Anarchia - La notte del giudizio

The Purge: Anarchy

USA - 2014
3/5
Anarchia - La notte del giudizio
Leo, un uomo solitario e misterioso, è un sergente che ha subito la perdita di un figlio poco prima di uno "Sfogo annuale"; in cerca di vendetta per il lutto subito, l'uomo gira armato fino ai denti per poter combattere fino all'alba. Durante i suoi giri nella fatidica "notte del giudizio", Leo si imbatte in Eva, madre single che vive ai margini della città, in cerca di aiuto dopo essere stata assalita con l'adolescente figlia Cali da alcuni uomini mascherati. Andando oltre il proprio giudizio e a scapito dei suoi piani di vendetta, Leo decide di intervenire non solo in loro soccorso delle due donne, ma di aiutare anche Shane e Liz, una coppia sull'orlo della separazione vittima di una manomissione della propria auto...
  • Durata: 104'
  • Colore: C
  • Genere: THRILLER
  • Produzione: JASON BLUM, MICHAEL BAY, ANDREW FORM, BRAD FULLER, SÉBASTIEN KURT LEMERCIER PER PLATINUM DUNES, BLUMHOUSE PRODUCTIONS, WHY NOT
  • Distribuzione: UNIVERSAL PICTURES INTERNATIONAL ITALY
  • Data uscita 23 Luglio 2014

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Meno ambiguo ma più compatto e avvincente del primo, Anarchia: la notte del giudizio (The Purge 2) conferma la ritrovata sintonia del cinema statunitense con le inquietudini urbane dei film anni '70 (da Distretto 13 - Le brigate della morte a I guerrieri della notte) e si avvia a bissare - se non migliorare - il successo del precedente nella lunga estate americana.
Lode all'acume produttivo di Jason Blum (lo stesso di Paranormal Activity) e del felice sodalizio con James DeMonaco, nuovamente artefice dell'operazione in qualità di regista e sceneggiatore. Cambia totalmente invece il cast - e non poteva essere diversamente, considerata la fine fatta dai precedenti personaggi - con Frank Grillo chiamato a sostituire Ethan Hawke nel ruolo del protagonista carismatico. Missione compiuta.
Siamo nel 2023, a Los Angeles, esattamente un anno dopo l'ultimo "Sfogo": manca pochissimo al bagno di sangue sancito dal governo dei Nuovi Padri Fondatori per "purgare" la società delle proprie pulsioni violente. Per dodici ore, dalla sera alla mattina, piena licenza di uccidere concessa a ogni americano. Un modo come un altro per decimare la popolazione meno abbiente, come denuncia un attivista afroamericano con le sue incursioni virali.
Che il nocciolo della questione sia l'istinto hobbesiano del Capitale a preservare se stesso, lo evidenzia DeMonaco con la scelta di puntare tutto su un gruppo di diseredati - un uomo tradito dalla giustizia, una cameriera latina e la figlia, due giovani esponenti dell'agonizzante classe media - e sulla loro capacità di sopravvivenza in una notte di ordinaria follia orchestrata da ricconi senza morale e potenti privi di scrupoli.Grazie a questa semplice struttura binaria il film acquista una compattezza che il precedente non aveva, ma perde in sottigliezza. Un conto è portare l'anarchia all'interno di una famiglia alto-borghese (quella capitanata da Hawke in The Purge), un altro organizzarla secondo lo schema ricco vs. povero. Nel primo caso ogni cosa si confonde - ricchi, poveri, bianchi e neri - mentre esplodono le contraddizioni e le ipocrisie del capitalismo; nel secondo è invece tutto più chiaro - schematico appunto - perché ci viene detto esplicitamente chi è il nemico e per chi si deve parteggiare. Pure così, il refrain sull'ossessione della violenza con le note dell'intrettenimento resta pericolosamente ambiguo.
Dove questo sequel vince rispetto al precedente è nel ritmo e nell'adrenalina: DeMonaco abbandona ansie domestiche e claustrofobia monocorde, lavorando stavolta sugli spazi aperti con esiti decisamente più vivaci. Riuscita anche la miscela di registri (l'horror, il western, l'action, il thriller, il melo) e modelli diversi (non solo Distretto 13 e affini, ma anche La pericolosa partita di Schoedsack e il giustiziere della notte).
Finale aperto e terzo atto scontato. Salvo clamorose sorprese al botteghino, la notte deve ancora passare.

