47 Ronin

USA - 2013
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47 Ronin
Giappone, XVIII secolo. Kai, un guerriero metà inglese e metà giapponese, rispettando i valori di lealtà e onore degli antichi guerrieri Ronin, si unirà a Oishi e al suo gruppo di allievi samurai per vendicare la morte del loro maestro, ucciso da un Signore tiranno. I 47 Ronin, banditi dal despota, per restituire l'onore al loro feudo si troveranno così ad affrontare una serie di dure prove per distruggere gli ordinari guerrieri...
  • Durata: 118'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE
  • Specifiche tecniche: ARRI ALEXA, 3D
  • Produzione: H2F ENTERTAINMENT, MID ATLANTIC FILMS, STUBER PRODUCTIONS
  • Distribuzione: UNIVERSAL PICTURES INTERNATIONAL ITALY (2014)
  • Data uscita 13 Marzo 2014

TRAILER

RECENSIONE

di Alessandro De Simone
Le storie di onore e coraggio del Giappone più o meno antico sono state spesso fonte di'ispirazione per il cinema nipponico, ma non solo. Negli ultimi anni ricordiamo bei film come The Twilight Samurai di Tasogare Seibei (2002), L'ultimo samurai di Edward Zwick (con Tom Cruise, 2003) e, perché no, in qualche modo anche il secondo spin-off dalla saga degli X-Men, diretto da James Mangold e interpretato da un artigliato Hugh Jackman, Wolverine – L'immortale (2013), che da quel materiale ha attinto a piene mane.
47 Ronin é la rivisitazione di una delle leggende maggiormente famose dell'Impero del Sole all'epoca degli shogun, un manipolo di guerrieri rinnegati che libera un feudo dal malgoverno di un usurpatore. Per arrivare allo scontro finale, i nostri eroi dovranno superare terribili prove, come la regia di Carl Rinsch che dilapida un budget quasi bicentenario (circa 175 milioni di dollari) mettendo insieme uno sconnesso baraccone che cita Hayao Miyazaki e il western classico con una spruzzatina di Mishima for mummie. Risultato: un action fantasy senza ritmo, freddo e retorico, e con un finale ai limiti dell'apologia. Deprimente, come Keanu Reeves sulla panchina.

NOTE

- WALTER HAMADA FIGURA ANCHE COME PRODUTTORE ESECUTIVO.

CRITICA

"Dopo molte versioni, cinematografiche e no, quella che è probabilmente la più celebre leggenda giapponese di eroismo e sacrificio torna in una variante computerizzata che assortisce star occidentali (Keanu Reeves, nella parte di un guerriero messianico stile Redentore) e orientali. Mirando in contemporanea a due obiettivi: rendere più invitante la materia per il pubblico del prodotto hollywoodiano da una parte e sfondare, dall'altra, nell'appetitoso mercato asiatico. (...) Prodotto con larghezza di mezzi, il film soddisferà gli estimatori degli effetti speciali; però soffre di una curiosa contraddizione: mette in scena situazioni fiabesche che parrebbero destinate all'intrattenimento più demenziale con un tono austero e senza traccia di umorismo." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 13 marzo 2014)

"Piacerà certamente non a chi il film di samurai lo concepisce spoglio, duro, tagliente alla maniera dei classici di Kurosawa. Il 'Ronin' di Rinsch è carico, barocco, compiaciuto, chiaramente disinteressato all'epica dell'onore. Rinsch (all'esordio nel lungometraggio) viene dalla pubblicità e si vede: ogni inquadratura deve offrire mille suggestioni, come se per suggestionare il director avesse solo 5 minuti in luoghi delle due ore. Rinsch ha cercato di allestire un 'Signore degli anelli' nipponico e ci dà dentro all'impazzata col digitale. Non gli è bastato. Per mettere a dura prova i suoi 47 ha assemblato anche una coorte di «mostri» (l'orco, gli uccelli guerrieri) rubacchiando anche dai cartoni animati. In altre parole, ha messo su un monumentale pastrocchio. Che non poteva non urtare non solo i nostalgici dei classici film-spada, ma che del 'Signore degli anelli' hanno sempre ammirato la grande costruzione narrativa. E allora il consiglio è: dimenticate i classici, godetevi lo spettacolone ampio, fastoso, visivamente sempre fascinoso. Una storia talmente staccata dall'originale che potrebbe anche finir bene. Anche se così non finisce." (Giorgio Carbone, 'Libero', 13 marzo 2014)

"Una storia raccontata mille volte, quasi sempre meglio, immersa nel fantastico e più ancora nel kitsch, sotto il bombardamento del digitale. Il bel Keanu Reeves rotea lo spadone tra creature mostruose, mentre la platea divora i popcorn." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 20 marzo 2014)
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