Alexandra

Aleksandra

FRANCIA, RUSSIA - 2007
Alexandra
Un ufficiale russo di stanza in Cecenia riceve la visita della nonna Alexandra, dallo spirito libero e dalla franchezza sconvolgente. L'arrivo della donna porta scompiglio nel campo militare e quando si reca nel villaggio vicino per fare la spesa, il contatto con gli abitanti del luogo la rende consapevole del fatto che le differenze tra russi e ceceni non sono così evidenti da giustificare un conflitto.
  • Durata: 92'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1.66)
  • Produzione: PROLINE FILM, RÉZO PRODUCTIONS
  • Distribuzione: MOVIMENTO FILM
  • Data uscita 30 Maggio 2008

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
"Non ho voluto raccontare una cronaca della Cecenia: in Alexandra non si dice mai che ci si trova a Grozny. Anche il cinema, piccola arte rispetto alla letteratura, è in grado di parlare di guerra senza mostrarla. Chi fa film bellici fa film romantici, ma la guerra, qualunque guerra, non ha nulla di affascinante": Aleksandr Sokurov sulla sua nuova opera, Aleksandra. Censurato sotto il regime sovietico, il regista russo, classe 1951, ha conquistato fama internazionale grazie al plauso dei cinephiles e dei festival occidentali (fondamentale il contributo produttivo del nostro Marco Müller), con titoli quali Madre e figlio (1997), la serie delle Elegie inaugurata nel 1985, Arca Russa (2002), e la eterodossa trilogia sul potere di Moloch (1999, su Hitler), Taurus (2001, su Lenin), Il sole (2005, su Hirohito), che non stigmatizza l'orrore del dittatore, bensì l'eccezionalità dell'uomo, fregandosene del politically correct in favore di quell'approccio irriducibilmente umano e umanista che costituisce il leitmotiv della sua filmografia. Presentato in concorso a Cannes, premiato con il Robert Bresson alla Mostra di Venezia, Alexandra prosegue su questa via, muovendosi fra i poli del dato storico e della rappresentazione artistica attraverso lo sguardo di una donna, una nonna, che incarna in una prospettiva simbolica il rapporto fra guerra e pace, ovvero fra vita e morte. Con la morte, Sokurov è stato a diretto contatto durante le riprese: 28 giorni in condizioni estreme, fra la zona di Grozny e quella di Khankala, occupata dalle truppe russe. E lo schermo lo riflette, fedelmente, nel viaggio alla postazione militare cecena di una nonna russa, desiderosa di incontrare il nipote militare che non vede da anni. A interpretarla la splendida ottuagenaria Galina Vishnevskaya, cantante lirica e vedova del violoncellista Rostropovich (coppia già protagonista di una commossa Elegia): "E' la nonna di tutti i soldati al fronte, e la madre di tutte le vedove cecene, Aleksandra doveva rappresentare la luce della ragione, l'intelligenza che sovrasta il clangore delle armi", ha dichiarato Sokurov. C'è da sottoscrivere, in toto. Il corpo di Galina Vishnevskaya è il corpo di Alexandra, ma soprattutto di Alexandra: è lei l'immagine-movimento e l'immagine-tempo del film. Immagine di una convivenza possibile nel nome della comune umanità, tempo (dilatato) di saggezza sottratto al parossismo bellico: Alexandra sa farsi, sul campo, sintesi pacifica tra due violenze uguali e contrarie, russa e cecena. E con fermezza, acutezza e semplicità ne dimostra l'inconfutabile nonsense, l'estraneità alla natura stessa dell'uomo. Come? Con ineludibile presenza scenica, lei, e lo straordinario "fuoricampo interno" in cui Sokurov occulta le armi. In breve, la guerra c'è ma non si vede, affinché l'action possa cedere alla contemplazione, il guerrilla-style alla prosa elegiaca di Alexandra, il vulnus al pharmakon, lo status ondivago - e talvolta infido - del docu-fiction al Cinema, piccola ma pur sempre arte. Non è un film facile da seguire (92 lunghi minuti), ma ancor più ostiche, leggi terribili, sono le ragioni di questa "insostenibilità": ci manca forse la guerra?

