Anomalisa

USA - 2015
4/5
Anomalisa
Michael Stone, padre e marito, nonché rispettato autore del libro "Come posso aiutarvi ad aiutarli?", un testo sul Customer Service. Michael, però, non riesce a reggere la sua vita mondana poiché incapace di avere rapporti con le altre persone. Durante un viaggio di lavoro a Cincinnati, in cui dovrà tenere una conferenza, Michael si imbatte in Lisa Hesselman, rappresentante commerciale della ditta Akron, che potrebbe essere l'amore della sua vita.
  • Durata: 90'
  • Colore: C
  • Genere: ANIMAZIONE, COMMEDIA, FANTASY
  • Specifiche tecniche: (1:2.39)
  • Produzione: CHARLIE KAUFMAN, DUKE JOHNSON, ROSA TRAN, DINO STAMATOPOULOS PER STARBURNS INDUSTRIES, SNOOT ENTERTAINMENT
  • Distribuzione: UNIVERSAL PICTURES INTERNATIONAL ITALY (2016)
  • Data uscita 25 Febbraio 2016

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Animazione a passo uno sull’impasse multiplo delle nostre vite. Cartesiano, geometrico con humour, soprattutto, sensibilissimo al timbro vocale: Charlie Kaufman, già visto in concorso a Venezia e candidato all'Oscar, con la prima animazione e la seconda regia della sua carriera, Anomalisa.

Diretto a quattro mani con Duke Johnson, il film prenota un posto al sole in palmares, e lo fa con una perfetta sincronia tra i caratteri e i setting animati - diciamo, lo stile – e la poetica post-esistenzialista, che gira intorno all’eterno, e kaufmaniano, “chi sono, chi siamo?”. Se Miller poteva teorizzare, e scrivere, la Morte di un commesso viaggiatore, 66 anni più tardi c’è tempo, e modo, solo per la Vita di un conferenziere viaggiatore, soprattutto, perché non sappiamo più ascoltare, ovvero decodificare e discernere parole, voci e individui, sappiamo nel migliore dei casi solo parlare. Ovviamente, di noi. Poveri noi, dunque, la cacofonia a una sola voce che siamo: se manco possiamo distinguere il significante, come potremo mai darci e trovare un significato?

L’anomalia, non a caso, incontra un nome proprio, e trova la crasi di (non)senso: Anomalisa. Lei è Lisa Hesselman (voce di Jennifer Jason Leigh), la sgraziata, sfigata team leader di un call center di Akron, Ohio: è a Cincinnati, nel lussuoso Fregoli Hotel, per sentire l’indomani la conferenza di Michael Stone (David Thewlis), marito, padre e, soprattutto, autore del saggio di successo How May I Help You Help Them?, scritto ad hoc per aumentare la produttività dei customer care, i servizi clienti. Nel campo, Michael è una star: problema, non è molto altro. A Cincinnati cerca, disastrosamente, di portarsi a letto una ex che non vedeva da 10, pardon, 11! anni, poi vaga ubriaco per strada, scambia un negozio di giochi erotici per uno di giocattoli (compra comunque qualcosa per il figlio), finché, rientrato in albergo, non sente in corridoio una voce melodiosa o, semplicemente, diversa dal basso continuo, da quell’unico timbro (Tom Noonan) con cui tutti, uomini e donne, gli si rivolgono (almeno, lui li sente così): bussa a una dozzina di porte, finché – è in camera con un’amica, ed è lì per sentire la sua conferenza – non trova Lisa. Che fare? Portarla nella propria camera, ma…

Kaufman è sempre Kaufman, soprattutto nel bene: Anomalisa forse segnala addirittura una nuova via per l’animazione per adulti, di certo, continua il percorso del Nostro, che ha humor, tristezza e profondità insondabili perfino in esubero: grazie a Dio, lascia a noi l’ermeneutica e tutto il resto, di Anomalisa dice solo che “è circa un’ora e mezza”. Risposta geniale, e tratti di genio, meglio, movimenti di genio ci sono in questi ’90, in cui ritroviamo tanto, e bene, del nostro sopravvivere oggi: chi siamo noi? Che cosa vogliamo? Chi è chi ci sta attorno? Soprattutto, c’è qualcuno che ci ascolta, ovvero, ascoltiamo qualcuno, avvertiamo qualcosa che non sia un unicum indifferenziato?

Semioticamente (sic), Anomalisa è un film sul rumore, quel che disturba il canale delle comunicazioni di noi con noi stessi e di noi con il mondo: bene, ci dice Kaufman, quel rumore siamo noi. Oggi non si può nemmeno più essere John Malkovich, pensarsi sineddoche, nulla: non si può essere individuo, se si è social. E bisogna essere autenticamente, inattualmente (no nerd e geek) sfigati per essere se stessi, dunque diversi. O forse no, forse almeno Kickstarter - piattaforma di crowdfunding su cui il film è stato finanziato - serve: bravo Charlie, applausi. Ovvio, scanditi e distinti.

