Alaska

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Alaska
Questa è la storia di due persone che non possiedono nulla se non loro stessi. Non hanno radici, non hanno neanche un posto dove sentirsi a casa. Si conoscono per caso, sul tetto di un albergo a Parigi, e già a partire da questo primo incontro si riconoscono: fragili, soli e ossessionati da un'idea di felicità che sembra irraggiungibile. Fausto è italiano ma vive a Parigi, lavorando come cameriere in un grande albergo. Nadine invece è una giovane francese, e possiede la bellezza commovente dei suoi 20 anni. È fragile e allo stesso tempo determinata, viva e pulsante come solo a quell'età si può essere. Il destino avrà in serbo non pochi ostacoli e sorprese per questo amore. Fausto e Nadine continueranno a incontrarsi, a perdersi, a soffrire ed amarsi per scoprire, alla fine, che tutte queste avventure erano solo una parte del loro grande amore.
  • Altri titoli:
    I principianti
  • Durata: 125'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: FABRIZIO DONVITO, BENEDETTO HABIB, MARCO COHEN PER INDIANA PRODUCTION CON RAI CINEMA, IN CO-PRODUZIONE CON 2.4.7. FILMS
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION
  • Data uscita 5 Novembre 2015

TRAILER

RECENSIONE

Fausto, italiano, vive a Parigi, dove lavora come cameriere in un grande albergo. Nadine, francese, ventenne, è in quello stesso albergo, impegnata in un casting per modelle. Sulla grande terrazza si incontrano, si parlano, difendono il loro essere fragili e soli. Comincia un grande amore, sottoposto però a troppe pressioni…

Dopo Una vita tranquilla (2010), dove Toni Servillo era coinvolto in Germania in una cruda resa dei conti familiare, ecco Alaska, dove un altro italiano affronta grandi difficoltà in un paese straniero e fa i conti solo sulla propria capacità di reazione. Bisognerebbe sapere da Cupellini (che qui torna al cinema dopo aver codiretto la prima e la seconda serie di Gomorra) perché la sua idea di italiano fuori dai confini è quella di una persona isolata e indifesa, capace solo di aggredire e usare violenza. E anche è da chiedersi come mai che il personaggio di Fausto evolverà verso soluzioni dure, fatte di botte e sangue lo si capisce dopo pochi minuti... Citando questi due elementi, si sono evidenziati alcuni passaggi nei quali sono più forti le fratture psicologiche e caratteriali del copione.

Alaska (il titolo è il nome del locale notturno gestito da Sandro, amico di Fausto), terzo lungometraggio di Cupellini, è un film che fa grandi sforzi per apparire autentico, per dare credibilità ad una vicenda troppo spesso portata a uscire dal seminato. Ci vogliono pazienza e coraggio per accettare le insistite ripetizioni di odio/amore tra i due protagonisti. Ci vuole un pizzico di umorismo per non reagire alla faciloneria con cui il ricco Alfredo Wiel affida a Fausto il ruolo di direttore di un albergo a 5 stelle. Bisogna far finta di niente davanti a quella richiesta di matrimonio che chiude la vicenda. La regia non è sbagliata, è pero sprecata e chiusa dentro un percorso narrativo quasi mai credibile, come il suono di una moneta falsa. Il tema dell'emarginazione giovanile, delle difficoltà esistenziale, della precarietà quotidiana resta nascosto sotto una continua simulazione espressiva.

Il racconto resta ‘esterno’ e non si fa mai cinema, costeggia dramma e mélo restandone lontano. Per Elio Germano/Fausto è il momento di decidere se ripetere come in fotocopia il ruolo del bello e maledetto, o affrontare altri caratteri. E forse dalla vitalità del personaggio scelto può dipendere anche la riuscita del prodotto filmico.
Massimo Giraldi

NOTE

- FILM RICONOSCIUTO DI INTERESSE CULTURALE CON IL CONTRIBUTO ECONOMICO DEL MINISTERO DEI BENI E DELLE ATTIVITÀ CULTURALI E DEL TURISMO-DIREZIONE GENERALE PER IL CINEMA; REALIZZATO IN ASSOCIAZIONE CON B MEDIA 2012‐BACKUP MEDIA; CON IL SOSTEGNO DI BLS ‐ BUSINESS LOCATION SÜDTIROL ALTO ADIGE; CON IL SOSTEGNO DELLA LOMBARDIA FILM COMMISSION‐FILM FUND 2014; IN ASSOCIAZIONE CON ARMANDO DE ANGELIS AI SENSI DELLE NORME SUL TAX CREDIT.

- PRESENTATO ALLA X EDIZIONE DELLA FESTA DEL CINEMA DI ROMA (2015).

- CANDIDATO AI DAVID DI DONATELO 2016 PER: MIGLIORE ATTRICE PROTAGONISTA (ÀSTRID BERGÈS-FRISBEY), ATTORE NON PROTAGONISTA (VALERIO BINASCO) E DAVID GIOVANI.
PAKI MEDURI SAREBBE ENTRATO IN CINQUINA COME MIGLIORE SCENOGRAFO, MA DA REGOLAMENTO È STATO CANDIDATO SOLO PER "SUBURRA" DI STEFANO SOLLIMA PER CUI HA RICEVUTO PIÙ VOTI.

