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RUSSIA - 2007
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Durante un processo per omicidio, un giurato non in linea con il verdetto di colpevolezza dell'imputato, cerca di convincere gli altri componenti della giuria che il caso non è così semplice da giudicare e che le cose potrebbero essere diverse da come sono state presentate in tribunale.
  • Altri titoli:
    12 Angry Men
    12 razgnevannyh muzhchin
  • Durata: 153'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: SUPER 35 STAMPATO A 35 MM (1:2.35)
  • Produzione: NIKITA MIKHALKOV E LEONID VERESCHAGIN PER THREE T PRODUCTION
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION (2008)
  • Data uscita 27 Giugno 2008

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
12 personaggi, 12 verità: è questo l'incipit della sinossi - riportata sul press-book - di 12, ultimo film del regista russo Nikita Michalkov, già Leone d'Oro alla Mostra nel 1991 con Urga - Territorio d'amore. 12 verità per 12 personaggi, e fin qui concordiamo: a mancare è la tredicesima, quella del film. L'operazione di Michalkov è furba come poche: prendere La parola ai giurati, celebre film di Sidney Lumet, Orso d'Oro a Berlino nel 1957 e tre nominations agli Oscar, e farne il remake, calato nell'hic et nunc russo, che oggi soprattutto agli occhi internazionali significa Cecenia. Non che Michalkov fosse digiuno dell'originale di Lumet: all'Istituto Teatrale Schukin di Mosca aveva messo in scena il testo di Reginald Rose, a cui lo stesso regista americano si era ispirato. Là il cast era di prim'ordine, solo qualche spanna sotto l'inarrivabile Henry Fonda, qui non è da meno, con 12 ottimi interpreti, forse a tratti sopra le righe. Della compagine è lo stesso Michalkov, incline per tradizione al cammeo più o meno dilatato, che qui se ne sta buono per gran parte del film, salvo ritagliarsi un finale auto-celebrativo quanto irritante. Non è la claustrofobia della palestra in cui sono riuniti i giurati a rendere indigesta la visione, bensì la logica sottostante all'operazione: basarsi sulla solidità drammaturgica dell'originale, riprodurla complice la bravura degli interpreti, e inserirvi - anzi, accostarvi/sovrapporvi - il dramma ceceno, con una soluzione paternalistica, che esalta rettitudine e generosità dei russi, in primis il "salvatore" Michalkov, che si prenderà cura del giovane ceceno ingiustamente accusato. Una visione "buonista" atta all'esportazione, gli spettatori non cadano nel tranello.

NOTE

- REMAKE DEL FILM "LA PAROLA AI GIURATI" DI SIDNEY LUMET (1957).

- PRESENTATO IN CONCORSO ALLA 64. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2007).

- CANDIDATO ALL'OSCAR 2008 COME MIGLIOR FILM STRANIERO.

CRITICA

Dalle note di regia: "Il film ci ha fornito un quadro di riferimento per parlare dei timori umani più profondi, dei peccati, della disperazione della solitudine più totale e della vulnerabilità di un essere umano. Abbiamo preso in considerazione una sezione trasversale della società russa contemporanea, per cui il conflitto tra i giurati fuoriesce dalla stanza della giuria e ascende al livello della discussione e della comprensione di chi siamo noi, i russi contemporanei, di quale sia il livello di odio reciproco cui tutti noi siamo giunti e di quanto siano celati al nostro interno, sempre che ci siano, i semplici valori umani dell'umanesimo, dell'equità e dell'obiettività. Per noi questo film è un mezzo per sollevare le stesse 'importanti questioni umane' di cui Dostoevskij, Tolstoj e Cekhov erano tanto infatuati. Ma tutti giungono alla stessa risposta: ogni essere umano non è un mezzo ma un fine."

