'71

GRAN BRETAGNA - 2014
'71
Belfast, 1971. Mentre la città è sempre più in subbuglio per il conflitto anglo-irlandese, il Soldato semplice Gary Hook, giovane recluta inglese, viene accidentalmente abbandonato dalla sua unità dopo una terribile rissa. Rimasto solo e incapace di distinguere gli amici dai nemici, Gary dovrà affrontare un'odissea piena di incertezze, paura e disperazione per superare la notte e ritrovare la strada per mettersi in salvo.
  • Durata: 99'
  • Colore: C
  • Genere: THRILLER
  • Specifiche tecniche: HAWK SCOPE, DCP
  • Produzione: CRAB APPLE FILMS, WARP FILMS, FILM4, BFI, SCREEN YORKSHIRE, CREATIVE SCOTLAND
  • Distribuzione: GOOD FILMS (2015)

TRAILER

NOTE

- MENZIONE SPECIALE DELLA GIURIA ECUMENICA AL 64. FESTIVAL DI BERLINO (2014).

CRITICA

"(...) film d'esordio dell'inglese Yann Demange, bella riflessione sulla follia della violenza, ambientata all'inizio (il 1971) della guerra fratricida che insanguinò l'Irlanda del Nord negli anni Settanta e Ottanta. Protagonista del film, il giovane soldato Gary Hook (un convincente Jack O'Connell), quintessenza del personaggio senza radici e senza storia (...) costretto a fare i conti con la crudeltà del mondo e degli uomini e a diventare adulto nel modo più traumatico possibile. Il tema non è certo nuovo e proprio il cinema inglese ce ne aveva dato qualche bella rappresentazione ('Gioventù, amore e rabbia' di Tony Richardson o, in negativo, 'Sabato sera, domenica mattina' di Karel Reisz) ma Demange e il suo sceneggiatore Gregory Burke hanno il coraggio di ambientare questa «presa di coscienza» all'interno del sanguinoso conflitto che oppose protestanti e cattolici (e diverse fazioni di cattolici tra di loro), scegliendo come location la città simbolo di quello scontro, Belfast, e colorando in questo modo il percorso del protagonista con una serie di notazioni tutt'altro che scontate o superficiali. (...) Sapientemente costruito con una serie di continui colpi di scena, dove entrano in gioco tutti i diversi «attori» sul campo (tra cui l'indimenticabile apparizione di un ragazzino protestante), e racchiuso nell'arco sostanziale di una notte, il film porta lo spettatore dentro un conflitto che insanguinò Irlanda e Gran Bretagna per più di un ventennio senza cercare colpevoli o capri espiatori ma, piuttosto, sforzandosi di raccontare la follia di uno scontro dove, fin dalle sue origini, sembrava che tutti combattessero contro tutti. Ecco allora che la disperata fuga per la vita di Gary Hook diventa una specie di metafora di un mondo che ha perso ogni certezza e dove la cosa che sembra contare meno è la vita degli altri. (...) un mondo senza pietà né umanità, dove l'odio cancella tutto, vite umane comprese." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 6 luglio 2015)

