American Dreamz

USA - 2006
American Dreamz
Stati Uniti. I conflitti con il Medio Oriente hanno gettato il Presidente Stanton in un grave stato di depressione che gli impedisce di affrontare serenamente le apparizioni pubbliche e i rapporti con la stampa, con grave disappunto del capo del suo staff obbligato a trovare al più presto una soluzione al problema. Nel frattempo, Martin Tweed, conduttore e talent scout del celebre show televisivo 'American Dreamz', in cui giovani aspiranti cantanti si sfidano a colpi di note musicali, per la nuova stagione del suo show è alla ricerca di adolescenti che non abbiano solo ugole d'oro, ma anche una storia particolare alle spalle o un estremo desiderio di diventare delle star. Ulteriore novità dello show sarà la presenza, durante la serata della finale, del Presidente degli Stati Uniti chiamato a giudicare i due finalisti. L'occasione sarà utile sia a Stanton, per rilanciare la sua immagine agli occhi dell'opinione pubblica, che per il programma televisivo che potrà alzare il proprio share. La scelta di Martin cade su due concorrenti molto speciali. Una è Sally Kendoo, una ragazza dell'Ohio pronta a tutto pur di diventare famosa, che tenterà la scalata al successo grazie all'aiuto di sua madre, ai consigli del suo agente Chet Krogl e all'amore del suo fidanzato William, veterano della guerra in Iraq. L'altro è Omer Obeidi, una 'cellula dormiente' del terrorismo iracheno trasferitosi in USA a casa degli zii ad Orange County, che adora i musical di Broadway e che cercherà di arrivare in finale grazie agli insegnamenti di suo cugino Iqbal, ma anche perché vuole guadagnarsi il proprio posto tra i martiri della 'guerra santa'.
  • Altri titoli:
    American Dreamz - Alles Nur Show
  • Durata: 107'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1.85) - TECHNICOLOR
  • Produzione: NBC UNIVERSAL TELEVISION, DEPTH OF FIELD
  • Distribuzione: UIP
  • Data uscita 9 Giugno 2006

CRITICA

"Sogni storpiati con la 'z', canta questa feroce, inquietante parodia dei media, dei grandi fratelli, dei sogni al silicone, della tv che regala scampoli di fama (Warhol, il primo Kazan, 'Ed tv'). (...) C'è di tutto, di più e di troppo in questa satira attuale sulla mala-tv che usa e getta strani tipi sul video: non gradito in patria (ridere sui terroristi), rimbalza in Europa a distanza grottesca e funziona. Divertente, solo qua e là un po' datato nello stile, il film di Paul Weitz, il regista della serie pop 'American Pie', scoppietta di un cinismo ottimamente reso da Dennis Quaid, presidente tragicamente ridicolo depresso, e dal bravissimo conduttore trash Hugh Grant." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 9 giugno 2006)

"Per molti spettatori il gioco di 'American Dreamz' varrà la candela dello spettacolo. De gustibus... A noi il film di Paul Weitz ('In Good Company', 'About a Boy') sembra l'ennesimo, freddo e meccanico pamphlet sulla cattiva televisione e sulla cattiva America, che cerca di nobilitare con piglio alquanto sgangherato il discutibile genere incarnato dai vari 'American Pie' o 'Scuola di polizia'. Una volta ammirata la spregiudicatezza con la quale Hollywood prende di petto i miti nazionali, infatti, resta ben poco; o meglio restano gli scampoli di una commedia parodico-politica che mette troppa carne al fuoco e finisce con il ricavarne solo una moraletta usa-e-getta. (...) Gli echi di 'Quinto potere', 'Truman Show', 'Ed tv' e chi più ne ha più ne metta si sprecano, ma il film ansima, si ripete, diverte solo a tratti, ricorre a un facile stile pop e anche sul versante del cinismo se la cava con quello delle barzellette. 'American Dreamz' risulta, in fondo, un saggio di cinema granguignolesco, estratto con malagrazia da un immaginario collettivo talmente presente nelle nostre vite da rendere impraticabile l'indispensabile trasfigurazione stilistica. Per deprecare la tv spazzatura, i deliri del presenzialismo al silicone e la vittoria nelle guerre all'audience o al terrorismo, ci sarebbe voluto il talento di un cineasta alla John Landis, più geniale che eversivo e più satirico che comico." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 10 giugno 2006)
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