NOTE

- VOCI DELLA VERSIONE ORIGINALE: JENNIFER JASON LEIGH (LISA HESSELMAN), TOM NOONAN, DAVID THEWLIS (MICHAEL STONE).

- GRAN PREMIO DELLA GIURIA E FUTURE FILM FESTIVAL DIGITAL AWARD ALLA 72. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2015).

- CANDIDATO AL GOLDEN GLOBE 2016 COME MIGLIOR FILM ANIMATO.

- CANDIDATO ALL'OSCAR 2016 COME MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE.

CRITICA

"Diretto dai geni compresi Charlie Kaufman e Duke Johnson (...), "Anomalisa" è (...) dramma di solitudine americano, all'ombra di almeno due Miller (non a caso nato in teatro), vintage di polemica, surreale nel tratto ma infine innovativo nel cercare di far dimenticare che sono pupazzi, rovistando nel cuore, ammesso che si trovi ancora. II secondo film di Charlie Kaufman dopo 'Synecdoche New York' e non molto diverso, propone pure la sindrome Fregoli, persecuzione multiforme: il regista si dichiara psichiatra dilettante ma paziente professionista e il prodotto lo rispecchia in pieno." (Maurizio Porro, "Corriere della Sera", 25 febbraio 2016)

"Il primo film in stop motion del geniale Charlie Kaufman, qui in coppia col più esperto Duke Johnson, 90 minuti di pupazzi animati a passo uno, cioè fotogramma per fotogramma, conferma un antico sospetto. Lo 'stop motion' è il mezzo più realistico che ci sia. Non c'è sguardo, gesto, movimento, sentimento, che non risulti ancora più intenso e universale con questa tecnica. Ma alla potenza dello stop motion, che rimanda alle vertigini metafisiche del teatro delle marionette di Kleist, il regista di 'Synecdoche, New York' (...) aggiunge una trovata elementare e imparabile per dare corpo alla noia, e al senso di ripetizione che soffoca il protagonista. Tutti i personaggi del film, compresi la moglie del protagonista, il figlio bambino, la cantante nell'Ipod, la ex con cui tenta di riallacciare durante un viaggio di lavoro, hanno la stessa voce. Tutti tranne la sconosciuta che per una notte sembra riaccendere desiderio e speranze. Benché in fondo sia una donna perfettamente e disperatamente banale. Come tutti, forse. Impossibile non pensare alla 'Nausea' di Sartre, reinventata in immagini semplici quanto profonde, e perfettamente adeguata al nostro presente iperconnesso e iperomologato. Chi ama il cinema d'animazione e pensa che 'Fantastic Mr. Fox' e 'Valzer con Bashir' siamo tra i film decisivi del decennio, non perda 'Anomalisa'." (Fabio Ferzetti, "Il Messaggero", 25 febbraio 2016)

"Una prima avvertenza, fondamentale: non farlo vedere ai bambini. Chi potrebbe esservi tentato perché è un film d'animazione se ne guardi bene, ripiegando su coniglietti e orsi polari. In 'Anomalisa' Charlie Kaufman ha iniettato non solo la paranoia di 'Se mi lasci ti cancello' (che scrisse), ma anche l'umor nero dell'unico titolo da lui diretto prima d'ora, 'Synecdoche, New York', forse il film più pessimista di tutta la storia del cinema. Però quelli erano molto belli; e lo è anche questo film d'animazione adulto e per adulti, dove Kaufman (con la collaborazione di Duke Johnson) compie il prodigio d'incarnare in figurine di cera animate con la stop-motion situazioni umane da cui molti potranno sentirsi toccati personalmente. (...) Per gradi arriviamo (...) alla vera intenzione di Kaufman (...): interpellarci, cioè, sulla 'normalizzazione' delle nostre vite, irridere una società tutta fiera della sua globalizzazione e della sua perdita di umanità, ma dove anche un 'motivatore' può scoprire di essere un omino di Magritte, un uomo-massa senza niente umano. Salvo vedersi - in una scena onirica - perdere letteralmente la parte inferiore della faccia, rivelando il meccanismo che c'è sotto. (...) 'Anomalisa' è un film inclassificabile, strano e destabilizzante di cui, una volta entrati, si resta prigionieri. La cosa più straordinaria è il modo in cui, dopo qualche minuto di spiazzamento, dimentichiamo completamente di avere davanti delle marionette e ci mettiamo al posto del protagonista, identificandoci in lui come non ci accade spesso con gli attori in carne e ossa. Il lavoro tecnico (stile visivo, volume delle figurine, sapiente gioco d'illuminazione) è di grande qualità; eppure non è la chiave del film, che risiede piuttosto in quel transfert inedito e inaspettato: chi mai avrebbe pensato di trovare emozionante, tenera e perfino un po' imbarazzante una scena di sesso tra due pupazzetti antropomorfici?" (Roberto Nepoti, "la Repubblica", 25 febbraio 2016)

