Anche lei fumava il sigaro

ITALIA - 1986
Anche lei fumava il sigaro
Giobbe, un giovane dai modi spicci, conosce una notte Brambilla - una ragazza che gestisce un sordido locale con il cieco e malvagio Bongo - e la porta nella sua squallida tana. Preso da improvviso amore, Giobbe per donare abiti e lustrini vari alla ragazza, fa una razzia in un magazzino di abbigliamento nel centro di Milano dove, sorpreso da una pattuglia dela polizia, uccide quattro agenti. Ma Bongo è geloso e denuncia Giobbe alla polizia che, guidata dal brigadiere Madeddu, piomba nella dimora del teppista, il quale tuttavia riesce a fuggire, grazie all'aiuto di Brambilla. I due giovani si rifugiano in campagna, nella casa dei genitori di Giobbe, dove la madre, possessiva e subito gelosa della nuova venuta, non esita a chiamare per telefono gli agenti dell'ordine per fare catturare Brambilla ricercata anche lei. Mentre Giobbe riesce a scappare, Brambilla viene arrestata, ma Bongo, verso il quale Madeddu è in debito di alcuni favori e che di lei si è ormai innamorato, ne ottiene il rilascio. In Giobbe, sempre latitante riaffiora l'antica passione per il rock: egli ottiene un contratto da un discografico e già al suo debutto incontra uno strepitoso successo. Quella sera medesima Madeddu si spara un colpo di rivoltella, perché Brambilla si è rifugiata presso il nuovo divo, il quale, messo di fronte alla scelta tra il successo e la ragazza, opta per quest'ultima e fugge lontano, ma questa volta insieme a lei.
  • Altri titoli:
    Giobbe
    Solo per amore
  • Durata: 98'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA A COLORI
  • Produzione: MATTHEW'S COOP
  • Distribuzione: I.M.C. (1986) - CD VIDEOSUONO
  • Vietato 14

NOTE

- ANNUNCIATO CON IL TITOLO 'GIOBBE' E' STATO PRESENTATO AL FESTIVAL DI TAORMINA 1985 CON IL TITOLO 'SOLO PER AMORE'.

- REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DEL MINISTERO TURISMO E SPETTACOLO.

- AIUTO REGISTA: MAURIZIO SCIARRA.

CRITICA

"Temo di non essere lo spettatore adatto per questo film che rientra interamente nella subcultura giovanile del rock - o nel suo immaginario collettivo, se preferite - e del fumetto violento, demenziale e trasgressivo alla 'Mètal Hurlant'. Non amo - dunque non capisco - né l'uno né l'altro. Specialmente il secondo è l'ultima propaggine di quella poetica tardo-romantica e decadente (Baudelaire, Poe, Huysmans), di quel recupero del Brutto e del Bruto che ha intenzioni e ambizioni di violazione della regola, antiaccademismo, libertà di espressione, Robilant controlla il suo bieco materiale narrativo e i suoi personali a due dimensioni con l'arma della parodia che qua e là ha esplicite punte satiriche e lo esalta con un senso visionario i cui debiti con il cinema nero nordamericano e il mirabolante cromatismo dei videoclip sono visibili. C'è il ricorso insistito al turpiloquio e a scene di ruvidi roiti che gli hanno valso il divieto ai minori di 14 anni- c'è il gusto della provocazione, esercitato fin troppo a freddo; c'è una direzione degli attori spinta a una gestualità e a una fisicità che non manca di forza nel sottolineare la sgradevolezza dei personaggi e che dà efficaci risultati in Maurizio Donadoni, in Marietta Mehes (con la voce di Anna Melato) nello stralunato Haber, nella torva Jole Silvani e nell'eccentrico Harhuiko Yamanuchi." (Morando Morandini, 'Il Giorno', 1 Giugno 1986)

"La scelta dello stile narrativo ha spinto il regista, come si è accennato, ad ignorare alcune regole, sicché alla fine quel che sembra dominare è una eccessiva disinvoltura nella forzatura dei toni o nel grottesco che scade in caricaturale. Gli interpreti, di conseguenza (ma ciò non significa che non meritino attenzione), sono tutti sopra le righe, stando comunque al gioco dall'inizio alla fine: Maurizio Donadoni, Marietta Mehes, Jole Silvani, Giovanni Rubens, Victor Poletti: una citazione a parte, mi sembra, la meritano Alessandro Haber e Haruiko Yamanuchi." ('Il Tempo', 11 Agosto 1986)

"Trama sregolatissima. Ma il 'fumetto' è un genere che della logica quotidiana non sa proprio cosa farsene. Ed è appunto alle regole, o, piuttosto all'assenza di regole, del 'fumetto', che il film si richiama, trovando un suo stile stuzzichevolmente demenziale cui sa, oltre tutto, restar fedele abbastanza a lungo. Poi l'originalità sfora in sciattezza, la fantasia in forzatura espressiva, e il grottesco in calcata caricatura, con qualche sbavatura nel pretenzioso. Eppure l'insieme resta valida testimonianza di un talento da tener d'occhio per prossime occasioni. E al periglioso gioco sanno stare sino in fondo gli interpreti principali, che sono Maurizio Donadoni, Marietta Mehes (con la voce di Anna Melato), Alessandro Haber e Haruiko Yamanuchi, più Jole Silvani, Giovanni Rubens e Victor Poletti." ('Il Messaggero')
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