Alita - Angelo della battaglia

Alita: Battle Angel

USA, CANADA - 2018
Una ragazza che vive nel corpo di un cyborg desidera recuperare la memoria per scoprire chi è veramente.

CAST

NOTE

- ALLA REGIA ERA STATO INIZIALMENTE ACCOSTATO JAMES CAMERON.

CRITICA

"Come prendere tre Oscar - due di Christoph Waltz e uno di Mahershala Ali - e buttarli. Una cyborg girl, risvegliata nel 2563, non ricorda nulla ma s'innamora di un ragazzo che smania per il paradiso della città sospesa. La strada non è lastricata di opere buone ma di delitti che danno più crediti dei corsi professionali di oggi. Vince l'Eden chi ammazza di più e conquista la Champions di rollerball. Ma neppure le autoreggenti fuori luogo di Jennifer Connelly resuscitano una brasata platea." (Stefano Giani, 'Il Giornale', 14 febbraio 2019)

"(...) Lasciate dunque, o voi adulti che entrate al cinema, la speranza che, ai larghi mezzi investiti in 'Alita' corrisponda altrettanta originalità. Questa è piuttosto la sagra del déjà vu. Siate poi accorti: preparatevi procurandovi il fumetto d'origine, così come una volta ci si procurava il libretto per andare all'opera. Opportunamente attrezzati, riuscirete a seguire le immagini, perché ritmo forsennato, presunzione che lo spettatore già conosca questo futuro d'impronta rétro, scarsa propensione a concatenare logicamente gli eventi mostrati fanno di 'Alita' un arduo cimento per i non adepti del manga. (...) (Keehan Johnson) Immenso attore, confinato però quasi sempre in ruoli di cattivo, Waltz è qui nel ruolo di un buono. Jennifer Connelly - uno dei volti più belli dell'America - ripropone il suo fascino maturo, nonostante il suo personaggio paia essere stato sforbiciato nel montaggio di un film che supera comunque le due ore. Rosa Salazar doveva interpretare Alita già dodici anni fa, ora ci è riuscita brillantemente. Che la quantità sopperisca alla qualità è stato a lungo giustificato da incassi superiori alle attese (in particolare nel caso di Titanic), perché - se un film è anche arte - il cinema è industria. Ma resta il quesito: andrà sempre così?" (Maurizio Cabona, 'Il Messaggero', 14 febbraio 2019)

"U n film ibrido, tra animazione e live-action, computer grafica e motion capture: eppure non artificiale, ma con un fondo umanistico inaspettato in un prodotto del genere. Lo sviluppo è stato lunghissimo, da quando James Cameron acquistò i diritti del manga di Yukito Kishiro al momento in cui ha affidato la regia a Robert Rodriguez. (...) Sotto gli occhi dello spettatore si forma un universo cyberpunk che lascia senza fiato. I fan dell'azione ameranno i combattimenti, di una brutalità insolita per un film mainstream; il pubblico adulto ci troverà riferimenti a 'Metropolis' di Fritz Lang (la verticalità classista del potere) e un sottotesto acuto sulle trasformazioni, fisiche ed emotive, dell'adolescenza." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 14 febbraio 2019)

"Naturale che il cineasta di 'Terminator' fosse attratto dall'idea di portare sullo schermo 'Alita', il manga cyberpunk creato da Yukito Kishiro nel 1990. Solo che, quando la computer graphic ha raggiunto i sofisticati livelli auspicati, James Cameron - ormai impegnato nella realizzazione dei sequel di 'Avatar' (il numero due è previsto in uscita nel 2020) - si è limitato ad assumersi i ruoli di produttore e co-sceneggiatore, affidando il timone della regia a Robert Rodriguez. (...) Dall'insieme è facile arguire che il film, al pari del personaggio efficacemente incarnato in motion capture da Rosa Salazar, è costruito con "pezzi" già usati, e in pellicole più valide, da 'Blade Runner' a 'Terminator' a 'Ghost in the Shell'. Fra una rocambolesca scena di azione e un'altra c'è anche spazio per una storia d'amore fra Alita e un ragazzo umano, Hugo, interpretato dal poco espressivo Keean Johnson; mentre, se il copione fosse stato meno insulso, avremmo potuto meglio apprezzare la presenza di attori del livello di Christoph Waltz, Jennifer Connelly e Mehershala Ali. Quanto a Rodriguez possiede un' esuberante vena fumettistica che magari accontenterà il pubblico dei fan, ma niente a che vedere con il talento del grande Cameron." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 14 febbraio 2019)

"In principio fu un fumetto, anzi un manga giapponese, anzi un graphic novel di Yukito Kishiro. Dieci anni dopo la nascita James Cameron s'innamorò del comic e decise di farne una versione kolossal. Diciotto anni dopo la decisione, il progetto ha preso forma. Cameron con la mente intasata da un progetto seriale di 'Avatar' ha passato la mano a Robert Rodriguez (saggia decisione? Mica tanto come diremo più avanti). (...) In teoria dovrebbe piacere al mondo intero. Perché 'Alita' film è nato da un trust di cervelli che pensano solo in termini di grande cinema. Da Cameron a Rodriguez non trascurando la benedizione di Guillermo del Toro. Per 'Alita' Cameron ha messo a disposizione di Rodriguez un budget da 200 milioni di dollari. Che spesso si vedono. Nelle sequenze del Motor Ball, nelle panoramiche di Iron City (colaratissima e battuta dal sole) ma sporca e disperata come la Città degli Angeli di 'Blade Runner'. Nell'uso davvero avanzato della motion picture (le scene d'azione sono forse il top stagionale). Però... però, perchè siamo usciti dal cinema con un'invincibile sensazione di déjà vu? Programmato troppo a lungo dal trust di grandi cervelli di cui sopra, 'Alita' risente del passaggio nel frattempo di troppi film di super eroi, di troppe ispirazioni venute da lontano (il Motorball viene dal Rollerball, Iron City da Frisco, Zalem dall'Olimpo di 'Hunger games'). Oh cavolo, vuoi vedere che siamo entrati nel cinema credendo di vedere un grande Cameron e siamo usciti con un discreto Rodriguez (sia pure ad alto budget)?" (Giorgio Carbone, 'Libero Quotidiano', 14 febbraio 2019)
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