"(...) un film rigorosamente riservato agli adulti, per via che ci introduce nel tipico, interiorizzato teatro esistenziale del suo autore, Charles Kaufman: acclamato sceneggiatore (...) che a volte esaspera troppo i toni cervellotici, vedi il caso di 'Synecdoche, New York', suo esordio nella regia; e qui invece - in coppia con Duke Johnson, raffinato animatore in stop motion - trova una straordinaria misura narrativa. (...) la malinconica tenerezza di questa dolce amara meditazione sulla vita permane nell'aria e dentro lo spettatore a lungo." (Alessandra Levantesi Kezich, "La Stampa", 25 febbraio 2016)

"Primo 'cartoon' e seconda regia del geniale Charlie Kaufman (...) sposta più in là i confini del genere: target adulto e sostanza esistenzialista, humour minimale e tristezza cosmica, non teme domande che stroncherebbero regie e pensieri più deboli, ovvero 'chi siamo?', 'che vogliamo?' e, soprattutto, 'come ci relazioniamo?'. Dietro paraventi e ammiccamenti (...), Kaufman riflette sul rumore della comunicazione, stigmatizza la socialità 2.0 e affonda la sua animazione a passo uno nella nostro tran tran quotidiano. Cerebrale, persino snob, ma curioso e necessario: 'Anomalisa'." (Federico Pontiggia, "Il Fatto Quotidiano", 25 febbraio 2016)

"(...) bello, bellissimo, animazione a passo uno di sentimenti estremizzati, con le voci di David Thewlis (Stone) e di Jennifer Jason Leigh (Lisa), in cui ritornano la poesia ossessiva di 'Being John Malkovich', la tenerezza malinconica dell'impossibile sincronia amorosa di 'Se mi lasci ti cancello', le esistenze rigidamente compartimentate di 'Synecdoche New York'. Per produrlo Kaufman, che lo ha co-diretto insieme al regista di animazione Duke Johnson si è affidato al crowdfunding (...) perché voleva essere indipendente e avere la massima libertà delle sue scelte artistiche. E 'Anomalisa' è un film liberissimo come la parola con cui gioca: anomalia, una parola che fa paura, devia dalla regola, mette in discussione. (...) Nel film di Kaufran e Johnson ritroviamo tanto, e bene, del nostro sopravvivere contemporaneo: chi siamo noi? Che cosa vogliamo? Chi è chi ci sta attorno? Soprattutto, c'è qualcuno che ci ascolta, ovvero ascoltiamo qualcuno, avvertiamo qualcosa che non sia un flusso indifferenziato di parole nell'era dell'individuo divenuto social? Non è la prima volta per il regista all'opera seconda e sceneggiatore dei migliori film di Gondry e di Spike Jonze ma questo viaggio visionario in una mente scollata dagli altri spinge all'estremo i luoghi della sua poetica. Anche grazie alla cifra dell'animazione che permette di astrarre e di erotizzare al tempo stesso, di rendere visibile la metafora, le paranoie, l'intimità profonda in una dimensione fisica con umorismo, senza cadute né ridondanza. Un paesaggio di solitudine e silenzio in cui la fantasia e l'imprevisto sono stati completamente eliminati. (...) 'Anomalisa' sposa così il punto di vista del suo protagonista, stanco delle relazioni umane al tempo della loro riproduzione meccanica che le rende soltanto noia, irritazione, aggressività, indifferenza. E trasforma tutti loro in un'orda di « bodysnatchers» con il visto da marionette. Una condizione dolorosa anche se nel film si ride molto, e certe scene, coi due imbarazzati e goffi protagonisti insieme a letto sfiorano la slapstick. Il racconto di un'inquietudine che ci riguarda, come appunto la ricerca ingenerosa di chi si concentra solo su di sé. Kaufman ha la misura e il tocco per smascherare l'ordine con implacabile dolcezza. Nella sua poesia l'anomalia è (forse) ancora un amore inatteso, spudorato e spaventoso, come una canzone «sconcia» giapponese." (Cristina Piccino, "Il Manifesto", 25 febbraio 2016)

"Che delusione totale questo cartone per adulti, incapace di uscire da una normale storia di solitudine. E pensare che doveva essere un film sorprendente visto che Kaufman lo aveva finanziato con il crowdfunding, per dar libero sfogo, senza freni, alla sua fantasia." (Maurizio Acerbi, "Il Giornale", 25 febbraio 2016)

"(...) ci si domanda perché invece degli attori (potrebbe essere una commedia per il Clooney di 'Tra le nuvole') il premio Oscar Kaufman ha scelto i pupazzi in stop motion. Più automatici di ogni automa in carne ed ossa, umanità tarchiata in un occidente di ripetizioni, solitudini e appiattimento, questi irrigiditi antieroi, con un taglio straniante tra cranio e volto e una voce standard per maschi e femmine, aggiungono espressione e verità al ritratto di un uomo senza qualità." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 26 febbraio 2016)
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