Alive in France

FRANCIA - 2017
3/5
Alive in France
Il grande regista Abel Ferrara ha segnato la storia del cinema con i suoi neo-noir provocatori e controversi, ma com'è la vita lontano dal set dell'eterno 'bad boy' di Hollywood? Alive in France è un autoritratto inaspettato e sincero che svela i retroscena meno noti della vita personale di un maestro del cinema. Un flusso di coscienza che racconta Ferrara nell'inedita veste di cantante e musicista, in un tour in cui si mescolano insieme le colonne sonore dei suoi film più importanti, le amicizie di vecchia data, i ricordi del passato trasgressivo e i nuovi affetti familiari.
  • Durata: 79'
  • Colore: C
  • Genere: DOCUMENTARIO
  • Produzione: BATHYSPHERE, IN ASSOCIAZIONE CON KNM
  • Distribuzione: MARIPOSA CINEMATOGRAFICA (2019)
  • Data uscita 19 Maggio 2019

TRAILER

RECENSIONE

di Andrea Giovalè
Abel Ferrara, il noto autore di cinema statunitense, è ormai uniformemente ritenuto un ribelle, un bad boy. Duro, spigoloso, sempre in conflitto con i produttori e le loro restrizioni. Alive in France ci offre, invece, un punto di vista alternativo.

Non che Ferrara, nel suo auto-documentario, rinunci alla propria identità. Semplicemente, la inquadra da un’altra prospettiva, quella del musicista. Il film segue il tour francese del suo gruppo musicale, organizzato in occasione della rassegna Addiction at Work, promossa dalla Cinematheque de Tolouse, sul cinema del regista.

Di cinema si parla comunque, beninteso, ma, in generale, si parla poco. Alive in France è un arazzo: comunica con le proprie immagini, intessuto dai fili di una band alle prese con problemi fin troppo umani: invitare persone ai concerti, esigere un soundcheck all’altezza, appassionare il pubblico. Poco importa che il batterista originale sia assente, per problemi di no-fly list, anzi, fa quasi bene al documentario quel pizzico di conflitto in più, che lo avvicina alla narrativa.



Il conoscitore di Abel Ferrara è premiato con la possibilità di sbirciare nella vita del regista, ascoltare aneddoti, assistere a reazioni naturali imprevedibili, non scritturate, insieme ad amici, colleghi, sconosciuti e familiari. Il non-conoscitore potrà comunque godersi un degno documentario musicale, tra soundtrack neo-noir originali e musica rock con tendenze underground.

Ne emerge l’esplorazione di un ambiente, quello francese e, sul finale, parigino, al contempo cinematografico e sociale, generazionale, descritto di rimando dall’occhio di chi, con occhi e orecchie, crea storie. In conclusione, i profili del musicista e del regista collidono in una sola (carismatica) persona. Forse era a questo che ambiva Abel Ferrara, con Alive in France, e a questo arriva puntuale.

NOTE

- SELEZIONATO ALLA 49. QUINZAINE DES RÉALISATEURS (CANNES 2017).

CRITICA

"(...) autoritratto 'musical-road movie', girato nel tour francese compiuto lo scorso autunno con la sua band. Il repertorio? II più personale che potesse concepire, essendo composto dal meglio delle colonne musicali dei propri film, delle cui canzoni è l'autore. (...) Emoziona vederlo ad occhi chiusi mentre intona le lyrics da Bad Lieutenant (II cattivo tenente,1992), parole di un'autobiografia tossica e geniale (...). II figlio del Bronx ha una figlia piccolissima avuta dall'ultima moglie Christina Chiriac, giovane e sinuosa mentre danza guardando il marito cantare e suonare. Un quadretto idilliaco se non fosse che a interpretarlo c'è uno dei protagonisti più sovversivi, scomodi e refrattari ad ogni sistema, adorato dai cinefili e dal popolo. Un uomo libero, e mai così alive." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 21 maggio 2017)

"(...) è l'aspetto delle reunion, del ritrovarsi per evocare, attraverso la musica, stralci di vita condivisa, che dà al film il suo calore e la sua originalità ¿a partire dal titolo che, con un gioco di parole introduce, oltre all'elemento della musica live, anche quello dell'essere sopravvissuti. (...) Diversamente dalle immagini dei concerti di John Carpenter, viste durante la tournée dell'anno scorso, qui tutto è low tech, low key intimo, raccolto - uno spazio notturno, in cui insieme agli spettri degli amici scomparsi, si materializza sul palcoscenico anche la nuova, giovanissima, moglie di Ferrara, Cristina Chiriac, con l'attrice Dounia Sichov. Sulle spalle precocemente curve del regista, ogni tanto rimbalza una bambina bionda - è sua figlia Anna, (...)." (Giulia D'Agnolo Vallan, 'Il Manifesto', 21 maggio 2017)

"Abel Ferrara comes alive. È musica tratta dai suoi film il nuovo documentario del regista del 'Cattivo tenente' che suona pezzi rock delle colonne sonore della sua filmografia con i musicisti che lo accompagnano da sempre. Jam session senza misteri con moglie moldava e figlia italiana in scena per l'italiano del Bronx. La tournée francese tra Tolosa e Parigi viene consegnata agli archivi del cinema, aspettando - forse invano - che Ferrara torni al primo amore e dia addio ai docufilm." (Stefano Giani, 'Il Giornale', 16 maggio 2019)
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