Afrodite, dea dell'amore

ITALIA - 1958
Afrodite, dea dell'amore
Nel 67 d.C., Antigono, arconte di Corinto, per conquistare le simpatie dell'Imperatore Nerone, decide di procedere al taglio del famoso istmo. Per procurare il denaro necessario alle ingenti spese, l'arconte, seguendo i perfidi consigli di Erasto, impone al popolo gravi oneri e tasse, suscitandone il malcontento. Antigono progetta inoltre un'altra grandiosa costruzione, cioè un tempio magnifico, che verrà dedicato alla Dea Afrodite. L'incarico di scolpire effigie della dea dell'amore viene affidato al celebre scultore Demetrio, il quale prende per modella Diana, una schiava ambiziosa che l'ama, ma seguendo i propri astuti calcoli, mira a sedurre Antigono in persona e vi riesce. D'altra parte Demetrio, mentre ammira le fattezze di Diana, innamorato di un'altra schiava, la bionda, gentile e mite Lerna, fervente cristiana; Si susseguono vari avvenimenti e sulla città di Corinto si abbatte il flagello della peste. Per ordine di Antigono vengono arrestati in massa tutti i cristiani; Lerna e Demetrio, che, spinto dall'amore si è convertito alla fede cristiana, vengono condannati a morte. Ma l'energico intervento delle milizie romane, decise a riportare l'ordine nella città, salva lo scultore e la sua innamorata da ogni pericolo.
  • Altri titoli:
    Aphrodite, Goddess of Love
    Slave Women of Corinth
  • Durata: 103'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, MITOLOGICO
  • Specifiche tecniche: ULTRASCOPE-FERRANIACOLOR, 35MM (1:2.35)
  • Produzione: ALBERTO MANCA DELL'ASINARA PER SCHERMI PRODUZIONE
  • Distribuzione: SCHERMI PRODUZIONE, DVD: MONDO HOME ENTERTAINMENT (2006)

NOTE

- DIRETTORE DI PRODUZIONE: ADRIANO MERKEL.

- FONICO: BRUNO FRANCISCI, SILVIO SANTALOCE, TULLIO PETRICCIA.

CRITICA

"Non narra la leggenda di Venere, ma una vicenda a fondo storico, all'epoca della persecuzione contro i cristiani. Un film di questo genere è facile cadere nel banale o addirittura nel grottesco. Ma ciò è stato qui evitato, poichè si è dato vita ad uno spettacolo dignitoso, senza grandi pretese artistiche, ma anche senza stridenti stonature". (A. Albertazzi, "Intermezzo", 22/23/15/12/1958).
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