A Time for Dancing

USA - 2000
A Time for Dancing
Sam e Jules provengono da due famiglie molto diverse e mentre l'una è piena di voglia di vivere l'altra è molto pessimista. Due persone agli estremi che però sono amiche per la pelle da quando avevano sei anni. Figlia unica di ragazza madre, Sam è convinta che la speranza sia solo foriera di delusioni, ma è una scrittrice meravigliosa e un'ottima ballerina. Jules, invece, ha sempre avuto un solo pensiero nella vita: danzare. La loro amicizia apparentemente a prova di bomba viene messa in pericolo quando le due cominciano a scoprire lati oscuri l'una dell'altra che non conoscevano.
  • Durata: 90'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Tratto da: Libro "A Time for Dancing" di Davida Wills Hurwin
  • Produzione: EAST OF DOHENY
  • Distribuzione: EAGLE PICTURES (2002)
  • Data uscita 6 Settembre 2002

NOTE

- COREOGRAFIE DI MARGUERITE DERRICKS.

CRITICA

"Spiace essere cinici ma davvero danza e morte meritano ben altro trattamento. E con chi, debuttante allo sbaraglio come Gilbert, decide di raccontarle e formalizzarle come in un videoclip, non si può che essere costruttivamente cattivi. L'opera prima del regista, tratta dall'omonimo romanzo di Davida Wills Hurwin, è un altro tentativo, miseramente e retoricamente fallito, di portare sullo schermo i tempi della danza - per quelli della morte ci aveva già pensato tanto bene Almodóvar 'parlando con lei', la Grande Signora - ma davvero non sentivamo il bisogno di ballerine malate terminali che si spengono didascalicamente nella luce bianca di una dissolvenza". (Marzia Gandolfi, 'Duel', 1 settembre 2002)

"Spingesse su qualche pedale (melò, comica, demenza, drammone, fotoromanzo), si potrebbe anche mandare giù. Ma è talmente scipito che sembra lavato nell'acido. D'accordo, ci si sganascia alle battute pronunciate con una seriosità da messa; però che fatica, che pena, che tutto". (Pier Maria Bocchi, 'Film tv', 17 settembre 2002)

"Due giovani amiche crescono, si tradiscono, soffrono. Una, in particolare, sogna la danza, ma il destino ha in serbo per lei un incessante tip tap di disgrazie (...) musiche micidiali, immagini visionarie sprezzanti del ridicolo. E quando il sentimentalismo si fa infame, non sembri infame chi sghignazza in platea". (Alessio Guzzano, 'City', 18 settembre 2002)
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