1981: Indagine a New York

A Most Violent Year

USA - 2014
4/5
1981: Indagine a New York
New York City, inverno 1981. Un immigrato che insegue l'American Dream, si troverà a vivere insieme alla sua famiglia uno dei periodi statisticamente più violenti in città: la violenza, il degrado, l'avidità e la corruzione, infatti, rischieranno di distruggere tutto ciò che lui ha costruito...
  • Durata: 125'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE, DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: ARRI ALEXA XT M, ARRI ALEXA XT PLUS/ARRI ALEXA XT STUDIO, CODEX ARRIRAW (2.8K), (2K)/SCOPE, DCP (1:2.35)
  • Produzione: NEAL DODSON, ANNA GERB, J.C. CHANDOR PER BEFORE THE DOOR PICTURES, WASHINGTON SQUARE FILMS, OLD BULL PICTURES, IN ASSOCIAZIONE CON FILMNATION ENTERTAINMENT
  • Distribuzione: MOVIES INSPIRED (2016)
  • Data uscita 4 Febbraio 2016

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Se non fosse inflazionato, il termine “classico” sarebbe giustificato nel caso di A Most Violent Year (lasciamo perdere il pessimo titolo italiano…) per la secca drammaturgia, la tensione delegata ai dialoghi, il taglio espressivo delle luci, una partitura orchestrale ansiogena (di Alex Ebert), praticamente il suono atmosferico del film.

Se fosse un genere sarebbe un noir a colori, nemmeno troppo colorato. J.C. Chandor e il suo strepitoso direttore della fotografia, Bradford Young, ci trasportano in una New York d’epoca, scorbutica ed esangue, con i graffiti sui treni metropolitani, l’aria grigia di smog e la radio sempre accesa sul bollettino criminale giornaliero.

E’ una metropoli opprimente e sottilmente minacciosa quella in cui si muove il nostro eroe, di nome Abel, come la prima vittima dell’Antico Testamento. Uomo d’affari in ascesa – è nel business del gasolio – ha un codice etico ammirevole e del tutto inappropriato nel mondo che ha scelto di conquistare, dove vigono regole e rituali da gangster. La moglie (Jessica Chastain) lo sa bene. E’ lei l’altro fronte caldo di una guerra di logoramento morale: riuscirà Abel a mantenere la schiera dritta e ad avere il successo che sogna senza infrangere la legge?

A dispetto del titolo originale ecco una storia dove poco accade ma molto potrebbe accadere, dal ritmo serrato e una sensazione di catastrofe imminente, perfettamente incarnata dalla catatonia esplosiva di Oscar Isaac, autore di un’altra prova superba. L’antagonista, la cui ricerca segna l’intera parabola narrativa di A Most Violent Year, non ha volto né nome: è il sistema.

Come in Margin Call e in All is Lost, J.C. Chandor cattura la pressione ostile e maligna dell’ambiente, infettando il film di un fatalismo disperato e di un senso di sconfitta che fa male. Forse perciò non è stato troppo amato in America. Eppure per chi volesse oggi una diagnosi non edulcorata dello stato dell’uomo sotto il capitalismo non dovrebbe prescindere dal lavoro del regista di Morristown, 42 anni e un trascorso da regista di spot pubblicitari. Roba da non crederci.

NOTE

- JESSICA CHASTAIN E' STATA CANDIDATA AL GOLDEN GLOBE 2015 COME MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA.

