È stato il figlio

ITALIA, FRANCIA - 2011
4/5
È stato il figlio
La storia della famiglia Ciraulo, che vive in povertà nel quartiere Zen di Palermo e che perde la figlia più piccola per un proiettile vacante durante una sparatoria criminale. Come risarcimento per la perdita, i Ciraulo ottengono dallo Stato una somma di denaro che investiranno in un'auto di lusso, una Mercedes, che per i Ciraulo diventerà più che il simbolo della ricchezza, il simbolo della Miseria della Ricchezza, strumento di sconfitta e di rovina...
  • Altri titoli:
    It Was the Son
  • Durata: 90'
  • Colore: C
  • Genere: GIALLO
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Tratto da: romanzo omonimo di Roberto Alajmo (ed. Mondadori)
  • Produzione: ALESSANDRA ACCIAI, GIORGIO MAGLIULO, CARLO DEGLI ESPOSTI PER PASSIONE, BABE FILMS, IN COLLABORAZIONE CON RAI CINEMA, PALOMAR, IN ASSOCIAZIONE CON ALETEIA COMMUNICATION, FARO FILM
  • Distribuzione: FANDANGO (2012) - DVD E BLU-RAY: FANDANGO (2013)
  • Data uscita 14 Settembre 2012

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Nella carriera di un artista capita prima o poi il momento del dubbio. E' l'ora in cui l'artefice mette in discussione la propria opera chiedendosi per chi è stata concepita e a cosa serva (sempre che l'arte debba servire a qualcosa). Il più delle volte accade quando all'opera di cui sopra incomincia a stare stretta la bella teca verniciata a nero dove è stata conservata, incontaminata e però inaccessibile al pubblico. Come una musica bellissima che suona muta. Non sappiamo se un simile dilemma abbia attraversato anche Ciprì e Maresco, splendido sodalizio tutto palermitano che ha dato vita negli anni '90 a esperienze della visione uniche e mai sdoganate (Lo zio di Brooklyn, Totò che visse due volte). Sappiamo però che Maresco ha divorziato da Ciprì accusando quest'ultimo di essersi piegato a compromessi commerciali. Il risultato è che il sodalizio oggi non esiste più, Maresco ha scelto di cimentarsi esclusivamente con documentari a scarsa diffusione mentre Ciprì ha proseguito - prima come direttore della fotografia e ora come regista - sulla strada del cinema di finzione ritrovandosi in Concorso a Venezia con una (falsa) opera prima: E' stato il figlio.
I compromessi aiutano, verrebbe da dire. Ma solo se alla parola non si attribuisce alcuna valenza negativa. Si dimentica che il compromesso può essere un'arte, quando si rivela capacità di mediazione, "l'arte di tagliare una torta - diceva Levinson - in modo tale che ciascuno creda di avere avuto la fetta più grossa". Definizione che si confà perfettamente al lavoro di Ciprì. Tratto dal romanzo di Roberto Alajmo, E' stato il figlio, prima ancora che bello, è un film giusto. Giusto per come riesce a traghettare il suo autore verso una fase nuova senza che questo significhi fuga in avanti e oblio del tempo che fu. Giusto per come sa mediare tra l'eredità di un'esperienza ventennale, quella con Maresco, e l'esigenza di guardare avanti, guardare soprattutto al pubblico. Orfano di Maresco il cinema di Ciprì si riscopre popolare ma non si è perciò snaturato o involgarito. Popolare è semmai l'innesto di Eduardo e Totò nella terra sulfurea e disabitata di Cinico TV. E il romanzo, seppur ampiamente trascritto e traviato, ha fornito la colonna vertebrale alla massa molliccia e bubbonica di una prassi che ha vissuto fin qui di fulminanti invenzioni e ultracorpi umani, troppo umani.
Gli eredi dello Zio e di Totò sono attori professionisti (Servillo, Castro) e non. Comunque impagabili. Sanno parlare e hanno lasciato le galline in pace. Ma la loro esistenza non è meno degradante, la loro parola altrettanto priva di senso. Siamo sempre a Palermo anche se è stata ricostruita in Puglia. Una città invisibile, tutta macerie e nuvole, dalle fondamenta che sprofondano nel fango e le colonne che non sanno salire al cielo. Una città senza orizzonte, ostruita dai palazzi, misteriosamente appiattita pure quando guarda al mare. La città della noia, abbrustolita e irrimediabilmente malsana. Ciprì coopta teatro (Scaldati) e pittura (barocca), facce del retromondo e miserie del nostro.
Apprendiamo la storia dei Ciraulo, famiglia che si arrabatta come può vendendo ferri vecchi. Poi il colpo di fortuna: una tragedia. La pallottola vagante di un regolamento di conti tra mafiosi uccide per sbaglio la più piccola del clan, Serenella. Disperazione totale. E speranza. Sì, perché lo Stato deve risarcire. Lo Stato deve pagare le vittime della mafia: denaro sonante. La prospettiva di una vita da signori li spinge a spendere e a spandere, in attesa che i soldi arrivino. Ma questi tardano e i debiti salgono e l'usura s'impenna. Quando finalmente Babbo Natale bussa alla porta, il bel gruzzolo si è assottigliato. E con quello che ne rimane comprano un Mercedes, "simbolo della miseria della ricchezza", dice Ciprì. Segno soprattutto di un'irredimibile, apocalittica, volgarità. L'apocalisse, lo stato della bestia abbandonata dalla consolazione di Dio, un brutto giorno si è abbattuta sulla città-mondo di Palermo e il suo rettilario umano. E' lì. I suoi effetti sotto gli occhi di tutti. Non lontana da noi. Si vive di soldi prestati (o sporchi) e navi arrugginite, saccheggiate, coricate su un fianco, incapaci tanto di rialzarsi quanto di affondare. Altre immagini eidetiche: un televisore eternamente acceso e sempre guasto, che non trasmette nulla. Una sala cinematografica trasformata in bordello: nella cabina del proiezionista dove il piccolo Salvatore di Nuovo Cinema Paradiso scopriva la magia delle immagini ora si pratica la prostituzione. E poi: per i delitti dei molti hanno pagato in pochi, quelli sbagliati. Sicilia, Italia. Alla disperazione non c'è rimedio, ma solo racconto. Un eterno riavvolgimento del nastro, ritorno continuo e ineluttabile al cuore della tragedia. Di nuovo (per Ciprì regista e direttore della fotografia) c'è questa verniciatura seppia su un mondo che sotto-sotto resta bianco e nero: un modo per ricordarci che una volta eravamo vivi. L'inferno dopotutto è questo stato di eterna sospensione. E' rivivere, daccapo, il già vissuto. Un destino al quale Ciprì stesso però sembra non volere sottostare. Il suo film lascia che il passato lo accompagni pur camminando verso il presente. E aspetta di schiantarsi nel mummificato pianeta del cinema italiano come un asteroide. Sarebbe un armageddon felice e insperato. In bocca al lupo.

