Saw: Legacy

Il franchise si autoinfligge ferite dolorose e mortali. E' arrivato il momento di chiudere

27 ottobre 2017
1,5/5
Saw: Legacy

Che ormai, una volta giunti all’ottavo capitolo, le idee vengano meno e il lancio di un nuovo episodio si ponga soltanto quale obiettivo l’incasso campando di rendita grazie al successo straordinario riscosso dal primo capitolo, film che ha consacrato James Wan tra le nuove leve del new-horror, sembra ovvio. Ma riceverne la conferma è sempre mortificante. Purtroppo Saw:Legacy dei fratelli Spierig non apporta nulla di nuovo a quanto già visto. Anzi, tra rimandi e riesumazioni di personaggi giustificate da banali quanto terribilmente prevedibili confutazioni, il franchise de “L’enigmista” sembra stavolta autoinfliggersi tagli e ferite dolorose, che facilmente verranno avvertite dai fans della prima ora.

Dopo una serie di omicidi che portano il marchio di Jigsaw, le forze dell’ordine si trovano a dare la caccia ad un uomo che credevano morto da più di dieci anni. John Kramer è veramente tornato o è solo un inganno?

 

Purtroppo (si perdoni lo spoiler) Kramer è tornato e stavolta sotto forma di purificatore e redentore. Le vittime per aver salva la vita dovranno ricorrere alla confessione. Ecco dunque Jigsaw mutare da giudice moralista a figura clericale, che giudica le azioni altrui condannandole con la pena (di morte). Si torna sul luogo del primo incontro e i rimandi al primo capitolo si susseguono per l’intera durata del girato. Non sono neppure le artificiose torture a sorprendere (abbiam visto di meglio!) e il cast, eccezion fatta per il buon Tobin Bell (John Kramer), funziona poco o niente rendendo il film ancor più noioso e, francamente, inutile. Possa la coppia Wan-Whannell perdonarli… e che la confessione abbia inizio allora!

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