7 minuti

FRANCIA, ITALIA, SVIZZERA - 2016
7 minuti
I proprietari di un'azienda tessile italiana cedono la maggioranza della proprietà a una multinazionale. Sembra che non siano previsti licenziamenti, operaie e impiegate possono tirare un sospiro di sollievo. Ma c'è una piccola clausola nell'accordo che la nuova proprietà vuole far firmare al Consiglio di fabbrica. Undici donne dovranno decidere per sé e in rappresentanza di tutta la fabbrica, se accettare la richiesta dell'azienda. A poco a poco il dibattito si accende, ad emergere prima del voto finale saranno le loro storie, fatte di speranza e ricordi. Un caleidoscopio di vite diversissime e pulsanti, vite di donne, madri, figlie. Da una storia vera.
  • Durata: 92'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: DCP
  • Tratto da: omonima opera teatrale di Stefano Massini
  • Produzione: FEDERICA VINCENTI PER GOLDENART PRODUCTION, MANNY FILMS, VENTURA FILM, CON RAI CINEMA
  • Distribuzione: KOCH MEDIA
  • Data uscita 3 Novembre 2016

TRAILER

NOTE

- FILM RICONOSCIUTO DI INTERESSE CULTURALE CON IL CONTRIBUTO DEL MINISTERO DEI BENI E DELLE ATTIVITÀ CULTURALI E DEL TURISMO-DIREZIONE GENERALE PER IL CINEMA. REALIZZATO IN ASSOCIAZIONE CON AMER, A&G, CINEFINANCE; CON IL CONTRIBUTO DI LAZIO INNOVA.

- SELEZIONE UFFICIALE ALLA XI EDIZIONE DELLA FESTA DEL CINEMA DI ROMA (2016).

- CANDIDATO AI DAVID DI DONATELLO 2017 PER: MIGLIOR MONTATORE E DAVID GIOVANI.

- PREMIO SPECIALE PER L'ATTENZIONE AL CINEMA CIVILE IN PARTICOLARE SUL TEMA DEL LAVORO ALL'EDIZIONE 2017 DEI NASTRI D'ARGENTO.

CRITICA

"Rimbalza dalla scena il bel thriller sindacale di Stefano Massini (...) e Michele Placido non fa sconti sul testo attuale, di ragionata graffiante cronaca. Cui le attrici danno compatte l'anima, tutte bravissime (...). Ciò che è stato aggiunto, l'esterno, è un po' forzato e didascalico, ma la forza della storia sta nella sua piccola, quotidiana eternità." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 3 novembre 2016)

"Non era facile portare al cinema la bella pièce di Stefano Massini. Placido rinforza il messaggio, già molto chiaro, puntando sul cast (quanti pezzi di bravura...), ma scivola sull'enfasi eccessiva di musiche, luce, caratterizzazioni. Il 'cosa' di 7 minuti non potrebbe essere più attuale, importante, bruciante. È il 'come', con il suo costante troppo pieno, a non convincere." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 3 novembre 2016)

"'7 minuti' ha un soggetto nobile e grave, lo stesso dell'omonimo lavoro teatrale di Stefano Massini da cui è tratto. (...) La versione per lo schermo replica lo schema teatrale delle tre unità, ispirato in modo palese all'imitatissimo 'La parola ai giurati'. Anche le buone intenzioni sono evidenti, però non bastano a 'risolvere' il film. A proposito del quale si sono fatti i nomi di registi come Loach, i Dardenne, Brizé. Salvo che la messa in scena, il tono di alcune interpretazioni, il commento musicale, sono all'opposto dei ben più sobri esempi citati: scelgono l'enfasi ed è proprio così che perdono di efficacia." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 3 novembre 2016)

"Placido torna sui temi sociali a lui cari, trasferendo il testo '7 minuti' del drammaturgo Stefano Massini, in un film che nella struttura rimanda a 'La parola ai giurati', dove Henry Fonda riesce a ribaltare il voto degli altri; mentre per contenuti e stile guarda al cinema di Ken Loach o dei Dardenne. (...) Non c'è bisogno di sottolineare l'attualità scottante del tema; e Placido, ritagliandosi un cammeo di paternalistico padrone, dirige da abile uomo di spettacolo qual è un composito cast che, dalla Piccolo all'Angiolini a Fiorella Mannoia, rispecchia (seppur con qualche eccesso melodrammatico) un convincente mondo di lavoro al femminile." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 3 novembre 2016)

"Ispirato alla vera storia avvenuta in una fabbrica francese poi divenuta pièce teatrale per mano di Stefano Massini (qui anche co-sceneggiatore), '7 minuti' radiografa quasi in tempo reale un dramma tanto specifico quanto universale sull'oggi e sulla straordinaria capacità delle donne di resistere oltre ogni ostacolo. Per Michele Placido un ingresso consapevole al cinema squisitamente sociale, per le undici attrici una performance memorabile, specie per la veterana Piccolo (protagonista anche della pièce), la ritrovata Angiolini e la 'deb' Mannoia." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 3 novembre 2016)

"Piacerà come sono destinati a piacere i film di Michele Placido quando li fa come sa fare lui, spesso urlati, sempre di segno grosso, sfrontatamente privi di sfumature (cioè quasi sempre, Michele sballa solo quando si atteggia a intellettuale o si abbandona a nostalgie sciocchine come ne 'Il grande sogno'). Qui s'è accollato un compito più arduo del solito, mantenere la tensione in un interno claustrofobico (lui che ama orchestrare le sue vicende nelle strade, nei vicoli, nelle campagne e così via) e alleggerire il dramma populista con tocchi di deciso umorismo (ci riesce grazie ad attrici improvvisate come Maria Nazionale e Balkissa Maiga). Certo, non smentisce la sua fama di direttore di recitazione. Nel gruppo di interpreti in gara di bravura, emerge (quel che è giusto è giusto) Ambra Angiolini che riesce col personaggio più sgradevole a portare il pubblico irresistibilmente dalla sua." (Giorgio Carbone, 'Libero', 3 novembre 2016)

"Vibrante dramma socialsindacale, tratto, e si sente, eccome, da una pièce teatrale. (...) Michele Placido dirige con sobrietà e sopportabile demagogia un'ottima squadra di undici donne, combattuta tra la dura realtà e quel che resta della dignità." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 3 novembre 2016)
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