À l'origine

FRANCIA - 2009
2/5
À l'origine
Un piccolo truffatore che è riuscito a farsi assegnare la direzione di un cantiere autostradale senza averne diritto inizia a frequentare una donna, sindaco di una cittadina attraversata dal tratto di autostrada, che metterà completamente in discussione il suo sistema di vita e tutto quello in cui ha creduto finora.
  • Altri titoli:
    In the Beginning
  • Durata: 155'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: EUROPA CORP., RECTANGLE PRODUCTIONS

RECENSIONE

di Federico Pontiggia

Dopo la positiva accoglienza de Il profeta di Jacques Audiard e, pur in tono minore, Les Herbes Folles di Alain Resnais, in proiezione stampa viene promosso anche il terzo transalpino in concorso a Cannes, A l’origine (In the beginning) del regista corso Xavier Giannoli: ma quanto avra’ pesato la claque francese negli applausi in sala? Anche perche’ l’entusiasmo pare difficilmente giustificato, eccetto per la storia: ispirato a un fatto di cronaca, il film segue la comedie humaine di un criminale di mezza tacca, appena uscito di prigione, che riesce con espedienti truffaldini a rimettere – letteralmente – in cantiere un progetto autostradale abbandonato (causa scarafaggi…). A farne le spese saranno gli abitanti della zona, conquistati da quell’insperata promessa di felicita’, ma soprattutto lui stesso, nom de plume Philippe Miller (Francois Cluzet), progressivamente dilaniato dalla fiducia dei “bifolchi” e dall’amore del sindaco del paese, Stephane (Emmanuelle Devos, brava). 
Con Gerard Depardieu nei panni, larghi, di un compagno di malaffare di Philippe, A l’origine prende dalla cronaca per strizzare l’occhio alla working-fiction del connazionaleLaurent Cantet (Risorse umane, A tempo pieno), il Costa Gavras di Cacciatore di teste e i fratelli Dardenne (protagonisti qui a Cannes di una toccante lezione di cinema): tutti termini di paragone a cui rimane di gran lunga inferiore. Con la crisi economica messa in campo a mo’ di fondale per allodole, ovvero statico corollario, e il ricorso a controproducenti accelerazioni enfatiche (l’affair criminale con Depardieu, l’incidente sul lavoro del giovane Nicolas) o inserti metaforici (la caduta nel fango di Philippe, manco fosse il curato di campagna…), il gia’ non esaltante Giannoli dimostra di credere poco nella parabola del truffatore prodigo, ed e’ un peccato perche’ proprio nell’adesione dura e cruda agli eventi avrebbe trovato, lui e noi, soddisfazione. Viceversa, A l’origine manda fuori giri emozioni posticce e si risolve in una mediocrita’ stilistica che fa venire voglia di leggere gli incartamenti del magistrato, Laurent Leguevaque, che si occupo’ del caso. Per riguadagnare il senso, se non il fascino, di una storia che il cinema di Giannoli male racconta.

NOTE

- IN CONCORSO AL 62. FESTIVAL DI CANNES (2009).

CRITICA

"'A l' origine' ('In principio') di Xavier Giannoli (...) racconta la storia vera di un imbroglione (l'ottimo François Cluzet) che finisce contagiato dalle aspettative di tutta una città in attesa di risollevarsi dalla crisi grazie alla ripresa dei lavori pubblici per un'autostrada. E che diventerà, per merito anche alle proprie qualità truffaldine, «l'uomo della provvidenza» capace di riportare la prosperità economica." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 22 maggio 2009)

"Di sicuro 'A l'origine', ispirato a un fatto realmente accaduto e interpretato da un sommesso, toccante François Cluzet (accanto a lui Emmanuelle Devos, indovinata come sempre, e Gérard Derpardieu nel piccolo ruolo di un losco trafficante), ha impressionato favorevolmente la platea dei critici, che gli hanno tributato un lungo applauso. Storia di fiducia, speranza e disoccupazione, un realismo che può ricordare il cinema sociale dei Dardenne, la desolazione della provincia flagellata da pioggia e mancanza di lavoro, un uomo da poco che scopre valori importanti: il film è tutto questo e, detto in due parole, racconta la storia di un truffatore di mezza tacca che costruisce un'autostrada." (Gloria Satta, 'Il Messaggero', 22 maggio 2009)

"'A l'origine' ('All'inizio') è firmato dal giovane Xavier Giannoli, lo stesso che tre anni fa si affacciò sul concorso di Cannes con il delizioso musicarello 'Quand j'etais chanteur' forte della magnifica interpretazione di Gerard Depardieu. Quest'anno il racconto si fa ancor più sentimentale, con la storia d'amore e menzogne del protagonista, un truffatore di mezza tacca che si finge ingegnere e si impossessa del cantiere di un'autostrada. Il gioco resta in piedi fino a quando l'uomo non incontra una donna, l'amore, e il bisogno di essere sincero, soprattutto con se stesso. Amato dai francesi, meno dagli osservatori stranieri, 'A l'origine' deve comunque fare i conti con gli altri due titoli nazionali: ovvero con il bellissimo 'Il profeta' di Jacques Audiard (al momento, ancora il favorito da molti per la Palma d'oro) e l'assai meno minaccioso 'Les Herbes Folles' di Alain Resnais." (Roberta Ronconi, 'Liberazione', 22 maggio 2009)

"'A l'origine' si accoda, con personalità, alla linea del realismo concreto dei Dardenne, con un'attenzione alla fragilità e alla solitudine di personaggi sfortunati e simulatori che ricorda Cantet, qui anche per l'analogia al tema identità-lavoro di 'A tempo pieno'." (Silvio Danese, 'Quotidiano Nazionale', 22 maggio 2009)

"'A l'origine' si svolge nella stessa zona del passo di Calais già messa in commedia da 'Giù al nord', e come 'Un profeta' racconta una storia di illegalità. In modo speculare: Audiard usa la ragione come microcosmo della società, Giannoli dimostra come le astuzie di un piccolo imbroglione possano far funzionare il capitalismo e il mercato del lavoro in maniera assai più fluida di quanto non accada rispettando le regole." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 22 maggio 2009)

"La cinepresa sta addosso ai personaggi (un po' come nel cinema dei fratelli Dardenne); ma Giannoli supera anche questo, realizzando alcune sequenze "epiche" di bulldozer a grandi macchine al lavoro come non se ne vedevano da tempo. Se risentiremo parlare del film la sera dei palmarès, non ce ne meraviglieremo affatto." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 22 maggio 2009)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy