gli fa scoprire il significato dell'amore. Scopre che esistono anche persone buone ed altruiste e che esiste la speranza. Così comincia a volersi bene e ad accettare e perdonare gli altri.
  • Altri titoli:
    Finding Fish
    The Antwone Fisher Story
  • Durata: 117'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: ANTWONE FISHER PRODUCTIONS, HOFFLUND/POLONE, MDP WORLDWIDE, MUNDY LANE ENETRTAINMENT
  • Distribuzione: 20TH CENTURY FOX
  • Data uscita 23 Maggio 2003

NOTE

- ESORDIO REGISTICO DI DENZEL WASHINGTON.

- PRIMA SCENEGGIATURA - AUTOBIOGRAFICA - DI ANTWONE FISHER

CRITICA

"Dopo George Clooney un altro debutto registico di star, ma 'Antwone Fisher' di Denzel Washington, nonostante sia tratto da una storia vera, cade nel trappolone della retorica, scopiazzando 'Genio ribelle' di Gus Van Sant, che già non era un capolavoro. Luke è un talento grezzo ma potenzialmente esplosivo. Washington regista è solo grezzo". (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 23 maggio 2003)

"Malgrado sia ispirato a una storia vera, sceneggiata dal suo stesso protagonista, 'Antwone Fisher' è il genere di film che rischia di precipitare da un momento all'altro nel melodramma d'appendice. Fortuna che Washington, come regista, s'impone di mantenere una certa distanza dai personaggi: carrella - sì - fino a inquadrarne i volti tormentati e gli occhi umidi, però non pretende di strappare a forza le lacrime dal ciglio dello spettatore. Inoltre ricava da Derek Luke, nella parte di Antwone adulto, un'interpretazione commovente senza essere ricattatoria. Stessa sobrietà di mezzi dimostra il Denzel attore, nella parte dello psichiatra protettivo e contemporaneamente travagliato in proprio, perché sull'orlo della crisi coniugale". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 24 maggio 2003)

"A Hollywood i registi sono preoccupati mentre si allarga la schiera dei divi che tendono a scavalcarli passando dietro la macchina da presa. Ora con 'Antwone Fisher' esordisce Denzel Washington e se la cava con tutti gli onori, tanto da far pensare che non si fermerà qui. (...) Il meglio del film, dove la mano del neoregista rivela già una promettente maturità, è nella scelta degli interpreti. Derek Luke, che per coincidenza nella vita era un amico di Fisher e lo conosce a fondo, incarna il protagonista con sorvegliata alternanza di umori; e bene gli si accompagna, in qualità di angelo custode, la graziosa Joy Bryant. Forte della sua conoscenza dell'ambiente, Washington ha poi messo in luce tre meravigliosi caratteristi: Viola Davis, lo zio Earl Billings e la zia Vernee Watson Jones": (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 24 maggio 2003)
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