Anche libero va bene

ITALIA - 2005
Anche libero va bene
Tommi ha undici anni e vive con il padre Renato e la sorella Viola. Renato non perde occasione per cercare di forgiare il figlio ad affrontare le avversità e le sfide che la vita presenta ogni giorno, Viola invece lo tartassa in continuazione con scherzi e dispetti ma, nonostante tutto, i tre riescono a condurre un'esistenza tranquilla con momenti di puro divertimento e serenità. Tutto ciò dura fino al ritorno di Stefania, la mamma dei due ragazzi, una donna dal carattere instabile che ha abbandonato più volte la famiglia...
  • Durata: 108'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Produzione: GIORGIO MAGLIULO, ANDREA COSTANTINI, CARLO DEGLI ESPOSTI PER PALOMAR, RAI CINEMA
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION
  • Data uscita 5 Maggio 2006

TRAILER

RECENSIONE

di Rosa Esposito
Dopo l'ennesima fuga della moglie, un padre è costretto a crescere da solo i due figli, l'undicenne Tommaso e l'adolescente Viola. Nonostante tutto, Renato (questo il suo nome) si sforza in ogni modo di trasmettere ai due ragazzi l'idea di far parte di una famiglia unita. Autoritario, inflessibile e spesso soggetto a incontenibili scatti d'ira, Renato è anche un uomo capace di grandi manifestazioni d'amore nei loro confronti, attento, presente, premuroso. A sconvolgere l'apparente armonia familiare è il ritorno inaspettato della moglie e madre Stefania (un'intensa Barbora Bobulova). Anche libero va bene è un film duro, doloroso ed estremamente vero. Un esordio folgorante come pochi, e raramente, capita di trovare nel nostro cinema. Sulla scia di maestri come De Sica (I bambini ci guardano e Sciuscià), Comencini (Incompreso) o Truffaut (I 400 colpi), Kim Rossi Stuart sceglie di adottare il punto di vista del più piccolo dei protagonisti (il bravissimo Alessandro Morace) per raccontare questa storia. Ottimo sia dietro che di fronte alla macchina da presa, Rossi Stuart dà una grande prova di maturità nella direzione degli attori, nel ritratto psicologico dei personaggi, dei loro stati d'amino, delle loro angosce, e nella descrizione del rapporto conflittuale che lega padre e figlio: il primo in cerca di riscatto ai propri fallimenti attraverso i successi sportivi di Tommaso, il secondo deciso a compiacere in ogni modo il genitore a scapito delle proprie passioni (l'amore per il calcio anziché per il nuoto). Anche libero va bene racconta una vicenda intima e allo stesso tempo universale, anche per questo saprà ben difendere il tricolore alla "Quinzaine des Realisateurs" del prossimo festival di Cannes.

NOTE

- PRESENTATO A CANNES ALLA "QUINZAINE DES REALISATEURS" 2006.

- NASTRO D'ARGENTO 2007 A KIM ROSSI STUART COME MIGLIOR REGISTA ESORDIENTE. IL FILM ERA CANDIDATO ANCHE PER: MIGLIOR SCENEGGIATURA, MONTAGGIO E SONORO IN PRESA DIRETTA.

- DAVID DI DONATELLO 2007 COME MIGLIORE REGISTA ESORDIENTE.

CRITICA

"Auguriamo a Kim Rossi Stuart di trovarsi un posto nella piccola grande storia delle opere prime perché la sua prima esperienza da regista se lo merita proprio. (...) Con le partecipazioni a 'Le chiavi di casa' e 'Romanzo criminale' e con questo suo debutto da regista la figura di Kim Rossi Stuart, il cui muoversi controcorrente non cessa di stupire, fa un bel salto in avanti. Tenendo miracolosamente insieme, in equilibrio delicato, un'indole gentile, discreta e taciturna con un fondo - ne sono testimonianza il suo Freddo di 'Romanzo criminale' e il suo padre di 'Anche Libero va bene' - popolaresco, sanguigno, un po' minaccioso." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 5 maggio 2006)

"A 37 anni, Kim mostra di avere in regola le sue carte professionali. Figlio d'arte, bambino attore in un film di Bolognini, ha fatto in seguito ottime cose sullo schermo (con registi come Antonioni, Benigni, Amelio e Placido) e in tv. Sul palcoscenico si è misurato in un arduo duetto con un gigante della forza di Turi Ferro, poi è stato Amleto e Macbeth. Una carriera in continuo progresso, una maturazione artistica che lo ha portato ad autodirigersi in questo suo primo film. Dove impersona il cameraman Renato, un personaggio ispido e a tratti sgradevole, spesso con le furie nel cuore. Dirigendo se stesso e gli altri, il neoregista ha avuto il coraggio (o vogliamo chiamarla ispirazione?), di dimenticare i trucchi e le astuzie che costituiscono il bagaglio del buon professionista. La decisione vincente, razionale o istintiva, è stata di non fare il cinema, ma di rispecchiare la vita. Perciò i critici unanimi hanno messo in campo il riferimento a Vittorio De Sica, un altro attore passato dietro alla macchina per vocazione alla verità. Ma più di 'Ladri di biciclette' bisognava ricordare 'I bambini ci guardano', titolo che non stonerebbe su 'Anche libero va bene'. (...) Accompagnando il protagonista senza mai abbandonarlo, l'autore imbastisce le sequenze più intense quando sottolinea la solitudine di Tommi, il suo doloroso risentimento tra il non comprendere e il non venire compreso, la difficoltà di legare con i compagni, le delusioni di un primo amoretto e la vertigine di un'esistenza a rischio ben raffigurata nelle ripetute fughe sul tetto di casa. Qui il ragazzino Alessandro Morace, scoperto in una scuola della periferia romana, si inserisce con sorprendente semplicità in una tradizione tutta italiana di piccoli protagonisti presi dalla vita; e si sarebbe tentati di presagirgli un futuro simile a quello di Franco Interlenghi, che partito in calzoni corti da 'Sciuscià' (1946) è ancora sulla breccia. Rossi Stuart e gli sceneggiatori che hanno collaborato con lui hanno avuto cura di rispettare le ragioni dei singoli personaggi anche quando appaiono aberranti, vedi il caso della madre sciagurata, e a non lasciarsi travolgere da parzialità o tentazioni di facili giudizi morali. Nel felice esito complessivo del film assume un accattivante rilievo la cornice romana tratteggiata dalla bella fotografia di Stefano Falivene." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 12 maggio 2006)

"Bel debutto di Rossi Stuart regista: sincero, toccante, inusuale. (...) Un film pieno delle contraddizioni degli affetti, di pulsioni, che procede per profonde scosse psicologiche, emozioni, complicità reali e di sentimenti, ma c'è il Paese vero al di là dei ruoli. Il neo autore non fa sconti e guarda la vita ad altezza degli 11 anni di Alessandro Morace: ogni rimando a Truffaut non è casuale. Il racconto fila senza scosse, ogni sequenza ha la sua ragione e il suo tempo, c'è una tela di rancori e rimorsi che avvolge tutto. Genitori in lotta con se stessi: Bobulova non sbaglia una mossa e l'apparizione nera sulle scale è da urlo." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 26 maggio 2006)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy