A me mi piace

ITALIA - 1985
A Milano, il dott. Arturo Bonanni lavora presso una emittente privata. Tornando una sera a casa, egli vi trova Mike, un americano suo amico e compagno di gesta sessantottesche, disperato e furioso perché la moglie Marion, una cantante, lo ha lasciato per un tizio di nome Jack. Marion con l'amico si trovano ora in Italia, anzi proprio a Milano, dove la donna si produce in un locale cittadino. Mike si installa, su invito di Arturo, in casa di questi, prima semidistruggendola, poi rimettendola a posto (tanto è ricchissimo), bevendo e facendo solitari in uno stato di prostrazione o di collere improvvise. Arturo, che è un cuor d'oro, partecipa alle angosce dell'amico e per lui trascura anche i suoi impegni di lavoro. Una sera lo caccia di casa sotto la pioggia, ma poi la compassione glielo fa riprendere, finché Mike stesso lo incarica di contattare Marion e di parlarle. Il fatto è, tuttavia, che alla donna del suo ex-marito non importa più a; essa sta molto volentieri con Arturo, gli racconta delle numerose scappatelle extraconiugali del consorte, e, poco a poco, si innamora dell'italiano, il quale dal canto suo fa presto a restarne affascinato. Però dei suoi frequenti incontri con Marion egli a dice a Mike che intanto sta componendo per lei una canzone. Ormai tra Marion ed Arturo si è stabilito un intenso rapporto di amore, ma il giorno in cui Arturo si è deciso a raccontare tutto al suo ospite, tornando a casa vi trova non solo Mike, ma anche Jack, il quale ha rivelato al rivale che Marion si è preso un appartamentino e là riceve un'amante. Mentre i due si recano sul posto, Arturo vi si precipita, per precederli ed avvertire Marion del temporale che presumibilmente sta per scoppiare. Nell'incontro a quattro - e mentre Mike e Jack sono assolutamente certi che la presenza di Arturo è dovuta solo ad un gesto di amicizia - Marion dichiara in tutta tranquillità di amare l'italiano: il che frutta al malcapitato Arturo due solidi pugni da parte dei due contendenti. A casa, Arturo ha la sorpresa di sentirsi dire da Mike che, in fondo, il suo sentimento altro non era che orgoglio ferito e che la loro vecchia amicizia non può venire meno: dopo di che, Mike rientra negli Stati Uniti, portando con sé Michela, una milanesina a suo tempo presentatagli da Arturo. Anche Marion prende l'aereo per New York e Arturo deciderà di seguirla poco dopo, per presentarsi a casa di Mike il quale sembra filare in perfetto amore con Michela: Mike lo lascerà con la sua ex moglie arrivata in visita, la quale, dopo l'avventura italiana, sembra accogliere Arturo con amicizia sincera.

CAST

NOTE

- DAVID DI DONATELLO 1986 PER IL MIGLIORE REGISTA ESORDIENTE A ENRICO MONTESANO.

- GLI ESTERNI SONO STATI GIRATI A MILANO.

CRITICA

"Per andare sul sicuro Enrico Montesano ripercorre in 'A me mi piace' gli antichi sentieri della commedia brillante, con soste frequenti nella farsa, a lui congeniali. E infatti cade in piedi. Benché, gli spunti iniziali del racconto si perdano per via, e tutto vada troppo per le lunghe, il film ha momenti allegri, e il confronto tra l'aggressivo Mike americano e l'occhialuto italiano che per amore mangia gli spaghetti crudi, offre ameni passaggi. Siamo nel cinema leggero, con gags di varia qualità e personaggini di fianco, dove il regista Montesano non mostra ancora di possedere uno stile personale, ma l'attore sa conservarsi i favori popolari per la sua recitazione spigliata e più d'un pizzico di sana mattana. Fra gli altri interpreti mentre l'americano Don Doby fa Mike senza sforzo, e, Lara Wendel è una disinvolta ereditiera, si ha il piacere di incontrare Rochelle Redfield, una fotomodella texana di fresca avvenenza, nemmeno incapace di recitare la parte affidatale; resa più arguta da come la soave fanciulla storpia la lingua italiana. Le musiche di Vincent Tempera e le canzoni di Fabio Concato e Mike Francis aggiungono gaiezza." (Giovanni Grazzini, 'Il Corriere della Sera', 4 Dicembre 1985)

"Desideri ha saputo conferire qua e là, specie in certi panorami milanesi, dei toni persino lirici ed effusi, secondo note sentimentali che, anche queste, corrispondono all'indole di Montesano attor comico 'con sentimento'. Come, del resto, è ben visibile qui anche nella sua recitazione, equamente divisa fra le gags ed i sospiri (sia pure, questi ultimi, messi in burla almeno per metà). Poco da dire sugli altri interpreti: Rochelle Redfield, la donna contesa, è bella, anzi bellissima, ma non so se reciti davvero, gli altri, Don Doby, Lara Wendel, Renato Scarpa, Anna Marchesini, mi son sembrati un po' sfocati: come non si addice a caratteri di commedia. Molto da dire, invece, e questa volta in negativo, sul titolo. Le leggi italiane tutelano il paesaggio, vietano la bestemmia e il turpiloquio, ma non comminano pene detentive a chi inquina la grammatica. Non mi piace. Nei nostri film l'italiano lo si parla già piuttosto male, se però si arriva a scriverlo male anche nei titoli, e sui manifesti in strada, non ci si salva più. Caro Enrico, fai ammenda ed emetti un comunicato in cui ci garantisci che, almeno in casa, dici sempre 'a me piace'. E per il titolo 'infame' dichiarati 'pentito'." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 29 Novembre 1985)

"Dietro la Redfield, che tiene bene il quadro nelle canzoni, ma anche nelle scene intime, l'attore-regista può giocare ci nascondersi con la noncuranza di chi pensa: 'Tanto, chi mi guarda veramente?'. Del resto, lui s'è cautelato contro l'invadenza visiva della ragazza-spot tenendola fuori campo per metà del film, il tempo per aggiustarsi a suo modo i panni di protagonista, molti primi piani, molti sguardi in macchina, sospiri e mezze parole. Che tipo strano Montesano. Potrebbe essere l'attore comico dell'età di mezzo, il brillante che ci manca (uno come Dorelli, per esempio, ha già troppe rughe) e ogni volta sembra che cerchi qualche pretesto per rimandare l'impegno chiarificatore. Fa e non fa, dice e non dice (a differenza che in teatro dove si buttò a strafare in 'Bravo!'). Qui ha scelto di dirigersi probabilmente per non soffrire troppi stimoli e imposizioni. Il copione di Toscano-Marotta lo lascia veleggiare eccessivamente tranquillo sulla commedia di situazioni; si capisce che tende ad essere più attore che comico, ma i modelli di regia sembrano Castellano e Pipolo, magari bisognerebbe puntare a una formula, come dire, più elevata." (Stefano Reggiani, 'La Stampa', 16 Dicembre 1985)
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