NOTE

- IN CONCORSO AL 60MO FESTIVAL DI CANNES (2007).

CRITICA

"'Alexandra' è dunque la grande sorpresa del Festival. Sokurov l'ha scritto e diretto, occupandosi della guerra in Cecenia dopo altri film di registi russi: 'Il prigioniero del Caucaso' di Bodrov, 'Il ladro' di Pavel Ciukraj (almeno nella versione originale, perché quella italiana è mutilata); 'La casa dei matti' di Konchalovsky. Ma Sokurov ha trovato una chiave nuova: la visita al campo della nonna di un giovane capitano. Ne deriva un film perfetto per dialoghi, recitazione, imparzialità. Un premio in più, oltre alla Palma d'oro, 'Alexandra' lo meriterebbe perché s'astiene dal classico grimaldello festivaliero: 1'ostentazione pacifista." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 25 maggio 2007)

"Affidando al direttore della fotografia Aleksandr Burov il tradizionale lavoro sui colori denaturati,
Sokurov racconta un mondo dove è facile perdere l'orientamento, dove la rassegnazione sembra essersi impadronita sia dei soldati che dei civili e dove soprattutto la logica distruttrice della guerra finisce per schiacciare tutti, chi dovrebbe farla (non si vedono mai combattimenti, ma solo spostamenti di mezzi pesanti e di elicotteri) e chi la subisce. L'amicizia istintiva tra gli esseri umani, come quella che appunto unisce Alexandra con le donne cecene, è il messaggio evidente di un film che affascina con la bellezza delle immagini e l'universalità del suo messaggio, scavando nei sentimenti umani (la solitudine affettiva del nipote soldato) più che nelle loro azioni. Ma da un regista come Sokurov che in altri film aveva saputo raccontare con ben maggiore drammaticità la faccia nascosta del potere e del terrore, forse era lecito aspettarsi una minor dose di prudenza diplomatica." (Paolo Mereghetti, 'Il Corriere della Sera', 25 maggio 2007)

"Il più bel film in concorso in questo festival viene dalla Russia, anzi dalla Cecenia, dove Alexandr Sokurov è andato a girare il limpido ed emozionante 'Alexandra', con una interprete di eccezione, la grande cantante lirica Galina Vishnevskaya. (...) Naturalmente si può accusare Sokurov di opportunismo e connivenza. Si può dire, e in parte è vero, che in questo modo il regista del meraviglioso 'L'arca russa' e di tanti film anche su Hitler, su Lenin, su Hirohito, ha eluso i problemi più scottanti garantendosi fra l'altro l'appoggio dell'esercito e dei servizi segreti russi, che portavano ogni giorno la troupe sul set a bordo di mezzi blindati. Resta il fatto che Sokurov, figlio di militari, è andato davvero in Cecenia e che i paesaggi, l'atmosfera, le facce della Cecenia, sono entrati nel film con la forza dirompente della verità. Una verità che non si ferma a quella terra in guerra con l'impero dal 1817, ma e la verità di tutte le guerre del mondo." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 25 maggio 2007)

"Il regista del cinema più metafisico, rarefatto e antinaturalistico si ispira al dettato del Kubrick di 'Full Metal Jacket' (i rumori della guerra non si sentono, incombono) non si è nascosto dietro un dito. Dice 'la mia eroina potrebbe essere un'americana che raggiunge il nipote in Iraq' e tuttavia il suo è il primo film sui sanguinoso sfondo ceceno realizzato dal vero. 'Per parlarne con onore e dignità' ha ritenuto un dovere compartire i rischi, raggiungendo il seta bordo di blindati e sotto scorta. C'è odore di nazionalismo, di giustificazionismo, di paternalismo coloniale russo? A parte il fatto che eventualmente ci fosse bisogno di ricordarlo in questo caso - la storia è piena di artisti daila parte sbagliata, ma pur sempre artisti - la rappresentazione così struggente da farne un manifesto universale contro le armi." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 25 maggio 2007)

