Alien: Covenant

USA - 2017
3,5/5
Alien: Covenant
A bordo dell'astronave Covenant tutto è tranquillo; l'equipaggio e le altre 2.000 anime sul vascello d'esplorazione sono profondamente addormentate nell'iper-sonno, lasciando che Walter, l'organismo sintetico a bordo, cammini da solo per i corridoi. La nave è in viaggio verso il lontano pianeta Origae-6, sul fianco estremo della galassia, dove i coloni sperano di stabilire un nuovo avamposto per l'umanità. La pacifica tranquillità del viaggio viene interrotta quando una vicina esplosione stellare distrugge le vele di raccolta di energia della Covenant, provocando decine di vittime e facendo deragliare la missione. Ben presto i membri superstiti dell'equipaggio scoprono quello che sembra essere un paradiso inesplorato, un Eden indisturbato con montagne coperte di nuvole e immensi alberi altissimi, molto più vicino di Origae-6 e potenzialmente altrettanto valido per ospitarli. Quello che hanno trovato, tuttavia, è un mondo oscuro e mortale pieno sorprese e tranelli. Messi di fronte a una terribile minaccia, al di là della loro immaginazione, gli esploratori dovranno tentare una fuga precipitosa per uscire dalla trappola.
  • Altri titoli:
    Prometheus 2
  • Durata: 121'
  • Colore: C
  • Genere: FANTASCIENZA, THRILLER
  • Specifiche tecniche: ARRI ALEXA XT, ARRIRAW/DIGITAL INTERMEDIATE, D-CINEMA (1:2.35)
  • Produzione: RIDLEY SCOTT, MARK HUFFAM, MICHAEL SCHAEFER, DAVID GILER, WALTER HILL PER SCOTT FREE PRODUCTIONS, TWENTIETH CENTURY FOX FILM CORPORATION, BRANDYWINE PRODUCTIONS, TSG ENTERTAINMENT
  • Distribuzione: 20TH CENTURY FOX ITALIA
  • Data uscita 11 Maggio 2017

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco

“Nello spazio nessuno può sentirti urlare”.


 

Prosegue il cammino di avvicinamento alle vicende raccontate in Alien (1979). Una decina d’anni dopo i fatti di Prometheus, primo capitolo della trilogia prequel della saga, ci troviamo a bordo della nave madre Covenant, anno 2104.

L’equipaggio e le oltre 2.000 forme di vita embrionali dormono nell’ipersonno. La destinazione è il pianeta Origae-6, sul fianco estremo della galassia, dove i coloni sperano di stabilire un nuovo avamposto per l’umanità. A bordo, l’unico sveglio è l’organismo sintetico Walter (Michael Fassbender), chiamato a controllare costantemente i parametri vitali di ognuno e dell’astronave stessa.

Un’imprevista esplosione stellare, però, cambia le carte in tavola: l’equipaggio – che perde alcuni componenti – è costretto a svegliarsi anzitempo, la missione deraglia. E, da un luogo sconosciuto, arriva un misterioso segnale audio.

“Lo senti?”
“Che cosa?”
“Il niente. Nessun uccello, nessun animale. Niente”.



 

Quel segnale li richiama su un pianeta sconosciuto, più facilmente raggiungibile di Origae-6 e, potenzialmente, altrettanto valido per ospitarli. È un’occasione da non perdere. La squadra inviata in ricognizione – composta tra gli altri dal capitano Oram (Billy Crudrup) e l’esperta di terraformazione Daniels (Katherine Waterston) – si ritrova così in una sorta di paradiso ancora apparentemente inesplorato: ma quell’Eden indisturbato, con montagne coperte di nuvole e alberi altissimi, nasconde in realtà una minaccia terribile, ben al di là della loro immaginazione.

E ben presto saranno costretti a rivedere il concetto di colonizzazione. Dalla prospettiva opposta.