"'12', il suo film in concorso, ha fatto arricciare il naso ai cine-esperti, che l'hanno definito 'una grande furbata', mentre le anime semplici si sono lasciate folgorare dalle furbate stesse, però scritte, dirette e interpretate con tale sapienza e passione da tenere incollate per ben 153 minuti alla quasi unica scena, una palestra di scuola in pessimo stato in cui 12 uomini, 12 giurati, devono decidere la sorte di un ragazzo ceceno che ha ucciso a coltellate il padre adottivo russo." (Natalia Aspesi, 'la Repubblica', 8 settembre 2007)

"Il nuovo film di Nikita Michalkov, '12' è l'inaspettato remake di un celebre film americano ('La parola ai giurati' di Sidney Lumet, in originale '12 angry men'). Michalkov non faceva un bel film da vent'anni ('Oci ciornie', 1987) e in assoluto non girava un film da 9 ('Il barbiere di Siberia', 1998). '12' è un ritorno alle antiche grandezze, che ti incatena alla sedia per tutti i 153 minuti di proiezione. Michalkov ha fatto proprio l'infallibile meccanismo dell'originale trasformandolo in un duro apologo sulla Russia di oggi. (...) Dal punto di vista drammaturgico il film è un treno, e la pluralità dei punti di vista rende l'apologo assai più sfumato di quanto non appaia a prima vista." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 8 settembre 2007)

"Rispetto a Lumet e al suo corto circuito claustrofobico la macchina da presa si concede scappate dalla palestra di giustizia per offrirsi, nel ricordo e in contrappunto, alle immagini della guerra. La discussione è vivace, drammatica, spettacolare con un continuo gioco al massacro psicologico nel quale entrano i valori, gli odi, i pregiudizi, le debolezze e le convinzioni di ciascuno. Il climax è davvero alla russa, alimentato da un'anima sempre e ancora alla ricerca di qualcosa di travolgente e di trascendente quando il retaggio del vecchio regime grava su uno nuovo gonfio di rovine e di istinti repressivi. Se non fosse per la lunghezza eccessiva che ne rallenta la presa emotiva, '12' rasenterebbe l'opera da mettere in cornice." (Natalino Buzzone, 'Il Secolo XIX', 8 settembre 2007)

"Mikhalkov orchestra la sua folla di cittadini in cerca di vendetta sociale, li provoca e li porta all'esasperazione mentre l'intermittenza delle immagini di guerra apre squarci drammatici. I colori caldi degli interni si gelano nel 'fuori' grigio-azzurro, la neve cade in un fotogramma fisso e ricorrente, dove un punto nero avanza lentamente." (Mariuccia Ciotta, 'Il Manifesto', 8 settembre 2007)

"Nikita Mikhalkov, abile cineasta e, sia detto con rispetto, abile giocoliere di relazioni pubbliche in patria e all'estero, governa da par suo l'acerrimo confronto che deflagra per un'intera notte nella palestra adattata a camera di consiglio: come nel prototipo, così, le argomentazioni sollevate dai (più o meno) bravi cittadini finiscono per riguardare non tanto la plausibilità di condanna o assoluzione, bensì quello che ognuno di loro ha maturato nella mente o nelle viscere. (...) Col suo implacabile crescendo il prudente Nikita realizza un miracolo d'equilibrismo, sforzandosi di comprendere le ragioni dei peraltro sanguinari guerriglieri, senza mancare d'offrire un appiglio alle ragioni del temibile regime putiniano: forse per questo la durata è eccessiva, i distinguo sembrano a tratti spericolati e gli inserti a tutti i costi poetici appesantiscono il già impegnativo tour de force teatrale. Difetti plateali, mitigati dai risvolti ampiamente riusciti: la stupefacente credibilità degli attori (tra cui lo stesso regista) e la spettacolare eloquenza dei flash-back, soprattutto quelli scolpiti nel vivo del carnaio bellico. Il puzzle drammaturgico trova, infatti, le tessere più vivide nell'inestricabile intreccio di torti e ragioni per cui in Russia il risentimento e la disillusione finiscono sempre col minimizzare o rifiutare la naturale freddezza della legge. Persino i dettagli del sistema giuridico locale, grazie alla trascinante vena narrativa di Mikhalkov, concorrono alla fine a dimostrare come la maggior parte dei problemi sviscerati da '12' siano omologhi a quelli dell'Occidente democratico." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 8 settembre 2007)
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