Andremo in città

ITALIA - 1966
Andremo in città
Lenka vive insieme al fratellino Miscia, un bambino cieco di cinque anni, in un paese di provincia in Iugoslavia. La madre ortodossa è morta; il padre, un maestro elementare ebreo, è stato arrestato al momento dell'occupazione tedesca, internato in un campo di concentramento e dato ufficialmente per morto. Ma Ratko Vitas, il padre di Lenka in realtà non è morto, e, ritornato improvvisamente a casa, è costretto a nascondersi. Ivan, un giovane studente del quale Lenka è innamorata e che vive con i partigiani nel bosco, venuto per consegnare a Vitas documenti falsi, viene individuato da alcuni soldati tedeschi e Ratko, per salvargli la vita, esce all'aperto attirando su di sé l'attenzione dei nemici che lo accerchiano e lo uccidono a colpi di mitra. Mentre Ivan ferito si nasconde nella soffitta, giungono le SS per condurre i due fratelli in un lager: Lenka raccoglie mestamente i pochi effetti personali e si consegna docilmente ai nazisti. Nel treno che li conduce verso il lager, Lenka descrive a Miscia un invisibile paesaggio e lo culla nell'illusione di un tranquillo futuro in città.
  • Altri titoli:
    Ici cemo v grad
  • Durata: 102'
  • Colore: B/N
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA
  • Tratto da: Romanzo "Andremo in città" di Edith Bruck e Lerici
  • Produzione: FRANCO CANCELLIERI PER LA A.I.C.A. CINEMATOGRAFICA (ROMA), AVALA FILM (BELGRADO), ROMOR FILM (ROMA)
  • Distribuzione: TROSE TRADING FILM/INDIPENDENTI REGIONALI - MONDADORI VIDEO (IL GRANDE CINEMA)

NOTE

ADATTAMENTO DI EDITH BRUCK, FABIO CARPI E VASCO PRATOLINI.
PRESENTATO AL XIV FESTIVAL DI SAN SEBASTIAN (1966).

CRITICA

"Il problema di riproporre oggi (...) i temi della guerra e della resistenza è risolto (...) col tentativo di ingentilire in toni di favola una vicenda crudele e disperata di deportazione e di morte. Soluzione già discutibile (...) anche se la realizzazione è complessivamente dignitosa (...). Interessante ma acerba l'esordiente Geraldine Chaplin".(G. Corbucci, "Cinema Nuovo", 185, febbraio 1967).
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