8

FRANCIA - 2008
  • Episodi: Tiya's Dream - The Letter - How Can It Be? - Mansion on the Hill - The Story of Panshin Beka - SIDA - The Water Diary - Person to Person
  • Altri titoli:
    8: H.I.V.
    H.I.V.
    Le journal de l'eau
    Huit
    Eight
  • Durata: 103'
  • Colore: C
  • Genere: CORTOMETRAGGIO, DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: (1:1.85)
  • Produzione: LDM PRODUCTIONS

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Operazioni come quelle portate avanti da 8 - film corale su un tema delicato - si muovono sul crinale di un duplice rischio: da un lato costruire un racconto che non venga schiacciato dal suo stesso soggetto, affrancandolo dall'ovvio e del ricattatorio. Dall'altro ricavare un prodotto cinematografico che sappia arricchirsi dell'amalgama di voci e di sensibilità senza essere disomogeneo. Difficoltà che 8 riesce a superare meglio di altri suoi predecessori, senza risolverle in maniera definitiva. Si partiva dagli obiettivi contenuti nella Dichiarazione del Millennio del 2000, che l'ONU si è impegnata a raggiungere entro il 2015 per eliminare (o ridurre) le arcinote piaghe della terra: la povertà, l'ignoranza, la diseguaglanza tra i sessi, la mortalità infantile, il dissesto ambientale, l'egoismo tra i Paesi, le emergenze sanitarie, la salute materna. Otto differenti argomenti per otto film diversi, che consentivano ai registi che si sono alternati di non preoccuparsi troppo del lavoro altrui, sviluppando con assoluta libertà il proprio soggetto. Se ne sono avantaggiati indubbiamente gli autori di maggiore talento, come Jane Campion che ha costruito intorno al tema della siccità l'episodio più originale e divertente (The Water Diary), un divertissement girato tra le brulle vallate di Cooma (Australia), con la gente che improvvisa strampalati riti propiziatori perché piova di nuovo. La Campion adotta il punto di vista degli adolescenti per mantenersi, con grazia, su un sottile equilibrio: quello del gioco (e non mancano momenti onirici) e del tragico (la realtà di una terra arida e latrice di morte). Visivamente poderoso, al limite dell'esercizio di stile, Panshin Beka Winoni di Jan Kounen, che immerge un villaggio amazzonico in un bellissimo bianco e nero, per ricordarci che dietro ai colori e alla seduzione della foresta verde c'é la "tragedia" (con tanto di coro) di un popolo lontano dalla civiltà e dalle cure che potrebbero evitare a una donna di morire di parto. Terrificante nella sua elementare trasparenza SIDA di Gaspar Noè che schiaccia - primi piani e sguardi in macchina - lo spettatore al corpo e allo spirito di un malato di AIDS. Apprezzabile, e su un versante apertamente più lirico, anche The Letter di Gael Garcia Bernal che gira in Islanda il suo apologo sull'educazione. Didascalico l'episodio africano di Abderrahmane Sissako, Tiya's Dream, ma a deludere di più sono i "big": Gus Van Sant che per spiegarci la mortalità infantile in Mansion On The Hill ricicla furbescamente filmini in super 8 degli skater acrobati di Paranoid Park aggiungendo in sovrimpressione le statistiche; Mira Nair che per difendere la libertà delle donne ricorra, in How Can It Be, a un melò laccato e dalla morale ambigua; e Wim Wenders, che utilizza una stazione televisiva come un pezzo di opinione pubblica divisa attorno al tema della cooperazione tra i popoli, prima d'inciampare nel kitsch (i personaggi "nella tv" bucano letteralmente lo schermo per invadere lo spazio "reale"). Nel complesso un progetto interessante, a tratti squisitamente cinematografico, a volte irritante per furbizia e pedanteria, che se non aiuterà a risolvere i problemi che denuncia, servirà perlomeno a denunciare chi quei problemi non li ha ancora risolti. Un testimone d'accusa più obbligato che scomodo.

NOTE

- I CORTOMETRAGGI "SIDA" (17') DI GASPAR NOE' E "THE WATER DIARY" (18') DI JANE CAMPION SONO STATI PRESENTATI FUORI CONCORSO AL 59MO FESTIVAL DI CANNES (2006).

- FUORI CONCORSO AL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA (III EDIZIONE, 2008) NELLA SEZIONE 'CINEMA 2008'.

CRITICA

"Sorpresa. Il film collettivo sugli Otto Obiettivi di sviluppo del Millennio solennemente sanciti dalle Nazioni Unite nel 2005 è un piccolo gioiello. Si sa come vanno di solito queste cose: buoni propositi, nobili cause, magri risultati artistici. Stavolta no: su otto cortometraggi diretti da otto grandi firme, solo due deludono, volantini firmati senza una vera idea (fuori i nomi: i pigroni sono Mira Nair, 'Promuovere l'uguaglianza tra i sessi', e il nostro amato Gus Van Sant, 'Diminuire la mortalità infantile'). Il resto va di sorpresa in sorpresa. Non solo i film illustrano egregiamente la causa, ma si guardano con vero piacere. I più in forma, e la cosa fa doppiamente notizia visto che ultimamente non ne azzeccano una, sono Wim Wenders e Jane Campion." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 24 ottobre 2008)

"Le regie sono di Abdehrammane Sissoko, Gaspar Noè, dell'attore Gael Garcia Bernal, di Gus van Sant, Jane Campion, Jan Kounen, Mira Nair e Wim Wenders. Il quale, se tutti hanno seguito una strada didascalica e ideologica, ha dato il contributo più originale." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 24 ottobre 2008)

"Un cartello iniziale rimarca che gli otto film non rappresentano il punto di vista delle Nazioni Unite. Una precisazione, una dissociazione incomprensibile dopo aver visto queste opere. 'In aprile le Nazioni Unite ci hanno contattato e ci hanno chiesto di ritirare il film di Mira Nair, perché trovavano che insultasse l'Islam. Noi, allora, abbiamo tolto il loro logo dal progetto. Non contenti sembra che abbiano contattato Cannes e altri festival minori, premendo perché non fossimo selezionati. Nonostante questo saremo in ben 130 rassegne'. In certi casi il valore estetico deve piegarsi a quello etico e così anche se queste otto opere hanno caratteri di forte discontinuità (il gioiello di Jane Campion non è comparabile, per esempio, al brutto, e non cattivo, corto di Mira Nair) rimangono un simbolo di lotta politica e ideale. Da sostenere senza se e senza ma." (Boris Sollazzo, 'Liberazione', 24 ottobre 2008)

"Poesia e denuncia, cifre allarmanti e storie esemplari di malattie, pregiudizi, ingiustizie. Il
capitolo più intenso lo firma la Campion, occupandosi di siccità. Wenders se la prende con i mass-media insensibili facendo uscire letteralmente dai video di una sala regia 'gli esclusi' oggetto di manipolazione televisiva. Si parte con le contestazioni al G8 del 2007 (spunta un mascherone di Prodi), si chiude con Bono che canta 'Keep the promises'. E ti pareva?" (Michele Anselmi, 'Il Riformista', 24 ottobre 2008)

"In appoggio alla connessa campagna contro la povertà e il sottosviluppo, Wenders, Van Sant, Sissako, Noé, Nair, Kounen e Garcia Bernal si limitano al compito didascalico e solo l'episodio australiano di Jane Campion ('The Water Diary') comunica il surplus emotivo di un'autonoma narrazione." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 24 ottobre 2008)
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