"Sokurov e l'incubo della Cecenia, di un'aggressione che lui non approva. Ma il suo film in 35mm rilavorato al computer, 'Alexandra', non vuole aprire ferite e denunciare gli orrendi crimini russi. Vuole rimarginare, cicatrizzare ferite comuni. E dedica quest'ennesima, estenuante elegia visuale alle donne, alle combattenti e alle madri terrorizzate di entrambe le parti. Anche perché, per lui, 'la Cecenia fa parte del mio paese'. Vincesse il premio per la migliore attrice per quello che Sokurov considera un piccolo film privato, complice una grande artista che osò, tra i pochissimi in Urss, alzare la voce contro l'invasione a Praga nel 1968, sarebbe premiare il film. Perché cerca di catturare qualcosa di invisibile alla sua protagonista, indignata per la mancanza di calore, di confort e di sentimenti che sono il vero disastro irreversibile delle guerre dei maschi.(...) Non si sente mai proferire la parola Cecenia, nel film, ma, questione di dignità, tutte le scene sono girate laggiù, nei veri obiettivi della vergognosa guerra di sterminio iniziata da Eltsin." (Roberto Silvestri, 'Il Manifesto', 25 maggio 2007)

"'Alexandra' può - deve ! - esser letto a due livelli. Il primo è quello di una fiaba. La Alexandra del titolo - interpretata dalla grande cantante - è la nonna di un militare che si reca in Cecenia a trovare il nipote.(...) Tutto ok, se non subentrasse il secondo livello: 'Alexandra' descrive i soldati in Cecenia come una comitiva di boy-scouts in gita. Sono tutti bravi, servizievoli, educati. Non bevono un goccio di vodka, non sparano un colpo. L'esercito russo, nel film, sembra una 'forza di pace' spedita a civilizzare una banda di musulmani riottosi. Di più la parola Cecenia non viene mai pronunciata. 'Alexandra' è di fatto una clamorosa rimozione, e la cosa è tanto più sospetta se si pensa che senza l'appoggio logistico dell'esercito il film non si sarebbe mai fatto." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 25 maggio 2007)

"A Sokurov piacciono le donne russe vecchie, con la loro dolcezza, la luce nella faccia e la triste dolcezza negli occhi. Anche per Anna Magnani prova 'un amore senza limiti' e con Vishnevskaya hanno 'discusso a lungo di quanto è bello non essere belli'. Il film ha un'altra origine, dice il regista. Parecchie volte è andato in Cecenia, ha visto la sofferenza delle donne che andavano a visitare i figli, 'mi è parso un dolore così sprecato, ho fatto 'Alexandra' per dire che bisogna porre fine alla guerra di Cecenia. E' un incubo, un incubo ... Mi vergogno di vivere in un Paese dove c'è una simile situazione'". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 25 maggio 2007)

"Sokurov non si produce negli acclamati puzzle estetizzanti e preferisce affrontare lo scottante tema della Cecenia. (...) Il film è intessuto di un pregevole mix di tenerezza, stupore, goffaggine, ignoranza e pudico dolore allo scopo - peraltro ovvio - di marcare la differenza tra le vecchie e le nuove generazioni russe e stigmatizzare le artificiali barriere erette tra gli uomini investiti di una brutale missione di morte e quelli semplicemente intenti alla commovente volontà di sopravvivere." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 25 maggio 2007)

"Là dove il Caucaso scotta da secoli e la Cecenia brucia Alexander Sokourov mette al femminile il suo nome di battesimo per il titolo, 'Alexandra', che presenta (da lontano, non essendosi mosso da Mosca per malattia) in concorso. E un'elegia che impastando il quasi documentario con i colori pallidi del realismo socialista vuol mostrare la macelleria senza inquadrare e mostrare neppure un secondo di scontri, fucilate e massacri. (...)Sokourov, come al solito, è prodigo di rigore e anche di lentezza, non compie prodigi acrobatici con la macchina da presa (come in 'Arca russa') ma scivola sinuosamente e geometricamente tra i personaggi e li pedina fissando un'atmosfera sospesa e pesante. Una presa di posizione contro il conflitto che sbiadisce nella sua estenuazione programmatica, nonostante l'interpretazione in rilievo del soprano Galina Vishnevskaya, una leggenda della lirica. Ma il film non è e non può essere un 'colpo di cuore'." (Natalino Bruzzone, 'Il Secolo XIX', 25 maggio 2007)
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