CRITICA

"In un cinema che a volte dà l'impressione di inseguire solo le mirabilie digitali o il narcisismo autoriale, fa piacere abbandonarsi a un film che ti racconta una storia non infantile e lo fa con una professionalità inappuntabile fatta di attori che sanno recitare, di dialoghi credibili e di una messa in scena bella ed efficace. «Come una volta» verrebbe da dire, quando il cinema sapeva appassionare, divertire e lasciarti anche qualche spunto su cui riflettere. Arrivato al suo terzo film (...), l 'americano del New Jersey J.C. Chandor sembra deciso a ripercorrere la strada dei grandi maestri di Hollywood, abilissimi nel passare da un genere all'altro senza farsi molti problemi ma capaci anche di non perdere di vista i temi che stanno loro a cuore. Nel suo caso - di sceneggiatore oltre che di regista - è la centralità della coscienza individuale (...) ora messa di fronte ai compromessi del successo e del guadagno. È questo infatti il tema di '1981: Inchiesta a New York', titolo non proprio indovinato per 'A Most Violent Year', l'anno più violento, con evidente richiamo al picco di criminalità che colpì la città di New York in quell'anno, quando la crisi economica (anche conseguenza di quella petrolifera) avevano messo un freno all'espansione della città e della sua ricchezza. (...) Il film corre (...) su due binari. Da una parte il racconto di come i fatti precipitano, ognuno finendo per influire sull'altro, mentre il contagio della violenza sembra non fermarsi mai: è la parte più decisamente di genere, con belle contaminazioni nel film gangsteristico (...) e uno straordinario inseguimento «minimalista», tutto giocato sull'assenza - di visibilità, di caroselli automobilistici - e filmato dal direttore della fotografia Bradford Young con ammirevole maestria. Dall'altra parte c'è la lotta di Abel con la propria coscienza, con la tentazione di scegliere la strada dell'illegalità o della violenza: ed è una strada che Morales scopre essere stata imboccata anche dalle persone che gli stanno più vicino (...) che diventa concreta quando la scadenza dei trenta giorni si avvicina e la banca si rifiuta di concedergli il prestito già concordato. Due percorsi che naturalmente si intrecciano nella figura del protagonista e di cui Chandor mostra pian piano tutte le sfumature e contraddizioni: è questa l'idea forte del film, quella di raccontare da una parte la scoperta di un mondo molto più complesso e compromesso di quello che sembra (...) e dall'altro di mostrare il prezzo che Abel deve pagare per rispettare il rigore morale che si è imposto, un prezzo che si tradurrà in una perdita di umanità raggelante e inquietante. E che Chandor filma con la semplicità e l'immediatezza del grande regista, che non ha bisogno di facili sottolineature né di melodrammatiche esagerazioni ma che sa far germogliare scena dopo scena da una regia attenta a non perdere mai di vista la concretezza del reale e la forza delle idee." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 2 febbraio 2016)

"(...) un ottimo noir scritto, prodotto e realizzato da un regista, J.C. Chandor, che conosce molto bene la sintassi del cinema degli anni 70 ('Serpico' di Lumet, 'Il braccio violento della legge' di Friedkin) o, più recenti, le atmosfere cupe e persecutorie dei film di James Gray. La cosa che fa svettare il suo film su tanti crime-movie banali in circolazione è che il regista non tratta i suoi spettatori come degli idioti, servendo loro dosi di violenza ogni due scene; lascia invece ai personaggi il tempo d'installarsi e di acquistare complessità. (...) Ambientato in una livida New York invernale benissimo fotografata da Bradford Young, il film si avvale di un cast ineccepibile. Accanto all'affermata Jessica Chastain, elegante casalinga in Armani 'vintage' ( indossa modelli degli anni 80) capace di ferocia per difendere i privilegi, c'è Oscar Isaac (...); così in parte da non far rimpiangere il forfait di Javier Bardem, 'prima scelta' per il ruolo di Abel. L'eccellente David Oyelowo (...) interpreta il procuratore Lawrence." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 4 febbraio 2016)

"Mentre Tarantino gioca con cavalli e pistole, c'è un altro regista che senza fare tanto chiasso dice due o tre cose serie su corruzione, violenza e razzismo. Si chiama J.C. Chandor e finora ha messo il suo gusto per l'estremo in tre soli film. (...) E ora questo 'A Most Violent Year', un thriller duro e rarefatto come la luce d'inverno, che incide personaggi, sentimenti e dialoghi memorabili sulla pelle della New York degradata e rapace del 1981. Una specie di moderno Far West, per giunta coperto di neve (a Tarantino fischieranno le orecchie), contro cui si stagliano con evidenza geometrica i conflitti irrisolti che minacciano l'imprenditore rampante Abel Morales (Oscar Isaac, già protagonista di A proposito di Davis). (...) In un cinema invaso da sceneggiature gridate e piene di cliché, Chandor conosce come pochi l'arte di centellinare le informazioni, facendoci capire poco alla volta chi è chi, cosa sta accadendo e perché. Senza sprecare un fotogramma, ma sempre passando attraverso i sentimenti contraddittori del controllatissimo Abel. E dosando con cura le scene d'azione, grazie a uno stile forte e originale che mette l'angoscia sopra l'energia e lo spettacolo, così consolatori alla fine. In fondo è una questione di stile, se il vero stile nasce dalla morale. Perché mostrare o meno certe cose? Fa più paura una sola pistola, finita per caso in mano a una bambina, di tutti gli spari in faccia che punteggiano 'The Hateful Eight', per tornare a Tarantino. E non si tratta di pudore. Se Chandor colpisce nel segno è perché ci tiene sempre dentro il protagonista. Come quando Morales deve scegliere se asciugare il sangue o il petrolio che cola dal buco aperto dai proiettili in un serbatoio. Non è l'immagine che emoziona. È il pensiero che esprime." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 4 febbraio 2016)

