... E di Shaul e dei sicari sulle vie da Damasco

ITALIA - 1973
Transfuga dalla sua patria, detenuto dai romani in custodia militaris publica, Paolo di Tarso rievoca conversando coi giovani le peripezie della sua vita. Diventato, da persecutore dei cristiani, seguace del Cristo, Paolo ha percorso, per annunziare il vangelo alle genti, ottomila chilometri a piedi, novemila sul mare; ha conosciuto espulsioni e lapidazioni; si è scontrato con le gerarchie civili e religiose e con l'incomprensione di parte dei suoi stessi seguaci; si è dovuto guardare dall'insidia del pugnale zelota (la temibile sica, nascosta sotto il mantello); ha dovuto lottare contro il fanatismo e gli eccessi di zelo. Per averlo esercitato egli stesso, Paolo conosce il fanatismo. D'altra parte, la sua illuminazione profetica, come la stessa predicazione del Cristo, sono avvenute in un'epoca dilaniata dai settarismi: tra le violenze contro i circoncisi all'epoca della forzata ellenizzazione voluta da Antioco Epifane e la rovinosa sommossa contro i romani (incirconcisi) che si chiude col suicidio collettivo di Jotapate, al quale sfugge solo lo storico Flavio Giuseppe.
  • Durata: 117'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA EASTMANCOLOR
  • Produzione: LA VIA DA DAMASCO CINEMATOGRAFICA
  • Distribuzione: INC

CRITICA

Interpretazione "marxista" della figura di San Paolo - sviluppata con un linguaggio "a strappi" e per simbolismi e allegorie - il film è una intellettualistica contaminazione di testi scritturali e di opinioni del regista, tese a dimostrare comunque, ma soprattutto travisando la figura e il messaggio di Paolo, l'inutilità della testimonianza cristiana cosiddetta "passiva" ai fini del rinnovamento dell'uomo e del mondo." (Segnalazioni Cinematografiche, Vol. 78, 1975).
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