...E noi non faremo karakiri

ITALIA - 1981
Il titolo umoristicamente positivo, indica la reazione dei due giovani protagonisti del film di fronte alla logica conclusione che sembrerebbe prospettarsi loro, come uscita di sicurezza dalla tragica solitudine dalla quale non riescono in nessun altro modo ad evadere. Roma: Matteo (Trani) e Serena. Lui aspirante aiuto-regista cinematografico, ingenuo e testardo estensore di fantasiose quanto inutili sceneggiature ("sono proprio un poveraccio!"), di stranissimi soggetti cinematografici (suo ideale è il Caravaggio, geniale ed estroverso personaggio, contestatore del suo tempo); lei; istitutrice di bambini ciechi, che non s'è mai potuta scrollare di dosso le conseguenze delle frustrazioni sentimentali provocate da genitori che mal la tolleravano fin da bambina dal momento che essi l'avevano accolta alla vita con palese rassegnazione (il padre specialmente, che avrebbe voluto un maschio, per farne un campione di boxe che continuasse la gloriosa tradizione di famiglia!), tuttora vittima dello choc a causa della violenza subita all'età di otto anni da parte del portiere di casa, in cui i genitori la lasciavano sempre sola. Nella loro, amicizia spensierata ("Siamo proprio due matti! ... Mi piace questa gabbia di matti!'), hanno in comune il vuoto interiore e la sofferenza di una angosciosa solitudine. Non è sufficiente il loro amore a riempire la vita. Tanto più che Matteo si dimostra, con il passar del tempo, sempre più possessivo e Serena mal sopporta la sua gelosia e le escandescenze nelle quali essa lo fa uscire. Matteo frequenta un gruppo di amici vagamente rivoluzionari, che condividono la mala sorte di forzata emarginazione (siamo nel periodo caldo post sessantottesco), ma da quando ha conosciuto Serena rinuncia volentieri anche a loro per stare con lei. Della brigata fa parte Gigi. Una sera racconta ai due la trama di un film appena visto. Un giovane samurai, costretto a fare karakiri di fronte al principe e a tutti i suoi dignitari, si uccide. Il padre, pure samurai, fa vendetta del figlio: invece di fare karakiri anche lui, uccide principe e dignitari del regno con tutti quelli che gli sono intorno. In fine muoiono tutti, anche il vecchietto: distruzione totale nella rivolta "rivoluzionaria" del solitario contestatore di antichissime tradizioni giapponesi. Dopo tre anni di convivenza, Serena, turbata anche dalla disperazione di Gianni, abbandonato dalla moglie dopo dieci anni di matrimonio, lascia Matteo prima che sia troppo tardi per riuscire a troncare una relazione che potrebbe rischiare di compromettere la sua aspirazione alla completa libertà: "Ho bisogno di sentirmi libera. Non me la sento di legarmi per sempre tutta a lui!". La solitudine trascina Matteo, che si è lasciato andare al suo vecchio vizio del bere, sull'orlo della disperazione. Ma il tempo, anche per lui, è medicina di profonde ferite. I due si ritrovano dopo qualche anno. Gli amici si sono ormai integrati con la vita. Serena è incinta (lei che non voleva "far nascere un figlio in questo mondo violento di morte!") ed aspetta con gioia il frutto di un amore, che, pur non essendo quello di Matteo, verso il quale per altro conserva riconoscenza ed affetto, suscita nel vecchio amico, ormai completamente solo, sincera partecipazione ed entusiasmo, anche perchè lei sta per laurearsi in pedagogia (ormai è donna arrivata "Brava, Serena! Sono contento che sei uscita fuori da tutte le tue angosce e problemi!"), mentre lui, il nostro buon matto, sta per dare finalmente il primo ciak al suo primo film. Che sia la volta buona?... Ma che importa infine?! Rinunciando alla sua idealità, rassegniamoci alla nostra condizione disperata e prediamo dalla vita quel poco che essa ci offre giorno dopo giorno: è l'amara morale della storia! "Fede e magia!", ripete Matteo a se stesso, a Serena e agli spettatori nostalgicamente rimpiangendo "la sicurezza che godevano ai loro tempi i nostri vecchi". Tuttavia... noi faremo karakiri!

CAST

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