Affliction

USA - 1997
Affliction
In una cittadina del New Hampshire Wade Whitehouse fa il poliziotto, e ogni giorno è per lui un confronto con se stesso e con gli altri. E' in lite con tutti: la moglie lo ha lasciato, in ufficio, al bar, ovunque, alza la voce: a consumarlo è l'inesorabile conflitto con il padre Glen, anziano ma ancora vigoroso. Mentre l'altro fratello Rolf si è allontanato, Wade porta con sé le scorie di un'adolescenza in cui il padre ha trattato i figli con brutalità e intimidazioni. Un giorno Wade prende lsu figlia, la porta a casa ma il suo nervosismo incute nella bambina grande timore. Allora Margie, la ragazza che vive con Wade, la porta fuori a passeggiare. Poco dopo entra in casa Glen che, con tono derisorio, prima sbeffeggia e poi colpisce alla testa il figlio. Wade reagisce e sferra al padre un colpo col calcio del fucile, uccidendolo.
  • Durata: 102'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE
  • Specifiche tecniche: 35 MM, PANAVISION, TECHNICOLOR, DE LUXE
  • Tratto da: romanzo di Russell Banks
  • Produzione: LARGO ENTERTAINMENT, KINGSGATE PRODUCTIONS, JVC ENTERTAINMENT
  • Distribuzione: CECCHI GORI GROUP (1999) - CECCHI GORI HOME VIDEO

NOTE

- PRESENTATO NELLA SEZIONE "MEZZANOTTE" AL FESTIVAL DI VENEZIA 1997.

- REVISIONE MINISTERO MARZO 1999.

- OSCAR 1999 A JAMES COBURN COME MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA.

CRITICA

"Qui, in 'Affliction', siamo davanti a bene altro: a una riflessione sconfortata sulla natura dell'individuo. la dottrina calvinista della predestinazione, della fatale caduta dell'uomo che Dio non ha inteso porre fra gli eletti, è ribadita in una narrazione strutturata con l'intelligenza dello scrittore e non solo con l'abilità del metteur en scène. Seppure collocata all'interno di un quadro di riferimento di taglio psicoanalitico che lo spettatore ben conosce da tanti film americani, la questione resta di natura teologica. Non so se il regista Paul Schrader abbia seguito la traccia del romanzo di Russell Banks a cui si rifà o l'abbia modificata. Ho l'impressione che ci abbia aggiunto molto di suo. Più che per alcuni singolari film Paul Shrader era noto finora per sceneggiature realizzate da Sydney Pollack, Martin Scorsese, Peter Weir. Dopo 'Affliction' si potrà sostenere - e spazio permettendo si potrebbe qui dimostrare - che 'Yazuka', 'Taxi Driver', 'Complesso di colpa' di Brian De Palma, 'Toro scatenato', 'Mosquito Coast' contengono motivi che, prima che ai registi che li hanno firmati, appartengono allo sceneggiatore. Molta è l'intelligenza di Schrader nello spingere i personaggi su piste che via via saranno abbandonate (racconto di memoria, studio di un contrasto familiare, contrapposizione di caratteri, thriller su un delitto che va occultato, ecc.) pur conducendo, tutte, al discorso sulla predestinazione al quale si accennava". (Francesco Bolzoni, 'Avvenire', 7 aprile 1999)

"Veicolo allegorico della tenebra che avvolge l'umana avventura esistenziale, gelida e cupa come l'abbacinante manto di neve che opprime il paesaggio, 'Affliction' è un film tutto costruito sul filo dell'ambiguità: nei rapporti interpersonali, con il proprio essere. Una storia di disfacimento che si fissa sul volto impietrito di Nick Nolte, dietro il quale traspare il crollo di valori e tradizioni, il tramonto di una coscienza che si spegne senza possibilità di salvezza". (Enzo Natta, 'Famiglia Cristiana', 25 aprile 1999)

"Raccontato dalla voce fuori campo del fratello scappato a Boston per sopravvivere, 'Affliction' è un finto giallo indipendente di infinitesimale sensibilità, provocatorio come il cinema americano anni Settanta, dove il dolore, non elaborato, diventa distruzione e la famiglia è il microcosmo malato da cui usciranno cellule malsane destinate infine alla società civile. Schrader, autore di 'American gigolò' e 'Mishima', è appassionato di uomini alla deriva, fra cui Nolte, quasi un 'doppio' del padre padrone manesco e ubriacone, James Coburn, che tutti siamo felici abbia vinto l'Oscar. Ma tra interni e inferni di famiglia, vagando tra nevi eterne, l'autore, ispirato da un romanzo di Russell Banks, inquadra, come un ectoplasma, con rara misura di toni e tempi, la pìetas nei confronti di questa gente anonima che soffre a nome di tutti e che si riflette negli occhi bastonati del grande 'orso' Nick Nolte". (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 17 aprile 1999)
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