À l'attaque!

FRANCIA - 2000
À l'attaque!
Due amici sceneggiatori decidono di mettersi alla prova scrivendo un film a sfondo politico. Gli errori, i litigi e le successive riappacificazioni si riflettono nella storia che i due scrivono sulla famiglia Moliterno, coinvolta in una lotta senza quartiere contro una multinazionale che minaccia l'esistenza della loro unica fonte di ricchezza: il garage "Moliterno & Co".
  • Altri titoli:
    Charge!
  • Durata: 90'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: 35 MM DOLBY SRD
  • Produzione: LE STUDIO CANAL + - TF1 FILMS PRODUCTIONS - DIAPHANA FILMS - AGAT FILMS & CIE
  • Distribuzione: ISTITUTO LUCE
  • Data uscita 15 Giugno 2001

CRITICA

"In 'A l'attaque!', la sua consueta compagnia-famiglia mette in scena, nei toni della commedia, a tratti quasi della favola, la battaglia anti-globalizzazione di una famiglia che gestisce un garage". (Curzio Maltese, 'D - Donne', 12 giugno 2001)

"La commedia è umana, politica e marsigliese. Il finale fantasociale ed eroico, quasi satirico. Ma il gusto vero è nella forma a interruzione, che avvicina il film alla lettura di un romanzo e allo studio della sua formazione. Un esperimento umoristico di Guédiguian, autore di grandi film drammatici ('Marius et Jeannette', 'La ville est tranquille'). Buffo e istruttivo". (Silvio Danese, 'Il giorno', 15 giugno 2001)

"Il film nel film è l'idea più vecchia del mondo, eppure 'A l'attaque!' è il miglior Guédiguian dai tempi di 'Marius et Jeannette'. Una commedia anti-globalizzazione con i soliti attori al completo, e in gran forma. Un inno alla vecchia lotta di classe, che nella società post-industriale prosegue come prima, più di prima. Una riflessione sul cinema che predica il diritto-dovere al massimo realismo e alla più totale evasione, anzi dimostra come l'uno sia impensabile senza l'altra. Insomma, un regalo, dove 'Bella ciao' diventa una ninna nanna. E i poveri ricordano ai ricchi che è inutile nascondersi dietro astrazioni: quello che si prendono è molto concreto". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 15 giugno 2001)

"Anche se oggi non va più di moda, Robert è uno dei pochissimi registi che ragionino ancora in termini di lotta di classe; lo fa convinzione, ma prendendo una certa distanza ironica; così si diverte a tracciare personaggi manichei, a contrappuntare l'azione di brani musicali scelti con spirito e a far finire bene ciò che dovrebbe finire bene. Convince meno la parte in cui i due sceneggiatori confrontano i rispettivi punti di vista sulle motivazioni dei personaggi e sulla piega da far prendere agli eventi. Troppo tollerante e un po' logora, la formula del film-nel-film permette di dire e mostrare tutto, senza prendere posizione su a". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 17 giugno 2001)

"Robert Guédiguan descrive con verosimiglianza anche un po' trucibalda una fetta magari circoscritta, molto 'meridionale', molto marsigliese del mondo operaio che, se si toglie il lavoro di qualche regista britannico o irlandese, è il grande assente nel cinema europeo d'oggi. E, nel farlo, non sale in cattedra, non assume un viso di circostanza. Si affida a due sceneggiatori scalcinati che, anche se non saranno premiati, hanno fatto il loro dovere di cineasti: divertire dicendo qualche cosa di non banale". (Francesco Bolzoni,'Avvenire', 15 giugno 2001)
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