24 mesures

CANADA, FRANCIA - 2007
24 mesures
Durante la notte di Natale si incrociano quattro diverse storie, quelle di quattro persone che stanno cercando di dare una svolta alla loro vita. Didier è un tassista che sta fuggendo con del denaro che ha appena rubato. Helly è una giovane ragazza madre che vive di espedienti e che cerca un modo per rivedere suo figlio, affidato a un istituto. Marie cerca un nuovo amore che le riempia la vita senza farsi più condizionare dalla eccessiva presenza di sua madre, una donna incapace di lasciarla vivere in maniera autonoma. Infine c'è Chris, un batterista alla vigilia del suo primo concerto importante.
  • Altri titoli:
    24 battute
  • Durata: 82'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: (1.85:1)
  • Produzione: WY PRODUCTIONS, MK2 PRODUCTIONS, EQUINOXE PRODUCTIONS

RECENSIONE

di Davide Turrini

Dopo l’apertura SIC 2006 con l’attore veterano di Guediguian, Jean-Pierre Darroussin, passato dietro la macchina da presa, tocca quest’anno ad un altro francese dare il via alla Settimana della critica numero ventidue. Il giovane Jalil Lespert, interprete di Le passeggiate al Campo di Marte e di Risorse umane, ha scritto e diretto 24 battute, sorta di sinfonia in do minore sulla drammatica esistenza di quattro giovani in una qualsiasi e recente notte di Natale francese: Didier (Benoit Magimel) taxista in fuga verso la morte; Helly (Lubna Azabal) prostituta, tossicodipendente, con un figlio lontano da rivedere; Marie, indecisa tra amore saffico e madre oppressiva; Chris (Sami Bouajila) batterista in cerca di vendetta per il padre morto. Da un lato l’esposizione chiara e diretta del momento casuale dell’incontro/incrocio alla Kieslowski, dall’altro una certa ovvietà nella rappresentazione tout-court dei caratteri: 24 battute è un film d’esordio ambizioso, stratificato nel narrato e con un ritmo diegetico spesso scombussolato dalle scelte di stile. Piani sequenza per l’introduzione della storia di Helly e Didier, maggiore compostezza e classicità formale per le sezioni Marie e Chris. Lespert sostiene di aver voluto esaminare come ci rapportiamo al concetto di verticalità (con i genitori, con i figli, con Dio) ma la pellicola rischia, tra le presenze non sempre ispirate di tutte queste giovani star e sotto la direzione di una star che richiede moltissimo ai colleghi davanti la macchina da presa, di ancorarsi sull’idea stessa di sperimentazione e sulla necessità di spiegare troppi psicologismi, situazioni e ambienti in così poco tempo. Il più riuscito è l’ultimo segmento con il batterista Chris. Rimane comunque un esordio di sicuro interesse.

NOTE

- PRESENTATO ALLA 22. SETTIMANA INTERNAZIONALE DELLA CRITICA, MOSTRA DI VENEZIA 2007.

CRITICA

"C'è senso del tragico, abisso della droga e presenze materne-paterne ingombranti in un incrociarsi di vite che finisce musicalmente e visivamente in levare: forse senza un collante preciso, se non l'idea di sperimentazione in sé. Protagonisti Benoît Magimel e Lubna Azabal." (Davide Turrini, 'Liberazione', 31 agosto 2007)

"Lespert prende dalle esperienze precedenti ma pure inventa, rimescola immagini d'altrove, e scommette sulla fisicità, impasto di luci calde/fredde, corpi a cui la macchina da presa si incolla seguendone le 'piroette' di creature irrequiete, le ansie, la paura. Li stringe persino, corre a escluderli dal mondo, ne scava le pieghe più intime, superando il voyeurismo col pudore dell'affetto. Manca però sempre qualcosa, forse quel fascino dell'imprevisto, il buio, il salto nel vuoto del cuore che ti coglie all'improvviso mai pronto a percepirlo." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 31 agosto 2007)
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