Always - Per sempre

Always

USA - 1988
Always - Per sempre
Pete Sandich, un abile e spericolato pilota d'aereo addetto allo spegnimento degli incendi nelle foreste, non è disposto a smettere di volare come vorrebbe Dorinda Durston, la sua fidanzata. La donna è in apprensione ed i suoi timori si rivelano giustificati quando, durante una missione molto rischiosa, per salvare Al Yachey, un suo amico, Pete muore. Dopo aver incontrato l'eterea Hap in un paradisiaco giardino del cielo, Pete accetta di trasmettere, come "angelo custode", la sua esperienza a Ted Baker, un aspirante pilota affascinato da Dorinda, ma respinto dalla donna, ancora emotivamente prigioniera del suo amore per Pete. Compreso il vero scopo della sua "missione", Pete non solo riesce a formare a sua somiglianza Ted, ma infonde in Dorinda un senso di fiducia nel nuovo amore e nella felicità terrena, liberando il suo cuore da ogni rimpianto per il passato. Portata a termine la "missione", Pete potrà tornare in Paradiso.
  • Durata: 123'
  • Colore: C
  • Genere: FANTASY
  • Specifiche tecniche: 35 MM, PANORAMICA, PANAVISION, DE LUXE
  • Tratto da: film "Joe il pilota", soggetto di Chandler Sprague e David Boehm e sceneggiatura di Frederick Hazlitt Brennan e Dalton Trumbo
  • Produzione: STEVEN SPIELBERG, FRANK MARSHALL, KATHLEEN KENNEDY PER AMBLIN ENTERTAINMENT, U-DRIVE PRODUCTION
  • Distribuzione: UIP (1990) - CIC VIDEO - DVD: COLUMBIA TRISTAR HOME VIDEO

NOTE

- REMAKE DI "JOE IL PILOTA" (1943) DI VICTOR FLEMING, CON SPENCER TRACY.

CRITICA

"'Always - Per sempre' è un film incantevole e stupidissimo. Anzi, è proprio la conferma che il cinema-cinema, quello che i francesi chiamano 'se vrai cinéma la', per toccare il cuore, deve essere un po' stupido. Tento di usare l'aggettivo nell'accezione più affettuosa, come si dà dello stupido a qualcuno che si ama. Ma la maggioranza dei critici americani ha decretato che il film è stupido senza sfumature. Quasi sempre infallibile nelle scelte, stavolta Steven Spielberg produttore e regista ha sbagliato: incassi scarsi in USA e Inghilterra, Oscar zero e un noioso strascico legale per i diritti d'autore di una sceneggiatura che nasce dal travaglio di una decina di scrittori." (Tullio Kezich, 'Il Corriere della Sera', 31 marzo 1990)

"Per dirla secca, è una storia di fantasmi, una categoria del fantastico che fu a iosa coltivata nel cinema tra le due guerre, fino ai primi anni 50. 'Un fantasma cinematografico è un fantasma garantito perché è fotograficamente vero...' scriveva Roger Manvell. Nel far riscrivere la storia, Spielberg l'ha aggiornata, trasferendola tra i piloti d'aerei antincendio. La prima parte del film, quei quaranta minuti che precedono la morte eroica dello spericolato eroe, è per me una delizia: la capacità di dare vita al microcosmo della base aerea; i battibecchi amorosi tra quel sornione di Dreyfuss e la bravissima (fin troppo) Holly Hunter ('Dentro la notizia'); la colorita caratterizzazione dei personaggi di contorno (il buffo grassone di John Goodman) la grande scena di Dorinda, con l'abito bianco, l'efficacia delle riprese aeree e degli effetti speciali nel sorvolo a bassa quota dei boschi in fiamme, qualche momento magico nell'uso della luce e del colore sono altrettante conferme della perizia con cui Spielberg sa riscattare per virtù di stile un materiale narrativo in cui gli stereotipi pullulano." (Morando Morandini, 'Il Giorno', 4 aprile 1990)

"I sentimenti, l'amore, ma anche la gelosia e l'amicizia, si seguono perplessi perché non risparmiano gli effetti queruli, privilegiano il patetico, si diluiscono in dissertazioni continue sul bene, il male, gli spiriti buoni, i morti da non legar troppo alla terra con i nostri ricordi ed altre cose in sé giuste. Restano gli interpreti. Richard Dreyfuss, al posto di Spencer Tracy, fa rimpiangere chi lo ricorda, ma riesce a darsi un contegno, specie quando lo invade la gelosia, la donna che vorrebbe amare sempre (always dice il titolo), è Holly Hunter, senza grande fascino (per questo, forse, guida aeroplani), il pilota da proteggere è Brad Johnson, una faccia nuova, figlio, ci dicono, di un cow-boy dell'Arizona. E' presto per giudicarlo. Da citare anche come 'messaggera celeste', Audrey Hepburn, ma ahimé gli anni le pesano." ('Il Tempo', 31 marzo 1990)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy