After Earth

USA - 2013
2/5
After Earth
In un futuro lontanissimo, un evento catastrofico ha costretto l'intera umanità ad abbandonare la Terra e a trovare un un nuovo pianeta abitabile in un'altra galassia. Mille anni dopo, sul pianeta Nova Prime, il giovane Kitai Raige affronta senza successo la sua prima prova per entrare nello United Ranger Corps e seguire le orme di suo padre Cypher, Primo Comandante degli stessi Ranger. Il rapporto tra padre e figlio è molto conflittuale e il ragazzo vorrebbe in ogni modo guadagnarsi il rispetto e l'approvazione del genitore; per questo, su suggerimento della madre, al ritorno di Cypher dopo l'ennesima lunga missione, l'uomo decide di portarlo in viaggio per trascorrere del tempo insieme e ristabilire un legame. Tuttavia, lungo il tragitto, la navicella precipita e costringe i due a effettuare un atterraggio di fortuna proprio sulla Terra, evoluta ormai in modo letale per gli esseri umani e abitata da strane specie animali. Con Cypher seriamente ferito e intrappolato nel relitto della nave, sarà Kitai a dover affrontare i pericolosi elementi terrestri, muovendosi in un territorio a lui sconosciuto e scongiurando anche la minaccia di una inarrestabile creatura aliena. Per riuscire a tornare a casa, padre e figlio dovranno così imparare a collaborare e a fidarsi l'uno dell'altro.
  • Altri titoli:
    One Thousand A.E
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: FANTASCIENZA, AVVENTURA
  • Specifiche tecniche: SONY CINEALTA F65, SRMEMORY, 4K/F65 RAW (4K), 35 MM/D-CINEMA
  • Produzione: CALEEB PINKETT, JADA PINKETT SMITH & WILL SMITH, JAMES LASSITER, M. NIGHT SHYAMALAN PER OVERBROOK ENTERTAINMENT, BLINDING EDGE PICTURES
  • Distribuzione: WARNER BROS. PICTURES ITALIA
  • Data uscita 6 Giugno 2013

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco

“Radicati nel presente”, “ginocchio a terra”, “la paura non esiste”: il capitano Cypher Raige (Will Smith), ferito, guida a distanza suo figlio Kitai (Jaden Smith) in una missione apparentemente disperata. Solo, in un pianeta (la Terra) che ormai da 1000 anni è in quarantena ed è considerato ostile per gli esseri umani, il giovane cadetto dovrà sopravvivere in un ambiente a lui sconosciuto, tra pericolosi animali che ora dominano incontrastati e la famelica minaccia rappresentata da una creatura aliena fuggita dopo l’atterraggio di fortuna della loro navicella.
Un futuro remoto, con gli umani ormai da un millennio lontani dalla Terra (abbandonata forzosamente dopo un evento catastrofico) ora abitanti del pianeta Nova Prime: per rinsaldare un rapporto controverso, il generale degli United Ranger Corps Cypher Raige decide di portare in viaggio con sé il figlio Kitai, deciso ad emulare le gesta leggendarie del padre ma segnato dalla morte violenta della sorella maggiore avvenuta anni prima, con lui inerme di fronte alla furia di un Ursa, mostruosa sentinella aliena. Durante il viaggio, però, la navicella precipita nel luogo più inospitale dell’universo, l’equipaggio è annientato, Cypher è bloccato con una gamba spappolata e l’unica possibilità di salvezza si trova a un centinaio di chilometri di distanza: Kitai dovrà colmare quella distanza. Per sopravvivere e per salvare suo padre. Per diventare un uomo.
E’ un mistero senza fine M. Night Shyamalan, enfant prodige che a 29 anni sbalordì il mondo con Il sesto senso e conquistò consensi con Unbreakable solamente l’anno dopo: era il 2000. Tredici anni e cinque film dopo, si mette nelle mani di Will Smith (autore del soggetto e produttore), della moglie Jada Pinkett (produttore) e di loro figlio Jaden (coprotagonista) per realizzare After Earth, sci-fi new age e distopica: la sensazione, come al solito quando si tratta del regista indiano, è di trovarsi di fronte ad un’opera affascinante e ricca di suggestioni ma drammaticamente irrisolta. Scientology a parte, argomento che ci interessa relativamente, After Earth basa tutto su un espediente narrativo non proprio originalissimo (La finestra sul cortile vi ricorda qualcosa?), con il personaggio di Cypher, costretto all’immobilità, che di fatto diventa lo spettatore principale del racconto: l’avventura del giovane Kitai, da quel momento, la “viviamo” attraverso gli occhi del padre. Che “vede” il figlio e ogni cosa intorno a lui, guidandolo attraverso i pericoli. Fino al blackout. Metafora anche nemmeno troppo mascherata di un’operazione che nasce e si sviluppa proprio secondo dinamiche di “controllo”, da una “suggestione” del quattordicenne Jaden messa poi su carta da papà Will. Che nel film ha un’espressione sola e massime degne del peggior maestro Miyagi: 130 milioni di dollari il budget e mezzo flop ai botteghini USA (neanche 30 milioni incassati dal 31 maggio), dopo la Terra per la famiglia Smith ricomincia La ricerca della felicità

