Amore tossico

ITALIA - 1983
Amore tossico
Siamo ad Ostia, dove seguiamo le vicende di un gruppo di tossicodipendenti impegnato, nell'arco di tutta la giornata, un giorno dopo l'altro, a procurarsi la droga con tutti i mezzi possibili. Accattonaggi, furti piccoli e grandi, rapine, prostituzione. In questo vortice, Cesare e Michela, due ragazzi del gruppo, riescono ad avvertire la profondità del baratro nel quale sono caduti, e decidono - ma non è la prima volta che lo fanno - di uscire dal "giro", definitivamente, dopo l'ennesima giornata inutile al termine della quale Cesare era stato sul punto di uccidere con una pistola la ragazza e di togliersi a sua volta la vita. Ma l'ultima "dose" che decidono di farsi prima di smettere li porta alla tragedia: Michela si sente male e Cesare, disperato, la porta in ospedale in condizioni gravissime; quindi, sentendosi responsabile dello stato della ragazza, torna sul posto dove Michela aveva avuto la crisi e, a sua volta, si inietta una dose massiccia di droga. Resiste alla droga, ma mentre torna di corsa verso l'ospedale, viene ucciso da due poliziotti in borghese che avevano cercato di fermarlo.
  • Altri titoli:
    Eroina di strada
  • Durata: 96'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA - EASTMANCOLOR
  • Produzione: GIORGIO NOCELLA PER ITER INTERNATIONAL
  • Distribuzione: GAUMONT (1984) - GENERAL VIDEO, VIVIVIDEO
  • Vietato 14

NOTE

- CONSULENZA SCIENTIFICA: GUIDO BLUMIR.

- CONSULENZA MEDICA: ANTONIO SEVERINI.

- PRESENTATO ALLA 40. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (1983) NELLA SEZIONE 'VENEZIA DE SICA'.

- GLOBO D'ORO A MICHELA MIONI COME MIGLIOR ATTRICE RIVELAZIONE.

CRITICA

"(...) non sempre riesce a equilibrare l'intento informativo-didattico con le tentazioni della libertà inventiva, ma certo avvicina senza diaframmi né pregiudizi un ambiente di emarginati, descrivendone linguaggi e comportamenti. Il risultato più notevole è quello d creare intorno ai personaggi, pur accettai nella loro brutale naturalità, un clima di comprensione e addirittura simpatia. (...) l'opera prima di Caligari (...) ha il merito di non addolcire la pillola." (Tullio Kezich, 'Panorama', 30 gennaio 1984)

"Quasi un esempio di cinema-verità sui giovani delle borgate romane in epoca post-pasoliniana." ('Segnocinema')
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