- GLOBO D'ORO 2016 A ELIO GERMANO COME MIGLIOR ATTORE. LE ALTRE CANDIDATURE ERANO: MIGLIOR FILM, SCENEGGIATURA E MUSICA.

- CANDIDATO AI NASTRI D'ARGENTO 2016 PER: REGISTA DEL MIGLIOR FILM, MIGLIOR PRODUTTORE (FABRIZIO DONVITO, BENEDETTO HABIB E MARCO COHEN SONO STATI CANDIDATI ANCHE PER "UN POSTO SICURO" DI FRANCESCO GHIACCIO), ATTORE PROTAGONISTA (ELIO GERMANO), SCENOGRAFIA (PAKI MEDURI È STATO CANDIDATO ANCHE PER "SUBURRA" DI STEFANO SOLLIMA) E COLONNA SONORA.

CRITICA

"Incrocio di solitudini mascherate, nevrosi, fragilità, scelte errate, corruzioni diffuse, come volevasi dimostrare nell'Italia rivista ma non corretta da Claudio Cupellini (un autore del serial 'Gomorra'). 'Alaska' inizia alla grande poi vira pesante sul mélo con qualche ottimo vezzo, allunga il finale, lo riempie troppo, ma empatizziamo con gli amanti che si amano e si odiano: nell'abbondanza di materiale, un racconto che dimostra l'orgoglio di una bella personalità, mai banale." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 5 novembre 2015)

"Il film conferma (...) la buona predisposizione di Cupellini e Germano a calarsi senza rete in un mondo marcio che ci sembra estraneo, ma con cui in realtà conviviamo; peccato, però, che l'insistenza di regista e protagonisti (...) nel ricorrere al diapason mélo finisca col trasmettere il senso di un'irrequietezza estemporanea e fragile nonché la mancanza di solide connessioni tra i fatti narrati a Parigi e Milano e i salti temporali e mentali che li contrappuntano." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 5 novembre 2015)

"Un'impossibilità struggente che illumina soprattutto gli occhi di Germano, cavaliere errante della recitazione, capace di passare con disinvoltura dai costumi d'epoca del 'Giovane favoloso' alle divise modaiole del press agent senza qualità di 'Suburra'. Cupellini ha dichiarato che 'Alaska' è stato scritto per lui ('non ho mai immaginato un interprete diverso da Elio') e, guardando l'attore sullo schermo, timido e febbrile, violento e determinato, folle e perfino saggio, non ci sono dubbi sul fatto che 'Alaska' viva soprattutto del suo raro talento." (Fulvia Caprara, 'La Stampa', 5 novembre 2015)

"Un sapore di ruggine e ossa all'italiana? Gli piacerebbe, a Cupellini. II regista di 'Lezioni di cioccolato' strizza l'occhio al film di Jacques Audiard del 2012 ed espande in chiave mélo il dramma da camera d'albergo del cameriere Elio Germano e della wannabe modella Astrid Berges-Frisbey: (...) se Cupellini gira con qualche dignità, la sceneggiatura è imbelle, imbarca colpi di scena puerili e, soprattutto, riesce a non farci appassionare minimamente ai personaggi e ai loro mutevoli e intrecciati destini. Si capisce, per un mélo è un peccato capitale: Germano meno convincente e più disinteressato del solito, Binasco e Radonicich macchiette, la Berges-Frisbey bella ma non balla. Del resto, già il titolo 'Alaska' è rivelatore: forse fa figo, ma non c'entra quasi nulla." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidian0', 5 novembre 2015)

"Piacerà a chi sta cominciando a tenere d'occhio Cupellini, uno che agli esordi sembrava condannato alle commedioline di successino ('Lezioni di cioccolato'). Ma la regia di 'Gomorra' in TV l'ha risuolato come solido artigiano 'di genere'. Qui parte alla ricerca del mélo USA degli anni 50 con un'attrice (la Firbey) che vale le belle d'allora." (Giorgio Carbone, 'Libero', 5 novembre 2015)

"Se si sorvola sulla rapidità con la quale il personaggio di Germano faccia camera, questo è un film di ampio respiro che prende strade diverse senza smarrire il traguardo finale. Eccellente." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 5 novembre 2015)

"(...) un melodramma a forti tinte e denso di eventi (può essere anche letto come la «trance de vie» di persone disorientate, irrequiete o come una parabola sulle loro ambizioni costantemente inappagate), Cupellini (...) segue la tormentata storia d'amore di giovani senza radici, che, in un crescendo emotivo, trascorrono, a fasi alterne, dal fondo della disperazione, del degrado e del dolore alle vette dell'affermazione sociale e della pienezza vitale. Una storia dalla struttura circolare, con i crismi del percorso di formazione, che si dispiega nel racconto dal ritmo ben scandito e rapido (si allenta verso il finale fra situazioni o ripetute o immotivate) di un «amour fou», scaturito casualmente dall'incontro sulla terrazza di un albergo di lusso di Parigi fra il trentenne Fausto (Elio Germano) (...) e Nadine (Astrid Bergès-Frisbey) (...)." (Achille Frezzato, 'L'Eco di Bergamo', 10 novembre 2015)
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