NOTE

- REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DEL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI-DIREZIONE GENERALE CINEMA E CON IL SOSTEGNO DELL'APULIA FILM COMMISSION.

- PREMIO PER IL MIGLIORE CONTRIBUTO TECNICO, PER LA FOTOGRAFIA, A DANIELE CIPRÌ, PREMIO MARCELLO MASTROIANNI A FABRIZIO FALCO (ANCHE PER "BELLA ADDORMENTATA" DI MARCO BELLOCCHIO), SEGNALAZIONE CINEMA FOR UNICEF ALLA 69. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2012). I GIOVANI GIURATI DEL VITTORIO VENETO FILM FESTIVAL HANNO ASSEGNATO A TONI SERVILLO, PER LA SUA INTERPRETAZIONE, UN'EDIZIONE SPECIALE DEL 'PREMIO 400COLPI'.

- CANDIDATO AL DAVID DI DONATELLO 2013 PER: MIGLIORI SCENOGRAFO E COSTUMISTA.

- CANDIDATO AI NASTRI D'ARGENTO 2013 PER: MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA, SCENOGRAFIA E COSTUMI. FABRIZIO FALCO E MARCO DENTICI SONO STATI CANDIDATI NELLE RISPETTIVE CATEGORIE ANCHE PER "BELLA ADDORMENTATA" DI MARCO BELLOCCHIO.

CRITICA

"In una Puglia travestita da Sicilia, in una Palermo irreale di brutti, sporchi e cattivi, si racconta, in attesa alla Posta, la tragica storia di una famiglia da cinico tv che sogna la ricchezza in Mercedes e offre il sacrificio d'una figlia e un figlio. Ciprì dirige con la stupenda fotografia e la musica di Crivelli eccezionale almeno quanto l'impasto grottesco, in unica dimensione, dei derelitti di un «paese senza», come esce dal volto moralmente tumefatto di Servillo. Non casuali i riferimenti a Germi (Divorzio...) e Monicelli." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 14 settembre 2012)

"Al principio dei 90 la 'Cinico Tv' di Ciprì e Maresco era parsa a molti un'eccentrica satira sull'estrema periferia del Sud. Si è rivelata piuttosto una profezia sul degrado morale del ventennio che sarebbe seguito. Oggi Daniele Ciprì torna al cinema col suo esordio da single, ormai consumato il divorzio da Franco Maresco. 'È stato il figlio' racconta una famiglia di normali mostri, illuminata dall'unica presenza angelica di una figlia, che sparisce subito, uccisa per sbaglio da sicari mafiosi. Nel dolore cupo del lutto, balugina la possibilità di ricevere un lauto risarcimento dallo Stato. L'abbaglio della ricchezza, simbolizzato in una fiammante Mercedes, condurrà i Ciraulo verso altre tragedie. Un bel film, girato con maestria e recitato da un gruppo di attori formidabili, a cominciare dal capo famiglia Toni Servillo. Premiato a Venezia per la fotografia e il miglior attore giovane, Fabrizio Falco, ' È stato il figlio' come 'Bella addormentata' di Bellocchio, cui hanno lavorato gli stessi Ciprì e Falco, testimonia la vitalità del cinema italiano e la sua capacità di affrontare ancora con forza i temi del presente." (Curzio Maltese, 'La Repubblica', 14 settembre 2012)

