Bianco, Rosso e Verdone

ITALIA - 1980
Bianco, Rosso e Verdone
E' tempo di elezioni politiche e gli elettori, che per ragioni di lavoro hanno lasciato il loro comune di residenza, vi ritornano per votare. Da Monaco di Baviera parte, con la sua auto sportiva, il materano Pasquale, che, sposato con una tedesca e costretto a subire la sua orrenda cucina, già pregusta una rimpatriata coi fiocchi. Da Torino parte per Roma, con i due figli e la moglie Magda, una donna piemontese, l'insopportabile Furio, un ometto pignolo e senza fantasia, abituato a programmare al secondo tanto un viaggio in auto, quanto la vita propria e quella dei familiari. Da Verona, dov'è andato a prendere sua nonna - una donna obesa, piena d'acciacchi, ma ricca di humour - rientra nella capitale Mimmo, un giovanottone ingenuo con il cervello di un bambino. Durante il viaggio, Pasquale viene sistematicamente spogliato di tutto - radio, regali, auto - per cui, arrivato il momento di votare, saprà soltanto sfogare la sua rabbia con le parolacce. Furio, invece, sarà a tal punto riuscito a stancare la moglie con la sua pignoleria, da farle accettare la corte di uno sconosciuto e fuggire con lui. Mimmo, infine, avrà un'infelice avventura con una prostituta d'albergo, e, soprattutto, farà tanto arrabbiare la nonna con le sue esagerate e sciocche premure, da provocare la sua morte.
  • Durata: 116'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: PANORAMICO, EASTMANCOLOR
  • Produzione: MEDUSA DISTRIBUZIONE
  • Distribuzione: MEDUSA DISTRIBUZIONE (1981)

NOTE

- NASTRO D'ARGENTO 1981 COME MIGLIORE ATTORE (CARLO VERDONE) E A LELLA FABRIZI COME MIGLIORE ATTRICE ESORDIENTE (EX AEQUO CON CARLA FRACCI).

CRITICA

"Interpretati tutti e tre dallo stesso Verdone, essi rivelano l'attento spirito di osservazione dell'attore regista, la sua originalità di interpretare, pur con gli evidenti riferimenti a Sordi, la sua abilità nel miscelare il grottesco, la comicità, la farsa, con un'ombra di sotterranea malinconia, che dà alle sue macchiette consistenza e verità umane." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 91, 1981).

"Verdone non lascia, raddoppia, e si ripete: nella volgarità romanesca e nella scelta del materiale narrativo. Ma lo fa piacevolmente senza sbarcare mai nella scurrilità della battutaccia e della parolaccia." (Laura e Morando Morandini, 'Telesette').

"Anche se non privo di alcuni momenti godibili, il film non riesce a superare i limiti, già affiorati nell'opera precedente di questo giovane autore; limiti che angora legano Verdone al breve 'sketch' televisivo che lo ha rivelato al pubblico e nell'ambito del quale sta forse ancora la sua giusta collocazione. In altri termini, il grande schermo non sembra giovare molto alla resa della sua espressività, che viene sacrificata e finisce per perdersi nella dimensione e nella struttura stessa di un lungometraggio, quando non viene addirittura messa in ombra dalla personalità di altri interpreti, come è il caso di Lella Fabrizi, sorella del più noto Aldo, riuscitissima attrice nei panni della nonna di Mimmo." (Carlo Tagliabue, "La Rivista del Cinematografo", 6, 1981)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy