500 giorni insieme

(500) Days of Summer

USA - 2009
500 giorni nella relazione tra Sole, una ragazza dinamica e intelligente, innamorata dell'idea dell'amore vero ma che non è pronta per una storia seria e definitiva, e Tom, un architetto che per sbarcare il lunario disegna cartoncini d'auguri e che, invece, vorrebbe avere con lei una relazione stabile e duratura.

CAST

NOTE

- FILM D'APERTURA DEL 62. FESTIVAL DI LOCARNO (2009).

- E' IL PRIMO LUNGOMETRAGGIO DEL REGISTA CHE IN PRECEDENZA HA DIRETTO MOLTI VIDEO MUSICALI.

- CANDIDATO AL GOLDEN GLOBE 2010 PER: MIGLIOR FILM E ATTORE PROTAGONISTA (JOSEPH GORDON-LEVITT) NELLA CATEGORIA FILM MUSICALE O COMMEDIA.

CRITICA

"C'era una volta il genere 'boy meets girl', i film dove un ragazzo incontrava una ragazza, etc. etc., Oggi '500 giorni insieme' - più malizioso l'originale tra parentesi, '(500) days of Summer' perché lei si chiama Estate e non Sole - è un recupero all'inverso di quello stile, perché mescola i giorni in senso non cronologico (cosa accadde al 32° o al 185°?) e affida a Lei il ruolo di quella che usa e getta gli affetti e a Lui quello del romantico cucciolone che alla fine, pur scaricato, ricadrà nella stessa trappola, incontrando Autumn. Quindi non una storia d'amore classica ma, come dice il neo regista Marc Webb che parla delle sue disillusioni, una love story post femminista che procede a incastri spazio temporali irriverenti e indipendenti dal comun senso dell'amore eterno che si giura a Hollywood." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 27 novembre 2009)

"Volutamente fuori moda anche nel proporre una protagonista che invece di essere sexy e vestita Prada è abbigliata con casti abitini vintage Anni '50, percorso da una felice colonna sonora e benissimo fotografato, '500 giomi insieme' ha il pregio di non essere omologato sul gusto corrente e di possedere un suo stile. Di contro i personaggi incarnati da Joseph Gordon-Levith e Zooey Deschanel non hanno gran peso specifico e l'aggraziato valzer dei sentimenti delusi rischia di girare un po' a vuoto." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 27 novembre 2009)

"Gradevole commedia rosa, meno banale e più spiritosa delle tante tra i tiramolla sentimentali di una coppia. La trovata vincente, oltre all'inatteso finale controcorrente, è il continuo andirivieni, senza alcun ordine cronologico tra i cinquecento giorni del titolo, segnalati con una scritta. Protagonisti della storia, ambientata a Los Angeles, il timido architetto Tom, creativo in un'azienda di cartoncini augurali, e la nuova, capricciosa collega, Sole, che lo tiene sulla corda. La graziosa Zooey Deschanel e il buffo Joseph Gordon-Lcvitt sono piacevolmente in palla." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 27 novembre 2009)

"Da antologia la lunga sequenza parallela in split screen, a sinistra le aspettative, a destra la cruda realtà, che lo vede tornare da lei per una, festa dopo una lunga assenza. E l'autoinganno di cui si nutre l'idea occidentale dell'amore, dai romantici a Roland Barthes. Tradotto in chiave pop da un regista che viene dal videoclip e sa bene che oggi siamo fatti della stoffa di cui sono fatti i nostri miti (Ringo Starr, gli Smiths, 'Il laureato', i mobili Ikea ...). Crudele ma vero, specie se l'unico "adulto" del film è il capo dell'agenzia pubblicitaria. Che vedendo Tom avvilito lo sposta - pragmaticamente dai cartoncini di San Valentino al reparto condoglianze. Tanto tutto è già - stato detto, narrato, vissuto. E amore o no, business is business." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 27 novembre 2009)

"Non bastasse la verve brillante, Webb ha messo a frutto i suoi studi di storia dell'arte (con soggiorni anche in Italia, a Firenze), presentando una Los Angeles completamente altra rispetto alla tradizione, svelando architetture magnifiche, compresa quella del Bradbury Building, teatro dello scontro tra Harrison Ford e Rutger Hauer in 'Blade Runner', qui scenografia prescelta per guardare al futuro, oltre a piazzare Magritte e Cézanne sullo sfondo. Negli Usa gli incassi, per un film a bassissimo costo, sono stati lusinghieri, ma quel che più conta è che il film è seriamente candidato a diventare un evergreen. Capito Jenny Beckrnan? Bitch." (Antonello Catacchio, 'Il Manifesto', 27 novembre 2009)
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