2:22 - Il destino è già scritto

2:22

AUSTRALIA, USA - 2017
2/5
2:22 - Il destino è già scritto
Dylan Boyd si rende conto che le sue giornate sono scandite dal replicarsi di piccoli eventi apparentemente casuali che si ripetono identici ogni giorno alla stessa ora, in una successione che termina puntualmente alle 2:22 alla stazione del treno. Dylan indaga sullo strano schema in cui il fato sembra aver imprigionato la sua vita, scoprendo un collegamento con un giorno di oltre vent'anni prima in cui una coppia di fidanzati venne assassinata proprio alla stazione...
  • Durata: 99'
  • Colore: C
  • Genere: THRILLER
  • Produzione: PAUL CURRIE, STEVE HUTENSKY, JODI MATTERSON, BRUCE DAVEY PERLIGHTSTREAM ENTERTAINMENT, PANDEMONIUM, SCREEN AUSTRALIA, WALK THE WALK ENTERTAINMENT
  • Distribuzione: NOTORIOUS PICTURES
  • Data uscita 29 Giugno 2017

TRAILER

RECENSIONE

di Gianfrancesco Iacono

New York. Il bel Dylan (Michiel Huisman), controllore di volo presso l’aeroporto JFK, in seguito a una misteriosa turbolenza, rischia di provocare un incidente fra due aerei. Messo in congedo disciplinare, Dylan vede progressivamente la sua vita scivolare in una routine inesplicabile, costellata di numerosi, piccoli eventi che si ripetono, identici, un giorno dopo l’altro, per culminare quotidianamente alle ore 2:22 alla stazione centrale dei treni.

L’incontro d’amore con la gallerista Sarah (Teresa Palmer), tuttavia, e i collegamenti con l’assassinio di una coppia di fidanzati avvenuta alla Grand Central vent’anni prima, sembrano rivelare strani intrecci del destino che Dylan dovrà dipanare per evitare il ripetersi della tragedia.

2:22 – il destino è già scritto, diretto dall’australiano Paul Currie, ha tutti i connotati della trasposizione, fallimentare, di quello che potrebbe benissimo essere un manga giapponese.

Il protagonista dotato di particolari capacità “recettive”, lo spaesamento del singolo all’interno della tentacolare realtà metropolitana, l’amore come antidoto al nichilismo e alla spersonalizzazione.

Tutti elementi tipici, per chi bazzica almeno un po’ il mondo dell’intrattenimento nipponico, di opere originarie del Sol Levante (molte delle quali, è bene ricordarlo, dotate di una fisionomia autoriale notevole), appaiono qui schiaffati, irrimediabilmente, nel frullatore di un thriller statunitense di bassa caratura e ridotti al livello di minestra riscaldata.

Tra romanticismo d’accatto e suggestioni new age, senza contare svariate sequenze dall’estetica pubblicitaria con gli inevitabili corollari (fotografia laccata, montaggio videoclipparo e colonna sonora ruffiana), questo Destino già scritto aggiunge poco al tema delle ridondanze del fato e si perde in inutili prolissità, finendo ben presto con l’annoiare. Per una serata d’estate senza pretese, tuttavia, potrebbe anche andar bene.

CRITICA

"Quando si varia intorno a temi come le premonizioni, la curvatura del tempo e la reincarnazione sarebbe meglio andarci piano. O si può incorrere nel tipo d'incidente di '2:22 - Il destino è già scritto': che all'inizio interessa, poi va a cacciarsi in un intreccio confuso dove le continue ripetizioni non giovano a tenere sveglia l'attenzione. Tanto più che, quando arriva il (poco) sorprendente finale, lo spettatore consumato ha già mangiato la foglia e si sente preso un po' in giro." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 29 giugno 2017)

"Astronomico/metapsichico, blandamente intrigante all'inizio e insensato alla fine, il thriller è diretto con anonima professionalità dall'australiano Paul Currie. Ma gli interpreti sono accattivanti e d'estate un gialletto può far passare la serata." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 29 giugno 2017)

"Piacerà perché pur avendo ammassato il materiale per due film (un thriller e una love story) il regista Currie riesce a farli convivere in un convincente mix di suspense e romanticismo. Occhio a Teresa Palmer. Prima che arrivino gli anni 20 c'è da scommettere che la vedremo in cima." (Giorgio Carbone, 'Libero', 29 giugno 2017)

"Le coincidenze sono coincidenze o una organizzazione superiore che incrocia destino, reincarnazione, eccetera? Chi ha voglia di giocare con queste domande può accomodarsi alla risposta fantathriller di un complicato e maldestro gioco di specchi tra vite di oggi e vite del passato sullo sfondo sempre accattivante e fotogenico di Manhattan." ('Nazione-Carlino-Giorno', 29 giugno 2017)

"(...) thriller intriso di patinato romanticismo che cita le ricorrenze quotidiane di 'Ricomincio da capo', la serendipità, il karma, e alla fine parla di come l'amore sia in grado di sconfiggere il destino. (...) se la routine la si ama anche al cinema, allora '2:22' è il film giusto per trascorrere un'ora e mezza senza pensare; meno se invece vi piacciono gli schemi che non dico sorprendano, ma scartino un po' dai binari della ripetizione." (Federico Gironi, 'Il Messaggero', 1 luglio 2017)

"(...) un thriller astronomico paranormale basato sull'idea non certo inedita che il destino si ripete, magari alla stessa ora, 14.22 per noi. Il potere del fato e quindi il rapporto tra stelle e cielo, cose su cui moriva Louis Lambert di Balzac resuscitato or ora, è divenuto da 'Giorno della marmotta' a 'Prima di domani' (...), un sottogenere che in '2:22 - Il destino è già scritto' si mescola al romanzo sentimentale: la coppia che visse due volte. (...) Sceneggiatura e star al di sotto della paga sindacale." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 6 luglio 2017)

"Mistery, thriller, fantascienza ma anche tanto romance: l'australiano '2:22' non si è fatto mancare nulla per accattivarsi il pubblico estivo, rarefatto ma curioso. II film è intrigante nel soggetto ma per insipienza di scrittura e regia tende a rivelarsi piuttosto velocemente e facilmente. Bella, comunque, la riformulazione della storica stazione ferroviaria newyorchese in set(ting) su più strati, incluso l''ologrammatico'." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 6 luglio 2017)

"Difficile stabilire cosa sia più ridicolo di una trama sconclusionata e mal recitata. Con tre 2 nel titolo, il voto del film è già (as)segnato." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 6 luglio 2017)
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