¡Viva San Isidro!

ITALIA - 1994
¡Viva San Isidro!
Messico, Sierra Madre. Il paese di San Isidro, fuori dalla giurisdizione delle province limitrofe, deve autogestirsi e "l'alcalde", don Cayetano Altamirano, fatica per dirimere le beghe locali. Orgoglio del paesino è la San Isidro futbol, allenata da Pepe Gongora e capitanata dal goleador Quintino. Alla vigilia di una partita importante, a corto di calce per marcare le linee del campo, la comunità si rivolge al vecchio e scorbutico Alvaro Cristobal, famoso in paese per il suo concime, candido come la neve. Minacciato di embargo sul "metzcal", la sua bibita preferita, Alvaro cede a malincuore. Il fuoriclasse Quintino, però, reduce da una notte d'amore con Maria, la figlia di Pepe, non riesce a toccare palla fino a quando, in seguito a un fallo, cade proprio sulla linea bianca inalando un po' del concime e ritrova miracolosamente l'estro calcistico. Quintino, incuriosito, cerca di farsi svelare da Alvaro il nascondiglio del concime e, così facendo, va a scontrarsi con gli interessi del 'narcos' Etziquio Estevez e dallo spacciatore Catarino. Soltanto l'intervento di padre Pedro, un missionario italiano, potrà rimettere le cose a posto...
  • Altri titoli:
    Viva San Isidro
    Viva San Isidro!
  • Durata: 95'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA
  • Tratto da: romanzo "San Isidro Futbol" di Pino Cacucci
  • Produzione: VITTORIO CECCHI GORI PER CECCHI GORI GROUP, TIGER CINEMATOGRAFICA, MAURIZIO TOTTI PER COLORADO FILM PRODUCTION
  • Distribuzione: CECCHI GORI GROUP (1995) - CECCHI GORI HOME VIDEO

NOTE

- REVISIONE MINISTERO MAGGIO 1995.

CRITICA

"Il soggetto, che parte divertente, si perde in una regia che non tiene i tempi e non chiude un gag in un film che, con la sua esasperata antropologia un po' razzista sui contadini tonti o alcolizzati, finisce per somigliare più che a García Márquez alle gloriose parodie alla messicana dei 'Magnifici 3', Tognazzi, Chiari, Vianello. Peccato che i soldi spesi dalla Colorado, le energie profuse, l'impegno di un divertente libro testimone dal set dell'avvocato Gian Mario Feletti (ancora Granata), la volontà di uscire dai ranghi, tutto rimanga nelle intenzioni. Perché gli stacchi narrativi sono bruschi, alcune parti lente, L'interesse decrescente, il montaggio un po' così. Il calcio, che sembrava al centro della storia, è subito abbandonato, mentre la commedia diventa un'avventura a equivoci. Tutti danno l'aria di agitarsi molto e a vuoto, mentre il volenteroso protagonista Marco Leonardi è doppiato con una voce infantile da Pablito Calvo-Marcellino, Lumi Cavazos fa la bella statuina e don Diego, pur intaccando il suo patrimonio di simpatia, non può ribaltare in un quarto d'ora le sorti di un film che fatica a divertire e nello stesso tempo non sopporta pesi di ideologie, satire o metafore che si bloccano nel gioco di parole di Biancaneve." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 16 aprile 1995)

"Quasi uno scherzo, anche se sorretto, qua e là, da ritrattini felici. Portandolo però sullo schermo l'esordiente Alessandro Cappelletti non è riuscito a dar prova di quel brio di cui una storia così colorata aveva bisogno e si è tenuto, sia pure con diligenza, a modi soprattutto corretti e tranquilli, con scarsa vitalità e quasi nessun estro; in una cornice messicana, oltre a tutto, così scopertamente di maniera da far dubitare in qualche momento perfino della sua autenticità. Gli interpreti si impegnano tutti con diligenza, ma salvo Diego Abatantuono nella parte fugace del missionario di frontiera, non hanno mai molto rilievo nella pellicola. Fra gli interpreti più incisivi della pellicola - comunque - vanno segnalati Marco Leonardi, il quale veste i panni del calciatore stanco che, fiutata la cocaina, diventerà un leone, e la bellissima e provocante Lumi Cavazos, già vista (ed anche molto apprezzata) in 'Come l'acqua per il cioccolato'." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 19 aprile 1995)

"Il tono scanzonato, da apologhetto morale innaffiato di mezcal, dovrebbe fare la forza del film prodotto in un clima festoso da Maurizio Totti. Smaltata come sempre la fotografia di Italo Petriccione, ma purtroppo un'aria da vacanza messicana si impone alla fine sul progetto, mentre gli attori locali la buttano sulla macchietta e la coppia Leonardi-Cavazos replicano stancamente la performance amorosa di 'Come l'acqua per il cioccolato'. Un tempo si rimproverava al giovane cinema italiano di pensare in piccolo, di ambientare le storie in ambienti piccolo borghesi, ma se questa è l'alternativa, beh, ridateci le tanto deprecate due camere e cucina." (Michele Anselmi, 'L'Unità', 15 aprile 1995)
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