La traccia è segnata. Ridley Scott scopre le carte, si serve dell’Entrata degli Dei nel Valhalla di Richard Wagner per sottolineare, amplificandolo, il passaggio cruciale che dopo Prometheus lo sta riportando verso la creatura primigenia, Alien.


 

È un percorso circolare, e coerente in un certo qual modo, che svela poco a poco quanto (quella che sarà) la battaglia senza esclusione di colpi tra Ellen Ripley e lo xenomorfo sia in realtà figlia di un disegno, una strategia messa in atto anni prima.

È la questione filosofica, prima ancora che (fanta)scientifica, ad alimentare la natura della saga-prologo e in questo secondo capitolo, Alien: Covenant Future Film Festival (oggi in anteprima al di Bologna, dall'11 maggio nelle sale italiane), esplode con veemenza la riflessione sulle derive colonizzatrici che, da sempre, hanno contraddistinto gli esseri umani.

Da questo punto di vista, il film di Scott – mai così esplicitamente horror – sfrutta anche l’ambiguità legata alla (doppia) figura dell’androide. L’incontro tra Walter e il suo omologo sintetico, David, rimasto su quel pianeta dopo la disfatta del Prometheus, apre scenari per certi versi già esplorati in Blade Runner (sulla natura umana dei replicanti), declinando in termini di ossessione e tensione all’onnipotenza anche le creazioni degli uomini.

Spettacolare per ambientazioni ed effetti speciali, inquietante nella resa sempre più famelica e distruttiva degli xenomorfi, parassitoidi devastanti quasi impossibili da debellare, il film regala momenti cari ai cultori della saga (come la ricomparsa dello Stringifaccia…) ma non riesce a salvarsi da alcune situazioni al limite del ridicolo involontario (alcuni dialoghi tra i “due” Fassbender sono da antologia, in questo senso).


 

Al netto di questi scivoloni, però, la visione resta un passaggio impossibile da eludere. In attesa dell’ulteriore, ultimo (?), capitolo che – nuovamente – ci ridesterà dall’ipersonno per sbatterci in faccia l’incubo alieno. Ennesimo patto (covenant…) cui dovremo sottostare prima di tornare sulla Nostromo di Ripley. L’anno 2122 è vicino.

CRITICA

"È il sesto film della serie, affidato ancora una volta a Ridley Scott, creatore del primo e fautore di un inizio capace di rimodulare la storia. Siamo a dieci anni dagli eventi narrati in 'Prometheus', che svelava le origini dell'alieno e temerariamente tentava di farlo anche delle nostre. Anche questa volta il senso epico dell'avventura non manca, con la sua elegante visionarietà." (Luca Pellegrini, 'Avvenire', 12 maggio 2017)

"Nell'universo del cinema 'fantastico', 'Alien' rappresenta il punto di congiunzione tra il filone fantascientifico e quello orrorifico. Della sua natura horror testimonia il fatto che, contrariamente alle saghe in cui l'eroe (Tarzan, Batman...) è sempre lo stesso mentre cambiano i cattivi, qui la stabilità è garantita dal mostro, il celebre xenomorfo creato dall'artista svizzero H.R. Giger per l''Alien' del 1979. Soprattutto dopo l'uscita del personaggio di Ellen Ripley, infatti, che teneva testa al mostro nei primi episodi, i 'buoni' sono sempre più secondari, intercambiabili e, comunque, destinati a una brutta fine. 'Alien: Covenant' arriva cinque anni dopo 'Prometheus', il film con cui Ridley Scott aveva ripreso la saga da lui stesso inaugurata, ed è intitolato a un'altra astronave: la Covenant (...). Sul piano della qualità il nuovo 'Alien'-movie di Scott è una bella riuscita. Non all'altezza del prototipo (che era favorito anche dall'effetto-sorpresa), forse, ma superiore a 'Prometheus'. Spingendo di più il pedale nel territorio orrorifico, il regista crea un universo dark molto suggestivo, un pianeta dal cielo cupo e piovoso che gli permette di evadere dai claustrofobici cunicoli dell'astronave attraverso i quali il mostro insegue da quasi quarant'anni le sue vittime umane. Ci sono anche quelli, intendiamoci, e abbondanti, contribuendo a creare un inevitabile effetto di déjà-vu. Ma si tratta di uno dei marchi di fabbrica della serie, assieme ad altri che il film non ci fa mancare (...). Non si nega che il film contenga qualche nota meno intonata; come un prologo con vaghe disquisizioni sulla creazione. Però l'azione riprende subito quota, in un crescendo bene organizzato e più coinvolgente degli innumerevoli blockbuster tratti da fumetti che circolano per gli schermi. Anche perché qui gli effetti speciali, pur essenziali (a cominciare dal mostro ), non tendono a prendere il sopravvento sui personaggi. Una buona parte della suggestione è garantita dai contenuti mitici di cui il film è ricco." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 11 maggio 2017)