"Ecco un film che, in questa estate migliore del previsto, vale la pena di scoprire. (...) è a suo modo un esempio di cinema politico: perché rimanda a tanti altri conflitti in atto nel mondo col relativo indotto di menzogne, equivoci a sofferenze per la popolazione civile (più volte, nel film, a fare le spese della guerriglia sono ragazzini). Lo sguardo che focalizza gli eventi lascia poco spazio all'ottimismo: se i character secondari variano dal corrotto al caritatevole (...), l'enfasi è posta sulla prevaricazione e sulla dissimmetria dei rapporti tra chi comanda e chi esegue, subendoli, gli ordini. Però quel che rende peculiare ''71' è la scelta dell'esordiente Yann Demange (...) di trattare la materia narrativa nei modi di un film di genere: un survival pieno di suspense che catapulta lo spettatore al centro dell'azione facendogli provare un'irresistibile identificazione col protagonista, braccato e in difficoltà a capire da dove arrivi il pericolo per la sua vita. Si potrebbe pensare che, dato il soggetto, la cosa sia fin troppo facile; e lo proverebbe la mobilità della macchina da presa incollata al soldato, per restituirne il tumulto fisico e psicologico, lo smarrimento, la paura. Certo, tecniche come la cinepresa a spalla, la steadycam o altre simili, se usate con sapienza, hanno buon gioco nell'indurci a condividere la sorte e i sentimenti di un personaggio in pericolo. Il film, però, non si accontenta di questo. Via via che l'azione si sviluppa lo spettatore è introdotto - assieme a Hook - a una molteplicità di comportamenti e punti di vista che rendono palpabile la complessità e i lati oscuri del conflitto irlandese; più ancora, forse, di quanto apparisse nei film sullo stesso tema di Ken Loach, Jim Sheridan o Paul Greengrass (e stiamo parlando, comunque, di ottimi titoli). Perfette l'aderenza al ruolo e l'interpretazione di Jack O'Connell. Del suo Hook la sceneggiatura non svela, volutamente, granché (...); e tuttavia riesce a farcelo sentire familiare e affine più di tanti altri di cui il cinema ci illustra minuziosamente sentimenti e psicologie." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 9 luglio 2015)

"Film d'esordio molto interessante sia per qualità formale che per ottica di approccio (...). Nella fotografia virata sull'ocra di Tat Radcliffe, la scena urbana assume il rilievo di una scenografia teatrale dall'atmosfera onirica e allucinata; mentre lo sceneggiatore Gregory Burke intreccia su passo drammaturgico da tragedia elisabettiana lo scontro fra le fazioni in lotta, senza prender posizione ma badando a far emergere in seno a ogni frangia il complesso nodo di contraddizioni, violenze e doppi giochi. Noto finora per i suoi lavori tv, il francese Yann Demange dirige il tutto con tensione, rigore ed encomiabile essenzialità." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 9 luglio 2015)

"(...) un film teso, solidissimo ed emozionante, che guarda a viso scoperto la già corposa filmografia sull'IRA e dintorni aggiungendo quella giusta distanza da rendere universale il proprio racconto. (...) da non perdere e guardare tutto d'un fiato." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 9 luglio 2015)

"Yann Demange, autore che dopo molta fiction televisiva e un documentario esordisce con il film a soggetto ''71', è uno di quei registi che evidentemente ama mettere tutte le cose al loro posto prima di intraprendere un viaggio. Almeno sembra a giudicare dalla sua opera prima, ambientata come evidenzia il titolo nel 1971, nella Belfast martoriata da una guerra sanguinosa che rammenta ai nostalgici degli anni Settanta quanto uomini e donne fossero anche allora pezzi di carne da sacrificare per cause insensate. (...) il film è ben realizzato, un po' come quelle partenze intelligenti che, però, conducono in una località piuttosto nota e affollata." (Mazzino Montinari, 'Il Manifesto', 9 luglio 2015)

"Piacerà a chi riuscirà ad apprezzare il modo nuovo con cui l'esordiente regista ha accostato un conflitto anche troppe volte affrontato dal cinema. A differenza di altri cineasti (Ken Loach e Jim Sheridan in anni recenti) il regista non prende partito. Qui non ci sono buoni e cattivi. O meglio i cattivi sono la maggior parte (da un lato e dall'altro della barricata). E il buono è uno solo (il ragazzo)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 9 luglio 2015)

"Avvincente dramma sulla sopravvivenza, ambientato, come fa intendere l'ermetico titolo, in un periodo contrassegnato da una odiosa guerra fratricida. (...) Le troppe scene buie e le facce tutte uguali, cadenzate da una musica ansiogena, non agevolano la comprensione." (Massimo Bertarelli, , 'Il Giornale', 9 luglio 2015)
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