Alla fine della notte

ITALIA - 2002
Alla fine della notte
Bruno Spada, regista e attore di successo, a 49 anni sente il bisogno di ripercorrere la sua vita. Non è tanto alla ricerca delle origini del suo male di vivere quanto del suo personale 'daimon', il destino che ha disegnato la sua vita e al quale non può sfuggire. Il tema della generazione del '68 cui Bruno appartiene - la prima che ha visto perdere di senso ideali e valori - si intreccia con quello del suo rapporto con le donne - generose eppure castranti - delle sue radici meridionali - arcaiche e violente - e, infine, con il cinema come strumento di conoscenza e di approfondimento.
  • Durata: 95'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM.
  • Produzione: ENZO GALLO PER CENTRALE D'ESSAI S.R.L.
  • Distribuzione: MINERVA PICTURES

NOTE

- PRESENTATO AL TAORMINA BNL FILM FESTIVAL 2003.

CRITICA

"Dai tempi di 'Immacolata e Concetta' (1979) Salvatore Piscicelli ha fatto 8 film. Di questi, 4 hanno per sfondo Napoli e altri 4, fra cui gli ultimi 3, il cinema. Il cinema è dunque il suo paese d'elezione, come si dice di uno scrittore che 'abita' la sua lingua. I trapianti però non sono mai indolori e nella nuova fase vibrano corde più malinconiche, meno selvagge che a Napoli. 'Alla fine della notte' unisce il rimpianto per le radici perdute alla fiducia nel cinema. Ma anche questa fiducia va messa alla prova e lo sa bene Ennio Fantastichini, attore-regista in profonda crisi che compie un suo personale 'viaggio in Italia' per fare i conti con se stesso. (...) Ma più scende a Sud, più il film sale di tono. Per culminare nell'incontro col pacificato Toni Bertorelli e in un confronto col padre che è la cosa migliore di un film discontinuo ma sofferto e personale fino all'impudicizia. A quando il ritorno a Napoli?". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 27 giugno 2003)

"Sembra un film di un'altra epoca. Certo: se un'ispirazione di tal genere produce 'Otto e mezzo', non c'è epoca o moda che tengano. Anche se non si sa mai se si è capaci di riconoscerlo l'Otto e mezzo di turno. O forse, chissà, in un clima come quello che stiamo respirando, 'Otto e mezzo' non potrebbe proprio nascere. Sta di fatto che 'Alla fine della notte' lascia freddi. Al contrario dei due precedenti film di Piscicelli, 'Il corpo nell'anima' e 'Quartetto': di natura ambedue genuinamente sperimentale, di forte vocazione 'autoriale', ma carichi di passione e molto comunicativi. Malgrado la palese intensità partecipativa del protagonista, di un attore così sensibile alle emozioni come Ennio Fantastichino, non ci si riesce a credergli. O meglio di trovare interessante la crisi da bilancio di questo personaggio così chiuso nei confini della propria psiche. Che, per dirla schietta, se la canta e se la suona da solo". (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 28 giugno 2003)

"Salvatore Piscicelli è un autore da seguire, sempre sperando in un film che gli riesca in pieno, capace comunque di trasmettere emozioni cavando il meglio dagli interpreti". (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 28 giugno 2003)
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