Al diavolo la celebrità

ITALIA - 1949
Sua Eccellenza Stork, capo di una delegazione internazionale, vuol offrire un banchetto ad un maharajah e non conoscendo la lingua indiana, deve cercarsi un interprete. Ad adempiere tale ufficio è chiamato un giovane orientalista, il professor Bresci, il quale ha così l'occasione di conoscere Ellen, la bella segretaria di Stork: un sentimento di reciproca simpatia si fa strada tra i due giovani. La sera, al banchetto, per un errore di traduzione, succede un incidente spiacevole e Bresci vien messo alla porta. Rientrando nella sua povera stanza, in un impeto d'ira, egli manda tutto e tutti al diavolo. Ed ecco che il diavolo compare e, sapendo che Bresci desidera divenire celebre, gli fa gustare le gioie della celebrità, immettendo il di lui spirito prima nel corpo di un celebre tenore, poi in quello di un boxeur, che diverrà campione mondiale. Alla fine, essendo passato nel corpo di Stork, presiede un'adunanza internazionale di uomini politici, che, sotto la minaccia della bomba atomica, si sforzano d'essere pacifisti, ma finiscono col picchiarsi, provocando il lancio della bomba. A questo punto Bresci si sveglia e trova Ellen, innamorata di lui, che gli annunzia la sua nomina ad interprete.
  • Altri titoli:
    Fame and the Devil
  • Durata: 100'
  • Colore: B/N
  • Genere: COMICO, COMMEDIA
  • Produzione: MALENO MALENOTTI PER PRODUTTORI ASSOCIATI, SCALERA FILM
  • Distribuzione: SCALERA FILM - FONIT CETRA VIDEO

NOTE

- SECONDO BORGHINI, STENO E MONICELLI FIRMANO SOLO LA SCENEGGIATURA E TAPPARELLI, CALINDRI E HOBBES CECCHINI SOLO IL SOGGETTO.

- TRA GLI INTERPRETI HA PARTECIPATO ANCHE IL PUGILE JANNILLI.

- MUSICHE DIRETTE DA: GIUSEPPE MORELLI.

- IL DUETTO DAL MEFISTOFELE E' CANTATO DA PIA TASSINARI E F.TAGLIAVINI.

- I DIALOGHI DELL'ED. USA SONO DI: EDMUND LEGIARDI.

CRITICA

"Monicelli e Steno, con consistente copione, han saputo creare un film divertente. E' inutile analizzare le trovate, le scene, le battute, molte sono fiacche e altre di discutibile comicità ma, nel complesso, il film si vede volentieri ed ha un suo svolgimento logico e sensato [...]". (E. Fecchi, "Intermezzo" n. 2 del 3/1/1950).
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