"Nell'agguerrita pattuglia delle rosse di Hollywood (da Susan Sarandon a Julianne Moore) l'eterea Chastain ha guadagnato da tempo un posto di spicco (...). Nel nuovo film di J.C. Chandor (...) l'attrice dipinge il ritratto impeccabile di una regina di Brooklyn pronta a tutto pur di proteggere il suo regno. Unghie sempre laccate, capelli biondi freschi di parrucchiere, camicette di seta e cappotti ricercati sono le armi di una battaglia che non ammette sconfitte (...). Niente può fermare una potenziale dark lady, soprattutto se ha i tratti angelici di Chastain." (Fulvia Caprara, 'La Stampa', 4 febbraio 2016)

"I critici americani ci sono andati a nozze. E si son messi a saltellare compiaciuti sull'albero genealogico: Sidney Lumet, in particolare 'Il principe della città' realizzato nel 1981, e venendo ai nostri giorni James Gray, altro cantore a tinte bigie di New York City. Per il protagonista, quell'Oscar Isaac che già ci folgorò in 'A proposito di Davis' dei fratelli Coen, hanno addirittura scomodato Al Pacino, nello specifico il Michael Corleone del 'Padrino'. Troppa grazia? No. 'A Most Violent Year' (...) merita tutti gli elogi e i paralleli illustri del caso: per quel che fa, e soprattutto per quel che non fa. Da noi tradotto in '1981: Indagine a New York', il titolo originale fa riferimento all'anno statisticamente più violento nella storia della Grande Mela, ma questa denominazione d'origine controllata è parte per il mondo tutto: nella cornice di un thriller raffreddato e infreddolito, il film è un'operetta morale geometrica e raziocinante, qualcosa che sfiora il grottesco giudiziario di Dürrenmatt e rispolvera la sofferenza del giusto di Giobbe. (...) L'Abel Morales di Isaac è un uomo di questa schiatta: vuole rimanere retto, senza ricorrere a mezzucci e violenza, mentre il mondo gli crolla addosso. Chandor avvia in medias res, non sappiamo da dove venga Abel, ma quel nome è garanzia di sciagura: là fuori c'è Caino, forse più d'uno. (...) La ricostruzione è commovente: dalla fotografia trattenuta e fumosa dell'astro nascente Bradford Young alle scenografie di John Goldmsith (...) e i costumi di Kaisa Walicka-Maimone, collaboratrice abituale di Bennett Miller, l'effetto verità è tale da chiederci se sia stato girato nel 2014 o nel 1981. E non è amor di vintage, ma appunto di verità: Chandor affonda la camera nel capitalismo, e si chiede senza infingimenti e cincischiamenti se sia compatibile con la dirittura morale. E non finisce qui: come la mettiamo con la corruzione, che tutto può e tutto fotte? Un buon sinonimo di corruzione, anche nella New York dei primi anni 80, è politica: vi ricorda qualcosa? Non perdetelo, 'A Most Violent Year' è un gioiello." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 4 febbraio 2016)

"Piacerà a coloro che giustamente ritengono che un thriller d'azione è azzeccato quando lo spettatore si identifica facilmente con il personaggio principale. Qui l'immedesimazione è pressoché totale (e come non solidarizzare col coraggioso Morales, l'unico umano tra le belve della giungla d'asfalto?)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 4 febbraio 2016)

"Eccitante, pur se diluito, poliziesco, che racconta con una perfetta ricostruzione d'epoca l'ascesa di un uomo esageratamente fiducioso." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 4 febbraio 2016)
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