21 grammi - Il peso dell'anima

21 Grams

USA - 2003
21 grammi - Il peso dell'anima
Un incidente unisce i destini di tre persone: Paul, Jack e Cristina. L'amore, la vendetta, la redenzione si intrecciano. 21 grammi è il peso che si perde quando si muore, forse il peso dell'anima.
  • Durata: 120'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1.85) - DE LUXE
  • Produzione: 2.1 FILMS, THIS IS THAT, Y PRODUCTIONS
  • Distribuzione: BIM (2004) DVD: 01 DISTRIBUTION/BIM
  • Data uscita 16 Gennaio 2004

TRAILER

RECENSIONE

di Angela Prudenzi
Aveva lasciato tutti senza fiato, Alejandro Gonzalez Iñarritu, quando pochi anni fa si era affacciato al cinema con l'intenso Amores perros. Non minore sorpresa era arrivata dall'episodio del film collettivo sull'11 settembre, in cui aveva scelto di inondare di nero lo schermo per raccontare l'irraccontabile. I meriti attendevano una conferma e 21 grammi - Il peso dell'anima è stato uno dei film più attesi alla passata edizione del festival di Venezia. Sostenuto da un cast stellare - Sean Penn, Benicio Del Toro e la lanciatissima Naomi Watts - ha affrontato il concorso aggiudicandosi la coppa Volpi per la migliore interpretazione, andata al sofferto Penn. Si è anche aggiudicato un premio non ufficiale, quello del film più controverso. L'opera seconda di Iñarritu ha infatti diviso la critica, indecisa tra chi ha creduto e pianto di fronte al concentrato di sfortune di cui è vittima il protagonista, e chi invece ci ha fatto sopra una bella risata. Raramente capita di vedere opere così profondamente e dichiaratamente ambiziose nei temi e nelle scelte stilistiche. Anche se, diciamolo subito, a Iñarritu va quanto meno riconosciuta la tenacia con la quale aderisce fino in fondo a un progetto, pur se sbagliato nelle fondamenta come questo. E le fondamenta sono la storia stessa, travagliata e complessa come si conviene, che scandaglia l'anima dei protagonisti ripresi in una situazione estrema. Il professore universitario Paul (Penn), cardiopatico, riceve in sorte un cuore nuovo dopo che un disperato ossessionato da un falso senso religioso (Del Toro) falcia con la sua macchina un'intera famigliola: padre e due bambine. L'organo, ovviamente, è quello dell'irreprensibile genitore e marito innamorato della tenera Christina (Watts), che alla tragedia reagisce buttandosi nell'alcol e nella droga. Paul, però, comincia a vigilare su di lei fino ad avvicinarla e a intrecciare una relazione nutrita in egual misura dal sentimento e dal desiderio di vendetta nei confronti dello spostato Jack. Relazione pericolosa, inutile dirlo. Il tutto raccontato con un continuo intreccio temporale che mischia lo ieri all'oggi a ritmi frenetici. E non contribuiscono certo le immagini ad alleggerire la sensazione di disagio, livide da far accapponare la pelle. Ma pur in tanta salsa melodrammatica condita da virtuosismi di stile, il talento di Iñarritu riesce comunque a lasciar trapelare di esistere, di non essere un bluff. Considerazione che aumenta il dispiacere per un film sbagliato di un regista che avrebbe invece tutte le carte in regola per diventare uno dei cineasti di punta del momento. Giocare fuori casa raramente porta buoni risultati. Speriamo che Iñarritu se lo ricordi prima di rischiare nuovamente su una storia americana.

NOTE

- PRESENTATO IN CONCORSO ALLA 60MA MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA (2003), SEAN PENN HA VINTO LA COPPA VOLPI COME MIGLIOR ATTORE.

- CANDIDATO ALL'OSCAR 2004 PER IL MIGLIOR ATTORE (BENICIO DEL TORO) E LA MIGLIOR ATTRICE (NAOMI WATTS) PROTAGONISTA.

- ALEJANDRO GONZÁLEZ IÑÁRRITU E' STATO CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2004 COME REGISTA DEL MIGLIOR FILM STRANIERO.

CRITICA

"Lascia frastornati '21 grammi', secondo film del regista di 'Amores perros', il messicano Alejandro González Iñárritu. Il quale adegua la regia ai virtuosismi del super-cast (Sean Penn, Benicio Del Toro e Naomi Watts, la biondina di 'Mulholland Drive') portando un plot già incandescente verso livelli intollerabili di retorica e manipolazione. (...) perché nessuno possa accorgersi che ha pescato la trama in 3 o 4 romanzi Harmony, il regista mescola le carte saltellando avanti e indietro nel tempo fino a esasperare definitivamente lo spettatore già inorridito da urla continue, foto livida, panoramiche convulse, trucco veristico, gigionerie da Actor's Studio. E il bello è che questo grandguignol è stato accolto con gran rispetto e pochi fischi dalla platea di addetti ai lavori, intimidita e ricattata da tanto dolore (fasullo). Mah". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 6 settembre 2003)

"I personaggi del film rischiano di esigere spazi troppo vistosi all'interno di una storia che trabocca di eccessi e di coincidenza insistite. (...) Effetti forti, sentimenti gridati, uno stile di equilibrio (stentato) fra realismo duro e visionarietà. Una delusione inattesa". (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 6 settembre 2003)

"Fin dal titolo, riferito al peso che ciascuno perde nell'istante in cui tira le cuoia, il melodramma hollywoodiano del messicano Iñárritu ti lavora muscolo cardiaco e ghiandole lacrimali senza pietà, né scrupoli per la propria flagranza ricattatoria. Detto questo, è giusto riconoscere l'efficacia della narrazione a mosaico, che mescola i diversi piani temporali (come nel film che rivelò il regista, 'Amores perros') e ripete gli stessi avvertimenti spostandone leggermente l'ottica, nonché le più che onorevoli interpretazioni di tutto il cast all-star". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 6 settembre 2003)

"Programmato alla Mostra di Venezia nella distraente confusione dell' ultimo giorno, '21 grammi' strappò per Sean Penn la Coppa Volpi del miglior attore. Ma altrettanto bene avrebbe fatto la giuria pilotata dall'esperto Mario Monicelli premiando gli altri due protagonisti, Naomi Watts e Benicio Del Toro, che insieme al laureato formano un terzetto esplosivo. Nel primo film girato in Usa dal messicano Alejandro González Iñárritu di 'Amores Perros', l'intensa partecipazione degli interpreti salda e giustifica una costruzione rapsodica dove si fondono passato e presente. I ritorni all' indietro risultano innestati sull'arco di un'agonia nella quale il ricoverato terminale è destinato a perdere i 21 grammi che pare siano il peso corporeo pagato da noi umani alla morte. (...) Per definire il film si potrebbe ricorrere alla paradossale formula delle 'convergenze parallele', l'espressione coniata da Aldo Moro. Le esistenze dei personaggi potrebbero non intrecciarsi mai e invece la collusione si verifica con tragiche conseguenze. Disperato, crudo e rigoroso, '21 grammi' pretende anche dallo spettatore il coraggio che ha sorretto l' ispirazione degli artefici; ma solo per scoprire che niente ci è estraneo, pur trasportato sul registro sovracuto, di ciò che travaglia l'animo dei personaggi. Pur essendo difficile trovare un precedente per un simile film, il nome che viene in mente è quello di Stroheim. '21 grammi' come 'Greed', vedremo se il futuro di Iñárritu ci confermerà nella scelta di aprirgli un credito in termini tanto impegnativi." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 17 gennaio 2004)
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