24 City

Er shi si cheng ji

CINA - 2008
24 City
Chengdu, oggi. La fabbrica 420 con la sua città operaia modello devono sparire per lasciar spazio a un complesso di appartamenti di lusso: "24 City". Passano sotto i nostri occhi tre generazioni e otto personaggi, dai vecchi operai ai nuovi ricchi, tra la nostalgia del socialismo da parte degli anziani e il desiderio di successo dei giovani. La storia delle loro vite e la storia della Cina.
  • Durata: 107'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: HD
  • Produzione: XSTREAM PICTURES, CHINA RESOURCES (HOLDINGS) CO., LTD., SHANGHAI FILM GROUP CORPORATION, PRESENT, OFFICE KITANO, BANDAI VISUAL, BITTERS END

NOTE

- IN CONCORSO AL 61. FESTIVAL DI CANNES (2008).

- FUORI CONCORSO AL 26. TORINO FILM FESTIVAL (2008).

CRITICA

Dalle note di regia: "Questo film è composto sia di scene di finzione sulla vita di tre donne che di testimonianze di 5 operai che raccontano i loro ricordi. Mettere in parallelo il documentario e la fiction, secondo me, era il modo migliore di affrontare la Storia della Cina tra il 1958 e il 2008. La storia si svolge in un opificio militare che in sessanta anni ha visto tutti i cambiamenti della Cina comunista. Io cerco di comprendere dei cambiamenti sociali complessi e, mentre il cinema ora privilegia l'azione, ritengo opportuno in questo caso dare spazio ai racconti, alle testimonianze. Io penso che in questi otto operai cinesi, ciascuno di noi potrà ritrovare qualcosa di sé."

"Di ben altra forza il film cinese di Jia Zang-Ke, che con 'Er shi si cheng ji' ('24 città') sembra costruire una specie di reportage sullo smantellamento delle fabbriche militari di Chengdu, destinato a venir sostituito dal lussuoso quartiere residenziale '24 città'». Dico sembra perché se le testimonianze dei cinque operai che parlano davanti alla macchina da presa sono reali e ricostruiscono la loro vita durante gli anni della Rivoluzione culturale e della successiva normalizzazione, le tre donne che parlano sono invece interpretate da tre attrici che recitano i «loro» ricordi. Per ingarbugliare i fili del racconto? Per confondere lo spettatore? Piuttosto per ritrovare, attraverso la mescolanza di verità e finzione, il senso più vero di un'epoca e di un mito le cui contraddizioni possono essere mostrate solo da contraddizioni altrettanto dichiarate. Come quelle che passano attraverso le parole e la memoria di chi c'era davvero e di chi finge di esserci stato." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 18 maggio 2008)

"Era davvero appassionante il mosaico di testimonianze riunito da Jia Zhangke nel poetico '24 City', cronache e ricordi da una città industriale cinese in decadenza, un rosario di voci e di memorie, semplici e insieme toccanti, che forma una piccola storia dal basso della Cina e delle sue trasformazioni. Sgranato prima da veri operai, poi da attrici anche molto famose, come Joan Chen, a segnare una continuità ideale fra voci 'sporche' e educate che ricorda alla lontana il lavoro di Ascanio Celestini, ma con un uso così parco e sapiente del cinema che rende ancora più sensibile e straziante il trascorrere inesorabile del tempo." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 18 maggio 2008)

"Il trentottenne cinese Jia Zhangke, già vincitore a sorpresa di un Leone d'oro, si presenta stavolta nelle vesti di memorialista della classe operaia. Lo stile di '24 City', infatti, è uno strano tentativo di compromesso tra documentario e finzione, messo in scena attraverso il fitto incrocio di tre storie inventate e tre autentiche testimonianze. Il filo conduttore è affidato alle superstiti maestranze dell'opificio militare 420, cuore pulsante e volano economico di Chengdu che sta per essere raso al suolo e sostituito da un complesso abitativo di lusso: la storia della Cina tra il 1958 e il 2008 viene, così, riscritta nel riscontro ora commosso, ora distaccato, ora vagamente polemico di volti e documenti, canzoni e sentimenti, rievocazioni e rimozioni. L'attuale e clamorosa mutazione socio-economica orchestrata da Pechino, però, non risulta illuminata: Jia Zhang ke, regista molto sofisticato, in questo caso si consacra con una certa rigidità al compito di recuperare il passato affinché 'i giovani possano comprendere il futuro'. Ne consegue un'andatura fredda e un film molto meno profondo di quanto sembri." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 18 maggio 2008)

"Di sicuro adesso '24 City' è una testimonianza non solo di come la Cina sia passata da roccaforte comunista a avamposto capitalista, ma anche di come il terremoto abbia drammaticamente trasformato un'intera zona. Insomma, se già in passato Jia Zhangke è stato avvicinato ai maestri del neorealismo, questo film arricchisce il confronto, attualizzando la lezione di Roberto Rossellini e offrendo una nuova prospettiva al desiderio di raccontare la realtà vera. In più, c'è l'effetto terremoto, che d'improvviso candida '24 city' alla Palma d'Oro. Chissà." (P.G., 'Il Giornale', 18 maggio 2008)

"Un'ipotesi di cinema singolare che vuole accoppiare documentario e fiction seguendo la demolizione dell'enorme complesso industriale di Chengfe, nel centro della città di Chengdu, a favore di un nuovo centro residenziale che altri non è che il '24 city' del titolo. Jia costruisce una sinfonia ieratica di immagini e testimonianze operaie dall'officina 420, situata all'interno dell'abnorme spianata di ferro, cemento e macchinari, in cui si fabbricavano pezzi e armi per gli aerei dell'esercito cinese. (...) '24 city' è un ragionamento profondo sul cambiamento urbano e sociale di un lembo di Cina odierna. Oltre che interessante esperimento formale perché alle testimonianze documentarie, da metà pellicola in avanti, subentrano tre celebri attrici asiatiche come finte testimoni per simboleggiare il cambiamento generazionale. Tra gli anni 50 e oggi sono mutate prospettive di vita, sogni, necessità quotidiane. Esempio paradigmatico il personaggio interpretato dalla celebre ventenne Zhao Tao, nel film figlia di operai dell'officina 420: lei ambisce a fare la modella o la studentessa universitaria e con i soldi guadagnati sogna di rendere felici i suoi disgraziati genitori comprandogli un appartamento nel '24 city'." (Davide Turrini, 'Liberazione', 18 maggio 2008)
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