"Daniele Ciprì e Franco Maresco si sono imposti da tempo nel cinema italiano con film fra il grottesco e il surreale come, specie agli inizi, 'Lo zio di Brooklin' e 'Totò che visse due volte'. Adesso, come si è visto giorni fa alla Mostra di Venezia, Ciprì, si è proposto da solo con questo 'È stato il figlio' uscito ieri nelle nostre sale. (...) Ciprì, a questa storia scopertamente beffarda, ha fatto assistere un vecchio che cela racconta con funzioni quasi di coro greco, mentre nel quartiere si incontrano figure misteriose e simboliche, e l'ha poi risolta con immagini che non si separano mai un solo istante, e sempre molto da vicino, dai singoli personaggi, dipinti sotto feroci accenti caricaturali e studiati in tutti i loro difetti, anche fisiognomici, con pagine durissime ma, pur con tutti i loro graffi, esilaranti. (...) Tutti con facce quasi da Teatro dei Pupi, non ultima quella, volutamente sempre sopra le righe, di Toni Servillo, pronto ad esprimersi in un siciliano così stretto da richiedere i sottotitoli e con una maschera che sa diventare la cifra vera del film: un altro dei suoi tantissimi pregi." ('Il Tempo Roma', 14 settembre 2012)

"Una cultura familiare arcaica, primigenia matrice di mafia, nella cornice postmoderna di una degradata periferia palermitana ritagliata in Puglia. E' notevole il lavoro di adattamento compiuto da Daniele Ciprì per 'E' stato il figlio' (in concorso a Venezia), tratto dal romanzo di Roberto Alajmo (Mondadori). Sullo schermo la tragicommedia è impaginata in un susseguirsi di grotteschi teatrini dell'assurdo, nello stile firmato dei folgoranti quadretti 'Cinico Tv', ma riuscendo a imprimere alla materia un ritmo narrativo omogeneo; e con un inserimento del gioco del «cunto» che, attraverso il dramma dei singoli, ha il compito di rispecchiare la realtà collettiva. (....) Splendida fotografia dello stesso Ciprì (Osella a Venezia), regia e sceneggiatura ben calibrati, uno straordinario Toni Servillo al centro di un bel cast che include il premio Mastroianni Fabrizio Falco." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 14 settembre 2012)

"Unico film italiano in concorso uscito da Venezia con due premi, è il primo titolo di Daniele Ciprì (con Franco Maresco in 'Cinico Tv'). Storia grottesca di una famiglia che lotta per uscire dalla miseria: la risposta siciliana aI «Simpson». Grandioso Toni Servillo." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 14 settembre 2012)

"'E' stato il figlio' di Daniele Ciprì, vincitore dell'Osella per il contributo tecnico e del Premio Mastroianni andato al giovane Fabrizio Falco, mette in scena in maniera grottesca e visionaria, a partire dal romanzo di Roberto Alajmo, la miseria della ricchezza." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 14 settembre 2012)

"Crudele, divertente e amara commedia grottesca dell'esordiente Daniele Cipri, un riuscito mix di umorismo e perfidia. Misericordiosi sottotitoli aiutano la comprensione del dialetto siculo." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 14 settembre 2012)

"Piacerà anche a coloro che finora avevano accuratamente evitato di incontrare un film di Ciprì. La sua cifra rimane sempre il grottesco, ma ora sembra maneggiarlo colla bravura di un vecchio maestro." (Giorgio Carbone, 'Libero', 14 settembre 2012)

"Dopo i passi doppi con Franco Maresco, l'avventura in solitaria di Daniele Ciprì: 'E' stato il figlio', tratto dal romanzo di Roberto Alajmo e disegnato con registro favolistico, tinte nere e gusto tragicomico. (...) Nel cast, il pater familias Toni Servillo e il cantastorie Alfredo Castro, si riflette sull'italica 'miseria della ricchezza', intercettando reminescenze verghiane e attualità da reality televisivo: sono sempre gli evangelici ultimi, questi Ciraulo, ma non saranno mai primi, soprattutto moralmente, perché se le colpe dei padri ricadono sui figli, oggi vale anche il contrario. Italia senza futuro, regista di grande avvenire." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 13 settembre 2012)
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