Alta infedeltà

ITALIA - 2010
2/5
Alta infedeltà
Commedia degli equivoci ambientata in una tranquilla villetta borghese. Un marito fedifrago si vede costretto dalla propria amante a dare una svolta definitiva al loro rapporto. La porterà quindi in un appartamento vicino alla sua abitazione e cercherà di sviare i sospetti della moglie facendo passare la donna come nuova vicina e compagna del suo migliore amico. Il tentativo dell'uomo di non far emergere la verità verrà più volte meno, ma ogni volta riuscirà a trovare una scappatoia. Tuttavia, quando la moglie chiederà al marito di invitare la coppia a cena le cose si metteranno al peggio per tutti i presenti...
  • Altri titoli:
    Un marito per due
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, FARSESCO
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Tratto da: commedia "Un marito per due" di Claudio Insegno
  • Produzione: DUE P.T. CINEMATOGRAFICA
  • Distribuzione: MEDIAPLEX ITALIA
  • Data uscita 26 Febbraio 2010

TRAILER

RECENSIONE

di Giulia Lucchini

Filippo (Pino Insegno) cerca di nascondere alla moglie Magda (Marta Altinier) la vaporosa e svampita amante Giuly(Justine Mattera), trasferitasi nella villa adiacente; saranno coinvolti in questa catastrofe imminente il suo migliore amico Giorgio (Claudio Insegno) e altri personaggi, dando vita ad una sarabanda di eventi e a una serie di rocambolesche azioni.
Nello scenario di una comicità segnata dagli equivoci Alta infedeltà, film di Claudio Insegno, fratello di Pino, è un continuo scambio d’identità e nomi (Magda diventa Minchia), giochi di parole e paronomasie, un puzzle di abbinamenti di coppie e termini che si incastrano e alla fine rompono il capo, nel vero senso del termine. L’atto mancato (il non detto) avvia il meccanismo delle reazioni a catena e le corse dei personaggi, come il divano che passa da una villa all’altra. Adattamento dell’esilarante commedia teatrale “Un marito per due” (2005), il regista elabora la storia e la farsa a livello cinematografico, ma lo stile resta teatrale: tutto si svolge su un unico palcoscenico – la villa borghese – e la recitazione degli attori è esasperata e caricaturale. I caratteristi come Marco Messeri (il maggiordomo con la zeppola), Maurizio Casagrande (l’asmatico con le sue performance gutturali e il gargarozzo) e Biagio Izzo (il pompiere piro-fobico) sono i più riusciti e Justine Mattera, nel ruolo dell’americana, è brava. Viene in mente il cinema dei telefoni bianchi degli anni ’40 (Mario Camerini), girato nei teatri di posa, descrizione di un mondo borghese che evade altrove, irreale, lontano dai tormentoni intellettuali e dalla psicologia; lo si accosta alla tv e al quartetto della Premiata Ditta, certo non ricorda Billy Wilder e i grandi della commedia americana anni ’60 che ha citato il regista come riferimenti. Alta infedeltà ha comunque il merito di strappare qualche risata evitando la volgarità e le parolacce.

CRITICA

"La pochade è parigina: già a Lione l'inventiva adulterina cala. Figurarsi fuori Roma, specie se si sceglie il tono da avanspettacolo, quello che soffoca la storiella di corna di Claudio e Pino Insegno e che dal teatro è passata al cinema col titolo 'Alta infedeltà'. Per finanziarsi con ogni possibile pubblicità, i due Insegno spostano un divano - conteso fra moglie e amante - di qua e di là, aprono il frigorifero solo per inquadrare un'etichetta d'acqua minerale e soprattutto si agitano, straparlano, fanno smorfie. Ma non fanno ridere." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 26 febbraio 2010)

"Guarda chi si rivede! Il teatro boulevardier, che da un secolo è dato per morto e invece continua a sopravvivere. Anche se i vizietti privati che detto teatro metteva alla berlina - affinché il pubblico borghese destinatario dello spettacolo potesse ridere di se stesso esorcizzandoli - non sono più considerati vizietti, né tantomeno rimangono segreti. Oggi nessuno si scandalizza più di nulla; e figuriamoci se, come nel caso di 'Alta infedeltà', è solo questione di corna. Così, cancellato ogni eventuale aspetto di satira sociale, nella pochade che i fratelli Insegno hanno tradotto dal palcoscenico allo schermo, a restare in piedi è il semplice meccanismo del gioco degli equivoci nella cornice televisiva di un paio di villette residenziali del Viterbese. Gli attori comunque hanno i tempi giusti e Maurizio Casagrande fa un gran bel numero." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 26 febbraio 2010)
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