CRITICA

"Chiuso quasi interamente nei corridoi anonimo/labirintici di un'agiata abitazione situata in un villaggio residenziale californiano, il primo 'La notte del giudizio' (2013) era uno di quei film piccoli e cattivi, fatti con poco e nemmeno troppo bene, che 'sfondano' a sorpresa grazie a un'idea forte che li sostiene. Visto il successo, il regista/sceneggiatore James DeMonaco (adesso con alle spalle i muscoli della Universal) ripropone la stessa idea in questo numero 2 che, oltre a essere ancora più cattivo, è molto più ricco, più ambizioso e più affascinante dell'originale. (...) Dalla relativa sicurezza della 'gated community', DeMonaco porta 'Anarchia-La notte del giudizio' nelle strade. E nemmeno di una città qualsiasi, bensì di Los Angeles, uno dei luoghi classici del western metropolitano. Se il primo film, con quella sua aura di darwinismo sociale, evocava una vena di piccoli horror politici come per esempio' Society' di Brian Yuzna, lo spirito dietro ad 'Anarchia' è chiaramente quello di John Carpenter. Nel 2005 DeMonaco aveva scritto l'apprezzabile remake di 'Distretto 13 le brigate della morte', e gli echi del tesissimo assedio di 'Precinct 13', quel senso della caccia gatto-topo, sono molto presenti nel film del regista, come anche la devastante satira politica già rilevata in uno dei grandi capolavori carpenteriani, 'Essi vivono'. L'elemento della lotta di classe era già in primo piano in 'La notte del giudizio' (...). In' Anarchia' diventa chiaro che il governo, non solo sanziona la violenza selvaggia della notte di purificazione, ma la usa per nascondere una metodica operazione di pulizia etnico/sociale condotta da squadracce paramilitari (...). All'inizio del film, una scritta sullo schermo elenca, tra i risultati positivi derivati dall'introduzione del rituale, anche «un numero sempre minore di persone che vivono sotto la soglia della povertà». Ma i miserabili sono meno perché, se non si uccidono a vicenda, ci pensa Uncle Sam... (...) Evitando brillantemente di cadere nella trappola della parabola politico/sociale troppo simmetrica, DeMonaco introduce nello script, ad alto tasso di anarchia, una manciata di scenari diversi (...). Il film è veloce, compatto, arrabbiato e - se non elegante come Carpenter - comunque efficace. L'idea continua ad essere forte e non solo regge bene questo suo primo sequel, ma ha il potenziale di evolversi in una di quelle franchise rituali di successo, come i 'Saw' o i 'Final Destination'." (Giulia d'Agnolo Vallan, 'Il Manifesto', 24 luglio 2014)

