007 - La morte può attendere

Die Another Day

USA, GRAN BRETAGNA - 2002
007 - La morte può attendere
Dalla zona smilitarizzata fra le due Coree passando attraverso Hong Kong, Cuba, Londra e l'Islanda, James Bond segue le tracce di due criminali - Gustav Graves e il suo braccio destro Zao - in possesso di una sconvolgente e misteriosa nuova arma. Nel corso delle indagini Bond si imbatte in due donne: Jinx e Miranda Front. Entrambe avranno un ruolo fondamentale nella sua nuova avventura.
  • Altri titoli:
    Meurs un autre jour
    James Bond 007 - Stirb an einem anderen Tag
    D.A.D.
    James Bond 20
  • Durata: 132'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE, SPIONAGGIO, THRILLER, AVVENTURA
  • Specifiche tecniche: PANAVISION, DELUXE, 35MM (1:2.35)
  • Tratto da: ispirato ai personaggi creati da Ian Fleming.
  • Produzione: DANJAQ PRODUCTIONS, EON PRODUCTIONS LTD., MGM, UNITED ARTISTS
  • Distribuzione: 20TH CENTURY FOX (2003), DVD E BLU-RAY: 20TH CENTURY FOX HOME ENTERTAINMENT (2008)
  • Data uscita 28 Febbraio 2003

CRITICA

"Difficile battere 007, ma è quanto ogni nuovo Bond-film deve fare. Diretto dall'ex-rivelazione di 'Once Were Warriors', il neozelandese Lee Tamahori, 'La morte può attendere' deluderà forse gli ortodossi ma divertirà chi ama il pulp. Il cattivo, coreano, percuote il proprio psicoanalista dentro un punching-ball, cambia letteralmente pelle, tira di scherma, pilota auto-razzo sui ghiacci, non dorme mai. La nuova Bond-girl Halle Berry sfoggia bikini da urlo, si tuffa all'indietro da altezze mozzafiato, insegue elicotteri, sfugge a laser micidiali, precipita nei ghiacci, accoltella le rivali. Infantile, improbabile, turistico, assurdo, con 20 minuti di troppo: eppure non ci si annoia. E il ligneo Pierce Brosnan sfoggia l'ultimo torace villoso del cinema d'azione contemporaneo, globalizzato e depilato". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 28 febbraio 2003)

"Ha quarant'anni e li porta benissimo. Alludiamo al ventesimo episodio della serie cinematografica James Bond, il quarto interpretato da Pierce Brosnan. Il quale da provetto attore shakespeariano è riuscito a far dimenticare i predecessori, a parte il mitico Sean Connery, che resta il primo e l´unico. Pur lavorando di stile e di ironia, Brosnan ha introdotto nel carattere dell'agente speciale più famoso del mondo una nota di maggiore realismo. E infatti in '007: La morte può attendere', per la prima volta troviamo l'eroe in un'emergenza drammatica da cui non ce la farebbe a uscire con le sue sole forze. (?) Si diceva dell'avvio più realistico, maggiormente intonato alla pagina di Ian Fleming, che rappresenta la novità di questo capitolo. Tuttavia è una caratteristica che il film perde strada facendo: se l'avvincente sequenza surfistica iniziale e il duello a fil di lama fra Bond e Graves possono ancora risultare credibili, il resto, in un esplodere di effetti speciali, appartiene al puro gioco di fantasia. Ma è molto divertente, anche perché il neozelandese Lee Tamahori è un cineasta grintoso, dotato di piglio e di grande senso dello spettacolo". (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 26 febbraio 2003)

"(...) A dire il vero, con 007 venni presto a più miti consigli in seguito alla tirata d'orecchi di Fellini, che di fronte a 'Missione Goldfinger' proclamò: 'Questi sono i film che fanno andare avanti il cinema'. È il caso di ripeterlo dopo aver visto il nuovo scatenatissimo episodio, che porta Pierce Brosnan (il migliore dopo Sean Connery) delle prigioni del comunismo asiatico a Hong Kong, da Cuba alla sotterranea di Londra rifugio segreto di Judi Dench capo del contro spionaggio e a un palazzo di ghiaccio situato in Islanda. Qui gli autori giocano a chi le spara più grosse perché fra le altre bizzarrie abbiamo Bond ridotto in prigionia come una specie di Conte di Montecristo, il fellone coreano che dopo una morte apparente e un'operazione di chirurgia estetica si presenta con il volto dell'attore scespiriano Tony Stephens, un duello all'arma bianca fra i due nemici che potrebbe stare in un film di cappa e spada, una superautomobile fornita dall'armiere John Cleese che ha la peculiarità di diventare invisibile, la svettante Halle Berry venere tascabile a mano armata, incidenti e catastrofi ogni minuto. Il tutto conforme alla considerazione di Jan Fleming (1908-1964) che riteneva le sue trame 'Pazzamente oltre il probabile, ma non credo oltre il possibile'. Anche il regista neozelandese Lee Tamahori deve essere convinto, come Fellini, che Bond fa andare avanti il cinema e infatti si prodiga in fantasmagorie visive, raccordi folli e ghiribizzi da film d'avanguardia: professionalmente non ha a da invidiare ai suoi predecessori. E se vi interessa l'opinione di un antibondiano pentito, accantonati i moralismi, posso condensarla in una parola sola: divertentissimo". (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 26 febbraio 2003)

"Sarà che teme la concorrenza del nuovo agente XXX al secolo Vin Diesel, ma 'La morte può attendere' è lo 007 più dinamico e più pirotecnico delle ultime annate, il migliore tra quelli di Brosnan. (...) Il motivo conduttore è una canzone techno di Madonna, che fa un cammeo come maestra d'armi. Simpatico John Cleese nella parte di Q. Fuori luogo, invece, i doppi sensi e le allusioni sessuali. Sarà anche questo uno sforzo per rinnovare il repertorio canonico di Bond, attempatello secondo i gusti adolescenziali della generazione di 'American Pie': così, però, si finisce per confondere 'bondiano' con 'boldiano'". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 1 marzo 2003)
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