Al diavolo il paradiso

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GRAN BRETAGNA - 1989
Al diavolo il paradiso
Ray Macklin, un americano trentacinquenne, può dirsi soddisfatto della propria vita: ha infatti una moglie graziosa, Jenny, due bei bambini, una bella casa e un buon lavoro nelle pubbliche relazioni della Bon Aire, una compagnia aerea, dove collabora col carissimo amico Pat Hagen. Questi è per Ray un modello, non solo per la sua abilità nel lavoro, ma perchè sa raccontare una serie infinita di barzellette divertenti, che lo rendono simpatico a tutti. Durante un party in casa Hagen Pat, mentre sta raccontando a Ray una nuova storia allegra, improvvisamente muore per un infarto. Da questo momento per Ray comincia un vero incubo: ossessionato dalla fine improvvisa dell'amico, egli è preso dal terrore della morte, cui si crede prossimo, e, per tranquillizzarsi, passa da un medico all'altro, sottoponendosi a tutti gli esami possibili, ma restando sempre depresso e insoddisfatto di ogni responso rassicurante sulla propria salute. Divenuto perciò infelice, si comporta in modo stravagante, compra un'infinità di apparecchi per misurare la pressione o il battito cardiaco, diventa veramente insopportabile in famiglia, e litiga con la moglie che trascura. Macklin intanto sta facendo carriera, perchè prima ha avuto il posto del morto e poi viene nominato vice presidente della compagnia aerea, ma neppure questo successo lo rende più sereno. A causa di una fugace avventura in macchina con Barbara, la segretaria, Macklin viene minacciato di licenziamento, senza che questo riesca a preoccuparlo molto. Improvvisamente Ray viene ricoverato in ospedale per un attacco di appendicite, e operato d'urgenza. Durante l'anestesia, egli si crede morto e immagina il suo ingresso in uno strano paradiso coloratissimo, ma molto noioso, anche se vi ritrova l'amico Pat. Scontento di trovarsi in mezzo a proibizioni assurde, Macklin protesta e improvvisamente si risveglia in ospedale, dove apprende che l'intervento è andato benissimo e che ha dormito per molti giorni. Felice di vedersi accanto Jenny coi bambini, Ray torna subito a casa con loro, soddisfattissimo d'essere ancora vivo.
  • Durata: 99'
  • Colore: C
  • Genere: COMICO
  • Specifiche tecniche: SCOPE A COLORI
  • Produzione: BEN MYRON E JEFF DANIELS
  • Distribuzione: PENTA CLASSIC (1990)

CRITICA

"Commedia nera sulla paura di morire, 'Al diavolo il Paradiso', prima pellicola americana dell'inglese David Leland ('Vorrei che tu fossi qui'), riesce a farci ridere della nostra peggiore miseria. In fondo la morte, a pensarci bene, è un accidente talmente assurdo, che qualche risata la merita. E più ancora fanno ridere i diversi espedienti che ciascuno trova per esorcizzare quel momento. Quasi tutti cercano di non pensarci, altri si attaccano così caparbiamente alla propria esistenza da diventare tiranni di sé stessi: si sottopongono a diete naturiste, evitano qualunque cosa possa risultare dannosa, non prendono gli aerei, tengono in casa cumuli di medicine per il minimo malanno. Ma in qualunque modo si cerchi di rimuoverla, prima o poi si finisce per dover fare i conti con quella paura." (Mirella Poggialini, 'Avvenire', 14 Agosto 1991)

" 'Al diavolo il Paradiso' è invece un'innocente variazione, senza malizie, sul morto prematuro che si trova fra le nuvole dell'infinito. La divina commedia di Ray Macklin, dirigente con moglie, due figli e bella casa, inizia quando, sconvolto dalla morte per infarto di un amico, egli diventa paranoicamente timorato delle malattie. Ipocondriaco da Oscar, il malato immaginario teme tutto, dal sandwich troppo salato al taglio del rasoio. Naturalmente diventa pedante, noioso, insopportabile, con ripercussioni sulla vita sociale. Mette a dura prova i nervi di tutta la famiglia, e regala un misuratore di pressione al figlio di 8 anni. Quando il medico gli diagnostica una piccola anomalia cardiaca, figurarsi che pacchia, Mr. Macklin si convince che morirà presto. E così accade. Qui il poverino, che ha lo sguardo dolce e molto americano di Jeff Daniels arriva finalmente al Paradiso. Ma c'è il trucco: può un film così, che si ispira alla tradizione sofisticata hollywoodiana, non avere lieto fine? Leland in trasferta USA, perde smalto e grinta. Il suo film, che inizia con lodevole scopo di intrattenimento, manca di anima e di interesse. Scontato che anche stavolta il Paradiso può attendere, bisogna accontentarsi della consunta satira sugli usi e costumi americani. Anche gli italiani sono chiamati in causa, attraverso le barzellette: ma si potrebbe rendere pan per focaccia con le storielle sugli inglesi, che certo non mancano." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 13 Agosto 1991)
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