Abbasso l'amore

Down with Love

USA - 2003
Abbasso l'amore
New York 1963. Quando Barbara Novak conquista la vetta delle classifiche con il best-seller "Down with Love", un manifesto pre-femminista in cui esorta le donne a dire 'no' all'amore e 'si' alla carriera, al potere e al sesso, Catcher 'Catch' Block, un giornalista maschilista e rubacuori decide di ridimensionarla...
  • Durata: 101'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, ROMANTICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM, PANAVISION
  • Produzione: FOX 2000 PICTURES, REGENCY ENTERPRISES, EPSILON MOTION PICTURES, JINKS/COHEN COMPANY, MEDIASTREAM III
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION
  • Data uscita 23 Gennaio 2004

RECENSIONE

di Franco Montini

Ritorno alla sophisticad comedy, basata sull’eterna guerra dei sessi. Le atmosfere volutamente un po’ retoriche, frivole, fintamente disinibite, ma assolutamente divertenti, che hanno caratterizzato questo genere, appaiono oggi improponibili in ambientazione contemporanea e così Abbasso l’amore – Down With Love ci riporta agli anni Sessanta. Ma con una novità semplicissima e geniale: Abbasso l’amore non è solo un film ambientato, ma pensato e realizzato per sembrare un film del 1962. La fotografia esalta i colori intensi del technicolor; i costumi propongono una sorta di eccentrica sfilata di moda d’epoca; i fondali sono dipinti; il dialogo si rifà allo stile cinematografico di quel periodo; l’atmosfera è ingenua, vibrante e ottimistica, come nel cinema di allora; i due protagonisti della vicenda sono ispirati ad altrettanti inconfondibili modelli: lei a Doris Day, lui a Rock Hudson. La fedeltà è assoluta. Suoni, costumi, scenografie, colori, personaggi, atmosfere, tecniche di ripresa: tutto è un esplicito, dichiarato omaggio all’età d’oro del genere. Il risultato è un esempio di accurata operazione filologico – cinematografica, che si trasforma nel trionfo della convenzione, il cui indice di gradimento è direttamente proporzionale alle conoscenze dello spettatore. Il tutto condito da una buona dose di ironia, perché è evidente che si tratta di un gioco. Rispetto all’originale, dunque, c’è una maggiore esasperazione in ogni situazione e in ogni particolare, con una musica invadente e quanto mai retorica, personaggi che sono maschere, una trama assolutamente prevedibile, ma proprio per questo convincente. Proprio come ne Il letto racconta’ o Amore ritorna, per citare due piccoli classici anni Sessanta della coppia Doris Day-Rock Hudson molto simili nello spirito ad Abbasso l’amore, anche in questo caso la trama è poco più che un pretesto per imbastire una vicenda di scontri sentimentali, destinati a concludersi nel più romantico degli happy end. Barbara Novak (Renée Zellweger) è una scrittrice di provincia che approda a New York, sulle ali del successo del suo libro Abbasso l’amore, appunto, una sorta di manifesto proto-femminista, che invita le donne a respingere l’amore per dedicarsi alla carriera e al sesso. Catcher Block (Ewan McGregor), uomo di mondo e impenitente dongiovanni, si sente direttamente chiamato in causa e, convinto del proprio fascino, decide di conquistare Barbara per umiliarla e sbugiardarla. In un crescendo da commedia degli equivoci, si scopre che la verità è più complessa del previsto, ognuno dei due protagonisti vincerà la propria personale battaglia, ma solo per scoprire alla fine che era preferibile perderla. E solo quando sia Barbara che Catcher accetteranno questa idea troveranno l’amore

NOTE

- PRESENTATO IN ANTEPRIMA ALLE GIORNATE PROFESSIONALI DI CINEMA 2003

CRITICA

"Tramontata la regia del fumettistico 'I fantastici quattro' dalla Marvel, Reed ha realizzato come seconda fatica 'Abbasso l'amore', guerra dei sessi che cita le commedie anni '60 con la coppia Doris Day - Rock Hudson. Un altro bel calco appunto. (...) 'Abbasso l'amore' è un omaggio simpatico a 'Il letto racconta...' e 'Amore ritorna!' ma niente di più. Reed non è Todd Haynes, che in 'Lontano dal paradiso' aveva contaminato Douglas Sirk con la sua esplicita poetica gay. Lui non altera ma ripropone pedissequamente, tranne una scena osé che gioca con lo split screen. I titoli di testa, le scenografie e i costumi sono così belli che dopo 20 minuti guardi solo loro e nient'altro. E se la Zellweger regge il confronto con Doris Day nonostante esageri nelle smorfie, McGregor conferma tutti i suoi limiti. Dopo aver distrutto Obi-Wan Kenobi nei nuovi Star Wars , eccolo fare il verso a Rock Hudson. Pensavamo che Mark Whalberg che faceva Cary Grant nel remake di 'Sciarada' fosse il peggio del peggio. Ci sbagliavamo. Confessione: preferiamo sempre l'imperfezione di un originale piuttosto che la perfezione di un calco." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 23 gennaio 2003)

"Il divertente, spiritoso, intelligente film dell' ex dee jay Peyton Reed, che ha nel suo curriculum solo 'Ragazze nel pallone', non è solo un clone, ma ci riporta alla magnifica New York del '62 con l'Empire in pieno sole, i modelli coordinati stile Chanel-Hepburn ricreati da Daniel Orlandi, i night esotici degli incredibili Sixties, i taxi tirati a lucido col lunotto dietro, i ristoranti eleganti per le dichiarazioni, gli arredamenti avanzati e razionali. E una sfilza di ascensori d'ufficio che s'aprono e chiudono: ed anche lì, come ovunque, si fumava. Resiste sempre il gioco degli equivoci, in cui la bravissima pink girl Renée Zellweger, molto più audace del prototipo, arriva dalla provincia con un libro subito best seller scritto contro l'amore e i maschi e a favore del libero sesso. (...) Insomma, una delizia, e non solo per i cinefili di buona memoria: c'è la N.Y. trionfante in dissolvenza incrociata e per buon peso l'apparizione dell'82enne Tony Randall, che entra con stile in quest'orgia di glamour." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 24 gennaio 2004)
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