"La quota filosofica dell'avventura di «Alien: Covenant» è affidata allo scontro tra l'Io e il suo doppio, con Fassbender che osserva se stesso recitando nei due ruoli di Walter e David. I dialoghi sono volutamente altisonanti. Forse troppo. Ma una cosa è certa. Per indossare la duplice maschera di generoso «super-maggiordomo» e di entità satanica capace dei peggiori misfatti, non poteva esserci attore più adatto di Fassbender. Angelo caduto in volo, sospeso tra inferno e paradiso." (Fulvia Caprara, 'La Stampa', 11 maggio 2017)

"Si va speranzosi di godere un rilancio di atmosfere e ossessioni della saga apocalittica e visionaria, la lotta tra umano e alieno nello spazio profondo, l'ibrido osceno delle due parti, la solita domanda sul 'chi siamo'. Si esce soddisfatti a metà (...). Può coinvolgere l'atmosfera da B-movie (nonostante i mezzi), sul pianeta della Grande Madre 'gestito' dall'androide Walter, emblema di nuovi dei (Fassbender nel doppio ruolo dell'androide buono). Caduta inevitabile, lo stesso brand grafico del solito Alien (ai tempi Oscar per Giger e Rambaldi) in 35 anni di film." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 11 maggio 2017)

"Piacerà ai fan delle grandi avventure spaziali, anche se ovviamente il vecchio, primo 'Alien' è irraggiungibile (in quello c'era tutto, dal fanta thriller ai richiami letterari) e Ridley Scott, trentotto anni dopo non può più essere lo stesso. Rimane comunque un professional da tanto di cappello. Visivamente 'Covenant' è sempre al massimo dello splendore. (...) Nel predisporre l'operazione (che è chiaramente mercenaria, Ridley sta accumulando una fastosa pensione con questo 'Alien' e con quelli a venire) Scott non ha dimenticato per strada i suoi temi di sempre, dal 'leit motiv' dell'immortalità (gli uomini muoiono, i robot forse no) al femminismo (è la donna a sopravvivere, non i maschi). Tutto bene, dunque? Beh, intendiamoci, la trama in fondo è sempre la stessa da 38 anni. La stessa che però non annoia. Ridley per fortuna nemmeno stavolta si scorda di essere uno dei più grandi direttori d'azione mondiali. E non manca di dimostrarlo." (Giorgio Carbone, 'Libero', 11 maggio 2017)

"Parte come un episodio di Star Trek per poi deragliare in un ripetitivo horror game. Si arriva anche ad inserire Wagner pur di risollevare l'esito di un film deludente, tirato per i capelli, con finale prevedibile. Un encomio a Fassbender, costretto a metterci due volte la faccia." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 11 maggio 2017)

"Il risultato finale è leggermente discontinuo. Stupendo il luminoso prologo tutto di parola, avvincente il thriller tenebroso sul pianeta misterioso ma deludente su alcune scelte di cast (...). Ma se amate 'Alien', e quindi il cinema, non potete perdere questo nuovo appuntamento. Anche perché non sarà l'ultimo." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 7 maggio 2017)
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