CRITICA

"Uno dei pasticci fantasy più imbarazzanti e ridicoli. Sul set Will Smith e il 15enne figlio Jaden (non brillante di espressività) (...). Dirige Shyamalan: nessuno lo ha avvertito che ha perso da tempo il «sesto senso»." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 6 giugno 2013)

"Il contesto futuribile, di cui Will Smith è frequentatore abituale, avvolge una storia di formazione costruita a stazioni (...). Su soggetto di Smith, M. Night Shyamalan realizza un film al di sotto della sua fama di narratore di storie originali ('Il sesto senso'). Ma in fondo 'After Earth', interpretato da padre e figlio nella vita (come già ne 'La ricerca della felicità' di Gabriele Muccino), nonché prodotto da Jada Pinkett Smith, moglie di Will e madre di Jaden, è più o meno un affare di famiglia; e ci vuol poco a sospettare che i margini di autonomia del cineasta di origine indiana abbiano sofferto di seri limiti." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica, 6 giugno 2013)

"In 'La ricerca della felicità' di Muccino Jaden Smith aveva figurato bene, in fondo non gli si chiedeva che di essere un frugoletto accattivante. Ma 'After Earth' è un'altra storia: papà Will Smith ha sbagliato a relegarsi in una parte di secondo piano, lasciando il ruolo protagonista al figlio adolescente, del tutto inadeguato. Inoltre l'avventura non è abbastanza avvincente (...) il padre (...) indirizza i (...) passi secondo precetti in cui molti critici Usa hanno ravvisato echi del Vangelo di Ron Hubbard: vedi per esempio la massima "il pericolo esiste, ma la paura è una scelta". Insomma fra l'accusa di far propaganda a Scientology, la blanda regia di M. Night Shyamalan, la mancanza di carisma di Jaden, il film in America è partito basso: anche se in fondo è un prodotto per famiglie e gli scenari terrestri ricostruiti fra Utah, Costa Rica e Islanda hanno una loro suggestione." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 6 giugno 2013)

"Dopo 'Oblivion' e in attesa del nuovo capitolo di 'Star Trek' la fantascienza torna padrona del grande schermo con 'After Earth - Dopo la fine del mondo' di M. Night Shyamalan. (...) Sotto la buccia del film post apocalittico il regista torna a indagare le dinamiche familiari a lui assai care, ammantandole però di una 'filosofia' esistenziale, piuttosto discutibile." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 6 giugno 2013)

"'Alter Earth - Dopo la fine del mondo' (...), con Will Smith e suo figlio Jaden Smith, primi uomini a tornare sulla Terra dopo il suo abbandono, nel racconto nato dalla fantasia del regista M. Night Shyamalan, famoso per film immaginifici e emozionanti come 'Il Sesto Senso', 'Signs', 'The Village' e 'Lady in the Water'. (...) Il rito di passaggio tra l'età infantile e quella adulta si traduce con una seconda occasione fornita dalla vita per espiare una colpa attraverso le azioni. (...) A prescindere dall'importanza del classico rapporto padre-figlio, il più importante messaggio di 'Alter Earth' è chiaramente ambientalista: tutto ciò che l'uomo ha lo deve alla generosità della Terra e sarebbe giunto il momento di restituire - quantomeno in parte - il benessere di cui lei ci ha fatto dono attraverso l'adozione di migliori e più efficaci politiche di salvaguardia dell'ambiente." (Dina D'Isa, 'Il Tempo Roma', 6 giugno 2013)