"Gli Anni 70, ma 2.0. Le strade e il terrore, l'ingiustizia e il giustizialismo degli Anni 70 qui e ora, anzi, nel 2023 a Los Angeles. Dopo 'The Purge (La notte del giudizio)' (...) come non dare seguito all'idea neanche troppo balzana di un'America consegnata ai Nuovi Padri Fondatori (NFA) e rinata attorno alla catarsi, allo sfogo, alla purga di 12 ore di 'libertà' in cui ai cittadini tutto è consentito, dalle ruberie all'assassinio, con un solo divieto applicato alle armi troppo pesanti? Sempre per la penna e la regia di James DeMonaco e la produzione di Jason Blum ('Paranormal Activity'), ecco 'Anarchia - Lo Notte del Giudizio' (...) forse meno ideologicamente ambiguo, il sequel beneficia però di action adrenalinica e singulti middle e lower class estranei all'originale. Abbandonata la claustrofobia, la paranoia dura e i dilemmi politically correct dell'agiata famigliola di Ethan Hawke, 'Anarchia' allarga il campo, abbandona la facoltosa casetta per le mean streets di Los Angeles, dove la paura impazza senza barriere architettoniche ed etiche: come garantire che il tasso di criminalità rimanga sotto l'1% nel resto dell'anno? (...) un film che promette solo un sano, pauroso intrattenimento, eppure lastrica i suoi 104 minuti di buone intenzioni sociopolitiche: 'Anarchia' è fantascienza distopica, che imbarca con misura romance e soap, thriller e western, strizzando l'occhio a 'Distretto 13', 'Il giustiziere della notte' e compagnia 'Seventies'. C'è di più: accanto alla rinnovata opposizione tra ricchi e poveri, con i primi che comprano i secondi per un safari fratricida, l'antagonismo è anche tra bianchi e neri, con toni intermedi non manichei. Ci sono i ragazzini coloured che procurano la merce, ma anche un attivista afro che da Black Panter 2.0 alterna incursioni virali e a mano armata per smascherare il genocidio dei Padri Fondatori: ebbene, abbinando quei ragazzini mascherati a questo tecno-guerriero, saltano fuori un'ispirazione poetica, la figura del poeta-musicista-militante afro Gil Scott-Heron scomparso nel 2011, e una iconografica, il video della sua 'Me and the Devil', non dichiarate. Una purga nella purga? Forse una semplice assonanza, eppure, cantava Gil, 'The Revolution Will Not Be Televised': vale anche per il grande schermo." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 24 luglio 2014)

"Piacerà anche più del capitolo precedente. D'accordo, l'idea non è più nuova e abbiamo forti dubbi che potrà funzionare nei sequels in preparazione. Ma la tensione è rimasta a quei livelli e magari è accentuata dal diverso scenario. Nel primo 'Sfogo' i protagonisti dovevano vedersela con una mezza dozzina scarsa di aggressori. Qui il nemico è la città intera, ogni angolo può nascondere uno o più assassini. Eppoi stavolta gli sceneggiatori si son fatti coraggio. Azzardando qualche interrogativo inquietante sulle scelte dell'America del futuro. Lo 'sfogo' forse non è solo uno sfogo (il minore dei mali in un'America sempre più violenta) ma corrisponde a un preciso disegno politico. La maggior parte delle vittime risultano poveracci, senza tetto. La licenza d'uccidere concessa a chiunque può essere un mezzo per spaiare tanti emarginati dalla faccia dell'America. Almeno questa è l'idea di alcuni hackers che per tutta la notte accompagnano i poveri cinque nel loro percorso. E l'idea anche degli autori del film? Probabilmente no, è certo un pretesto, un sospettino buttato lì. Ma serve eccome a far galoppare la vicenda, a raddoppiare la sfiga degli sfigati. Quindi a farti parteggiare totalmente per loro." (Giorgio Carbone, 'Libero', 24 luglio 2014)

"Per l'eccellente sequel, il thriller casalingo si trasforma in road movie metropolitano. (...) Cinema di genere hollywoodiano brutale ma sociologicamente assai sofisticato (cosa può provocare nella testa dei vari soggetti sociali il rito dello Sfogo?). Una saga che può andare in mille direzioni. Attori fantastici. DeMonaco è un fan del Carpenter di '1997: Fuga da New York' (1981). Migliore omaggio non poteva tributare a quel capolavoro." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 24 luglio 2014)

"Perché vederlo. Perché alza di parecchio la tensione rispetto al primo episodio. I colpi di scena sono tanti (anche nel finale). Gli attimi di pausa pochissimi. E c'è perfino spazio per una non banale riflessione sociale (nemmeno nella «notte del giudizio» tutti sono uguali, i poveracci hanno le chance minori, e c'è chi le programma)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 15 agosto 2014)
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