28 settimane dopo

28 Weeks Later

GRAN BRETAGNA - 2007
28 settimane dopo
Londra. Il virus devastante che ha decimato la Gran Bretagna è stato finalmente debellato e l'esercito ha ristabilito l'ordine. Tuttavia, dopo sei mesi di tranquillità, un portatore della 'rabbia' letale sfugge al controllo e ben presto ricomincia a diffondere il virus così la città, che era in via di ripopolazione, ripiomba nel caos più totale.
  • Altri titoli:
    28 Wochen später
  • Durata: 91'
  • Colore: C
  • Genere: FANTASCIENZA, HORROR, THRILLER
  • Specifiche tecniche: ARRI, PANAVISION, 35 MM (1:1.85) - TECHNICOLOR, DE LUXE
  • Produzione: FOX ATOMIC, DNA FILMS, FIGMENT FILMS, KOAN FILMS, SOGECINE, DUNE ENTERTAINMENT
  • Distribuzione: 20TH CENTURY FOX ITALIA, DVD E BLU-RAY: 20TH CENTURY FOX HOME ENTERTAINMENT (2008)
  • Vietato 14
  • Data uscita 28 Settembre 2007

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone

Londra vista dall’alto è una capitale fantasma. L’epidemia di rabbia che ha colpito la città, trasformando la popolazione in un branco di zombie, è stata sedata grazie all’intervento dell’esercito che ha messo in salvo i superstiti e sterminato gli infetti. Sei mesi dopo i fatti, un contingente americano – affiancato da un equipe di scienziati – dà il via a un piano di ripopolamento della metropoli che prevede un primo insediamento protetto nel distretto periferico dell’Isola dei Cani. Non passerà molto, che il caso anomalo di una portatrice sana del virus rinfocolerà il contagio…
C’è tanto Danny Boyle – già artefice del primo, produttore esecutivo del secondo – in questo sequel di 28 giorni dopo: oltre ad alcune scene girate con la seconda unità, l’autore di Trainspotting fa il casting. Azzeccando (quasi) tutto. Dagli attori come Robert Carlyle o l’esordiente Mackintosh Muggleton, che donano ai personaggi uno spessore normalmente sconosciuto al genere, al regista – lo spagnolo Fresnadillo dell’acclamato Intacto – che al respiro e alle divagazioni di Boyle preferisce il movimento nervoso della camera (stile reportage giornalistico), un montaggio veloce e spezzettato e l’utilizzo frequente delle inquadrature zenitali, ad accrescere il senso d’oppressione. 28 settimane dopo non è impeccabile nella sceneggiatura, ma ha indubbiamente più ritmo del predecessore, più gore, più fascino. A suo favore giocano infatti il viraggio sporco della fotografia, le chiuse location al buio, e la colonna sonora – nuovamente di John Murphy – che rinuncia alle canzoni affidandosi ad un unico motivo portante dalle risonanze spettrali. Due scene clou: l’elicottero militare usato come falce per gli infetti, e la pioggia di fuoco che i cecchini scaricano sulla calca senza più distingure tra umani e mostri. E’ il passaggio più scopertamente politico del film, nella migliore tradizione del cinema dei “morti viventi”. Famelici consumisti quelli di Romero, rabbiosi cani da abbattere questi zombie-post 11 settembre. E la guerra del terzo millennio, più efficacemente che in altre occasioni, entra prepotente nell’ iconografia del film, come quel finale nel “tubo”- la metropolitana di Londra – la cui valenza simbolica rimanda senza più filtri nè effetti speciali a inquietudini ed orrori reali. 

NOTE

- SEQUEL DEL FILM "28 GIORNI DOPO" (2002) DI DANNY BOYLE.

CRITICA

"E' il solito kolossal fanta-ecologico-bellico-biblico-catastrofico in cui si può vedere o intuire di tutto, è la notte in cui tutte le vacche sono nere. Che ci siano i sinistri bagliori di oggi, Iraq compreso? Londra come Baghdad? Peccati mortali nuovi e vecchi si inseguono nel ritmo orizzontale dell'apocalittica sciagura omologata a un tipo di cinema che non fa battere il cuore neanche col bel volto proletario di Robert Carlyle." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 28 settembre 2007)

"Curioso che nello stesso momento in cui si affaccia nelle nostre sale il film di Rodriguez, ne arrivi un altro che ha molti punti di contatto. '28 settimane dopo' di Juan Carlos Fresnadillo, sequel del film di Boyle. Qui gli zombi sono tali per un virus, la Gran Bretagna è ormai spopolata, Londra è presidiata dall'esercito Usa e in trasparenza sembra Baghdad. La differenza sia nel fatto che Fresnadillo non fa ridere, gioca pesante sui sentimenti, la sicurezza e la parola alle armi. Anche in questo caso però per leggere la realtà contemporanea la chiave horror sembra perfetta." (Antonello Catacchio, 'Il Manifesto', 28 settembre 2007)

"Quello di Fresnadillo ('Intacto') è un horror in piena regola (uno dei migliori film di contagio dai tempi del primo Romero), che agisce sulle paure primarie dello spettatore aggredendolo mediante scene shock girate con cinepresa a mano, dove la calma apparente della città deserta è rotta dall'irruzione dei mostri. Ma non è tutto. La sceneggiatura aggiunge un sottointreccio famigliare che mette a confronto Andy e Tammy col padre: il quale non ha saputo salvare mamma dal morbo. Mentre l'imperativo 'uccidere il padre' travalica il senso simbolico freudiano, la città è inquadrata minacciosamente dall'interno del film:dove i ragazzi e chi li vuole salvare cercano scampo, e nel contempo sorvegliata dalle posizioni dominanti dei militari, che abbattono senza esitare chiunque inquadrino nel mirino. E non è roba da visionari vedere nelle folle possedute dalla rabbia una metafora del popolo irakeno e nelle truppe angloamericane, con la loro potenza di fuoco e la loro impotenza a portare a termine la guerra, quella delle truppe impegnate in Iraq. Inutile, s'intuisce, aspettarsi un finale catartico e consolatorio. Continua, probabilmente... ." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 28 settembre 2007)

"Se Boyle aveva realizzato un horror ambizioso che tendeva a travalicare i confini del genere, Fresnadillo è un regista effettato che si limita a giocare sui clichès. Risultato: in Usa gli amanti del cinema di zombie si sono proclamati soddisfatti, ma il botteghino è rimasto basso." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 28 settembre 2007)

"Specchio dei tempi in cui viviamo dove l'orrore che ci circonda è di massa e senza connotazioni precise, '28 settimane dopo' di Juan Carlos Fresnadillo sembra rispondere un forte 'si', aggiungendoci molto realismo da cinema in diretta allo zombi-movie. Sequel di '28 giorni dopo' di Danny Boyle, '28 settimane dopo' ripropone l'Inghilterra spopolata per colpa del virus, gli Stati assenti, i militari bastardi che sparano su tutti confondendo zombi e non-zombi (idea già del Romero de 'La notte dei morti viventi' del '68) e una famiglia che si smembra. Letteralmente. Tutto già visto e la cinepresa troppo in movimento per capire che succede ed avere paura. Lo zombi superveloce, poi, rimane sempre una contraddizione. Incassi meno forti rispetto al primo. Ma c'è la minaccia di un terzo. Chi non muore, si rivede." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 28 settembre 2007)
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