"Il regista del 'Il sesto senso' continua l'autolesionismo dopo 'Lady in the Water', 'E venne il giorno' e 'L'ultimo dominatore dell'aria' (progetti quasi anti-hollywoodiani). 'After Earth' non fa eccezione ed è un peccato perché 100 minuti sono troppo pochi per descrivere un mondo ricco di nuovi oggetti (belle le pasticche di ossigeno che sembrano dolcetti) dove inserire un complicato rapporto padre-figlio più da dramma che da cinema fantastico pop. Prodotto da Smith, assai ombroso nella recitazione. Flop in patria." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 6 giugno 2013)

"Lontano dall'ispirato 'II sesto senso', Shyamalan dirige uno sci-fi formato famiglia scritto da Will Smith con prole, un polpettone fantasy più vicino all'amico Muccino che a Lucas & co." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 6 giugno 2013)

"Piacerà certamente agli amanti della fanta avventura. Il budget è quello delle grandi occasioni. Nulla è stato risparmiato per creare scenari apocalittici, mostruose creature, scontri all'ultimo artiglio. C'è la tensione? Sì, indubbiamente. I due eroi sono in costante pericolo. Il fatto che uno sia imbranato e l'altro gravemente ferito li mette in condizioni di pericolo maggiori della media dei racconti fanta horror. Nelle traversie di Cypher e Kitai lo scenario affonda a piene mani, e con risultati di notevole lega spettacolare, in due classici della letteratura per ragazzi. 'La scuola di Robinson' di Verne e 'Mondo perduto' di Conan Doyle. Magari il film deluderà un poco i fans di Night Shyamalan, il regista culto di 'Il sesto senso' e 'The Village' non c'è (meglio è avvertibile solo qua e là) il 'tocco' di Night, le genialate che nei suoi film migliori ti trafiggevano come stilettate. Ma si spiega. 'After Earth' è chiaramente un'opera su commissione, la prima bella occasione proposta a Night dopo tre anni di purgatorio (seguiti al flop mega-galattico di 'L'ultimo dominatore dell'aria'). 'After Earth' l'ha dovuto fare come un bravo impiegato agli ordini del producer Will Smith. Al quale Smith premevano soprattutto due cose. Raccontare se stesso e il suo rapporto col figlio Jaden e lanciare alla grande Jaden in cima. Obiettivo forse non raggiunto." (Giorgio Carbone, 'Libero', 6 giugno 2013)

"Chissà quando la smetteranno di trasformare le trame dei film in avventure da videogiochi. Ormai non fanno neanche più lo sforzo di inventare. Questa è l'ennesima pellicola sci-fi ecologista che ha la struttura lineare di un videogame. Si parte col tutorial, si passa all'esplorazione, si termina con il boss di fine livello. Solo che a dirigerla c'è M. Night Shyamalan che un tempo, dopo 'II sesto senso', era stato etichettato come erede di Hitchcock, prima di intraprendere, esaurita la rendita di cui ha goduto, la strada di un declino neanche così lento. E a interpretarlo c'è un Re Mida del botteghino come Will Smith che prova a lanciare definitivamente il figlio Jaden dopo la prima esperienza insieme de 'La ricerca della felicità'. Anche le star, del resto, tengono famiglia e babbo Will vuol dimostrare quanto sia bravo il suo erede. Non sempre, però, è vera l'equazione che tale padre, tale figlio. (...) Tutto è trattato in modo superficiale e Jaden, che non ha il carisma del padre, recita per tutto il film con la faccia di chi si chiede «Ma chi me l'ha fatto fare?». A un certo punto, il ragazzo esclama: «Che schifo». Come dargli torto?" (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 6 giugno 2013)
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