Addio Mimí!

ITALIA - 1947
René, giovane cantante polacco, conosce a Parigi una giovane connazionale, Bénise. Sono tutti e due poveri: René non riesce a trovare una scrittura, Bénise ha una bella voce e vorrebbe dedicarsi all'arte. I due giovani si sentono reciprocamente attratti e tra loro fiorisce l'amore. Bénise fa la conoscenza d'un uomo ricco, Bouchard, che desidera sposarla. La ragazza non ne vuol sapere, ma domanda al suo pretendente, amico del direttore dell'Opera una raccomandazione per René. Questi riesce così a farsi sentire ed ottiene una scrittura. Egli Canta nella "Bohème", Bénise lo sente cantare attraverso la Radio. Essa è ammalata di tisi e per non divenire un ostacolo all'ascesa dell'artista, decide di lasciarlo. Finge di non amarlo più e parte con Bouchard: René si sente spezzare il cuore, ma è pieno di disprezzo per la donna, che crede infedele e venale. Dopo qualche mese, Bénise ritorna a Parigi, apparentemente guarita, ed ottiene una scrittura all'Opera. Canterà nella "Bohème", nella parte di Mimì, vicino a René, che la tratta con indifferenza. Essa è ancora ammalata. Una amica rivela a René la verità, ma è troppo tardi! Mentre cantano insieme, essa muore, nell'ultima scena della Bohème, tra le braccia di René.
  • Durata: 88'
  • Colore: B/N
  • Genere: DRAMMATICO, MUSICALE
  • Tratto da: Romanzo "Latin Quarter" di Henri Murger; Racconto di Ernst Marischka; Racconto di Gustav Holm
  • Produzione: WILLIAM SZEKLY E GREGOR RABINOVITCH PER CINEOPERA S.R.L.
  • Distribuzione: CEIAD

NOTE

- LA CASA DI PRODUZIONE CINEOPERA NASCE IN OCCASIONE DI QUESTO FILM E NE HA PRODOTTI ALTRI DUE PRIMA DI SPARIRE. ERA DI PROPRIETA' DEL REGISTA ANCHE SE RISULTAVANO PROPRIETARI SZEKLY E RABINOVICH.

CRITICA

"Classico genere operistico cinematografico nel quale il duo famoso in altri tempi Heggerth - Kiepura dà sfogo a tutte le sue già notevolissime possibilità canore. Diretto con il solito dignitoso mestiere da Gallone, il film si presta a una buona messe di sorrisi e di lacrime in cinematografi di barriera". (F. Gabella, "Intermezzo" n. 9/10 del 31/5/1951).
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